Proteste
Colline lucchesi protagoniste nella guida Slow Wine
Produttori e bottiglie in grande spolvero a Montecatini E le aziende premiate sono tutte sostenibili
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LUCCA. Le Colline Lucchesi sono state protagoniste della più grande degustazione dell'anno, quella che si è tenuta alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme ed ha accompagnato la presentazione della guida 2018 di Slow Wine.
Tra le migliori 500 cantine italiane, ben sette rappresentavano il nostro territorio. Con una particolarità: le aziende premiate quest'anno da Slow Food raccontano storie di viticoltura sostenibile. Ben sei (in ordine alfabetico Calafata, Fabbrica di San Martino, Podere Concori, Tenuta di Valgiano, Tenuta Lenzini e Valle del Sole) fanno parte della rete LuccaBioDinamica, mentre la settima (il Calamaio) è condotta in regime biologico certificato.
«Credo che sulle Colline Lucchesi si stia realizzando una viticultura “in prospettiva”, e con questo concetto intendo dire che qua si vede già quello che dovrà diventare la viticoltura a livello nazionale, cioè un'attività che parta dalla salubrità e della vita del suolo, e non sia focalizzata solo sull'attività di trasformazione dell'uva in cantina» spiega al Tirreno Fabio Pracchia, che è vice curatore della guida ed al tema ha dedicato anche il libro “I sapori del vino” (Slow Food Editore).
Secondo Pracchia, si tratta di un elemento essenziale «per riuscire a produrre vini strettamente legati al territorio di provenienza», che a Lucca è facilitato dalla presenza di una «sacca di rivolta biodinamica, che in qualche modo ha gettato un sasso nel panorama enologico italiano che risulta leggermanete stantio, a causa di una normativa, legata al concetto di denominazione d'origine, che appare troppo legata alla produzione industriale del vino».
Paradossalmente, oggi diventa una ricchezza per le Colline lucchesi essere una denominazione marginale, che «ha reso possibile una libertà produttiva altrove impossibile -sottolinea Pracchia-: Slow Wine ogni anno visita tutte le cantine, e si è così resa conto che in questo piccolo territorio sta nascendo una viticoltura moderna ed esemplare per tutta l'Italia».
La guida Slow Wine 2018 ha premiato con la Chiocciola, il massimo riconoscimento, Fabbrica di San Martino, Podere Concori e Tenuta di Valgiano.
Tre conferme, come anche la "bottiglia" (premia la qualità media dei vini assaggiati) per la cooperativa agricola e sociale Calafata. Tra le bottiglie, il riconoscimento di “Vino Slow” è andato a due bianchi e a tre rossi del territorio: Fabbrica di San Martino Bianco 2015, Gronda 2016 di Calafata, Colline Lucchesi Palistorti 2015 di Tenuta di Valgiano, Vigna Piezza di Podere Concori e Antenato 2015 del Calamaio.
Sono stati premiati come “vino quotidiano”, invece, il Linchetto 2016 di Valle del Sole e il Casa e Chiesa 2015 di Tenuta Lenzini. Ad un altro vino dell'azienda di Gragnano, La Sirah 2013, sono andate invece le “Quattro Viti” dell'Associazione Italiana Sommelier: sabato 21 ottobre, così, la Lucca del vino sarà protagonista a Milano alla presentazione della “Guida Vitae” 2018.
Luca Martinelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Tra le migliori 500 cantine italiane, ben sette rappresentavano il nostro territorio. Con una particolarità: le aziende premiate quest'anno da Slow Food raccontano storie di viticoltura sostenibile. Ben sei (in ordine alfabetico Calafata, Fabbrica di San Martino, Podere Concori, Tenuta di Valgiano, Tenuta Lenzini e Valle del Sole) fanno parte della rete LuccaBioDinamica, mentre la settima (il Calamaio) è condotta in regime biologico certificato.
«Credo che sulle Colline Lucchesi si stia realizzando una viticultura “in prospettiva”, e con questo concetto intendo dire che qua si vede già quello che dovrà diventare la viticoltura a livello nazionale, cioè un'attività che parta dalla salubrità e della vita del suolo, e non sia focalizzata solo sull'attività di trasformazione dell'uva in cantina» spiega al Tirreno Fabio Pracchia, che è vice curatore della guida ed al tema ha dedicato anche il libro “I sapori del vino” (Slow Food Editore).
Secondo Pracchia, si tratta di un elemento essenziale «per riuscire a produrre vini strettamente legati al territorio di provenienza», che a Lucca è facilitato dalla presenza di una «sacca di rivolta biodinamica, che in qualche modo ha gettato un sasso nel panorama enologico italiano che risulta leggermanete stantio, a causa di una normativa, legata al concetto di denominazione d'origine, che appare troppo legata alla produzione industriale del vino».
Paradossalmente, oggi diventa una ricchezza per le Colline lucchesi essere una denominazione marginale, che «ha reso possibile una libertà produttiva altrove impossibile -sottolinea Pracchia-: Slow Wine ogni anno visita tutte le cantine, e si è così resa conto che in questo piccolo territorio sta nascendo una viticoltura moderna ed esemplare per tutta l'Italia».
La guida Slow Wine 2018 ha premiato con la Chiocciola, il massimo riconoscimento, Fabbrica di San Martino, Podere Concori e Tenuta di Valgiano.
Tre conferme, come anche la "bottiglia" (premia la qualità media dei vini assaggiati) per la cooperativa agricola e sociale Calafata. Tra le bottiglie, il riconoscimento di “Vino Slow” è andato a due bianchi e a tre rossi del territorio: Fabbrica di San Martino Bianco 2015, Gronda 2016 di Calafata, Colline Lucchesi Palistorti 2015 di Tenuta di Valgiano, Vigna Piezza di Podere Concori e Antenato 2015 del Calamaio.
Sono stati premiati come “vino quotidiano”, invece, il Linchetto 2016 di Valle del Sole e il Casa e Chiesa 2015 di Tenuta Lenzini. Ad un altro vino dell'azienda di Gragnano, La Sirah 2013, sono andate invece le “Quattro Viti” dell'Associazione Italiana Sommelier: sabato 21 ottobre, così, la Lucca del vino sarà protagonista a Milano alla presentazione della “Guida Vitae” 2018.
Luca Martinelli
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