Il Tirreno

Lucca

Gestione migranti bocciata a metà

di Marco Tirinnanzi
Gestione migranti bocciata a metà

Il comitato di San Concordio ha condotto la ricerca su 40 profughi ospitati in quindici strutture

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LUCCA. Un'associazione si è interrogata sulla situazione in cui vivono 40 richiedenti asilo in 15 strutture sparse tra Lucca, Capannori, Media Valle e Garfagnana, su una “popolazione” complessiva di 150 individui. Ne è venuta fuori un'indagine indipendente, elaborata dal comitato iniziativa popolare San Concordio che, sulla scorta della convenzione stipulata a inizio dello scorso anno dalla Prefettura con le strutture di accoglienza, ha tracciato un bilancio sulla prospettiva d'inserimento del campione, direttamente interessato dalle 24 domande del questionario.

«L'idea del progetto nasce da un impegno maturato due anni fa - spiega Simone Bracciali del comitato San Concordio - quando, alla tensostruttura della Tagliate abbiamo cominciato a fare lezione di italiano ai migranti. Il rapporto è continuato, anche dopo il loro trasferimento dal centro della Croce Rossa. Tre di loro ci hanno raccontato la loro storia, partite tutte dalla Libia: di lì alla volta dell'Italia, fino all'arrivo in Lucchesia».

L'inchiesta è consistita nel sottoporre ai richiedenti asilo quesiti a risposta numerica, riguardanti, nella totalità, la gestione delle strutture ricettive ospitanti: cambio della biancheria, spesa alimentare, sostegno medico e supporto di un avvocato.

«Oltre il 50% ha dato un punteggio insufficiente - precisa Bracciali -, il 42.8% sta nella media e solo il 13,5% ha dato un buon risultato. La spesa, spesso, viene fatta dagli stessi migranti con carta prepagata, i quali lamentano la scarsità di denaro per l'acquisto di cibo. Le pulizie invece, le fanno direttamente loro e i letti capita che vengano cambiati una volta al mese. Un 42% inoltre non ha mai ricevuto scarpe e il 21% ha avuto vestiti in una occasione. Grave anche la questione igienica: il sapone per lavarsi è stato consegnato, nel 37% dei casi, solo all'arrivo».

L'aspetto medico e il sostegno psicologico però sono i due punti sui cui Bracciali riscontra più carenze. «Le visite da parte di personale sanitario sono pressoché assenti: anche la possibilità di vedere un avvocato non viene sfruttata. I corsi d'italiano ci sono, ma non sono certificati, e per raggiungerli i ragazzi, sono costretti, a loro spese, a prendere i mezzi pubblici».

Una certezza arriva, per tutti gli intervistati, dal ricevere la diaria per le piccole spese giornaliere. «I ragazzi usufruiscono del pocket money - puntualizza il referente del comitato -: la cifra si attesta intorno ai 2,5 euro al giorno, anche se qualcosa viene sottratto per spese, come il wi-fi. È pratica comune, poi, chiedere agli ospiti di effettuare lavori ‘volontari’ quali imbiancatura e giardinaggio. In due casi abbiamo riscontrato anche pagamenti in nero, con i richiedenti asilo che lamentavano una lunga attesa per la riscossione degli importi».

Simone Bracciali non esclude poi un incontro con la Prefettura per la presentazione del dossier. «Da parte nostra il dialogo è aperto - afferma -. È chiaro che la situazione non è delle migliori: serve che la convenzione sia più precisa, ci sono troppe zone d'ombra. Il gestore prende spesso 25 euro a migrante e una parte di essi non risulta fornire servizi corrispondenti all’importo percepito. I tempi di permanenza per i richiedenti asilo poi sono lunghi: si parla anche di due anni. Forse, estromettendo il privato, e con l'impegno diretto del settore pubblico la situazione cambierebbe».

Intanto, per sollecitare un dibattito sul tema, il comitato propone un incontro collettivo. «Domani, alle ore 21.30 alla biblioteca popolare di San Concordio presenteremo al pubblico i risultati del questionario: vogliamo creare una comunità che s'informi e non alimenti il clima d'odio che già c'è».

Altro servizio a pag. 9

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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