Attenzione
«Vogliamo disegnare la città del futuro»
«Che città vogliamo da qui ai prossimi dieci, quindici, venti anni? Il punto è proprio questo. La partita che ci troviamo ad affrontare non è solo questione di regole e moratorie, ma la volontà di...
2 MINUTI DI LETTURA
«Che città vogliamo da qui ai prossimi dieci, quindici, venti anni? Il punto è proprio questo. La partita che ci troviamo ad affrontare non è solo questione di regole e moratorie, ma la volontà di tracciare una linea chiara, profonda e decisa che ci porti a vivere in un certo tipo di città». Così commenta il sindaco Alessandro Tambellini la direzione presa verso la moratoria di bar, paninoteche, ristoranti e minimarket in centro.
«Lo dico con grande convinzione - dice ancroa tambellini -: Lucca vuole lanciare la volata per la salvaguardia, la valorizzazione e la rivalutazione del centro storico e vuole diventare un modello per tutti gli altri centri storici di piccole e medie dimensioni d'Italia che si trovano ad affrontare la stessa nostra situazione. Sono ancora molti i piccoli commercianti che operano nel comune di Lucca. Sono imprese di quel terziario dei servizi che muove l’economia. Negli ultimi decenni, anche per la pressione della grande distribuzione, sono scomparsi centinaia di negozi. Desertificando intere zone del centro storico e delle periferie, nella crisi di quell’economia di prossimità fondata sulla densità delle città. Grazie alla deregulation i piccoli esercizi sono aumentati ma, paradossalmente, hanno provocato l’impoverimento generalizzato delle attività e la chiusura di botteghe che hanno fatto la storia di Lucca e che, in parte, ne hanno determinato le fortune. Botteghe che ancora oggi rappresentano l’identità stessa dei lucchesi. Abbiamo deciso di scrivere all'Anci nazionale, perché vogliamo essere noi, proprio noi amministratori, a disegnare la città in cui operiamo e viviamo, a tutelare ciò che di caratteristico ci ha sempre contraddistinto, a permettere al nostro centro di tornare ad essere vivo e vissuto, a dimensione ideale non solo per i turisti, ma soprattutto per i lucchesi e, quindi, per i suoi cittadini.
Mille motivi per rilanciare la città: dal centro ai quartieri, fino ai paesi, che, insieme, fanno l’unicità e la bellezza del nostro territorio».
«Lo dico con grande convinzione - dice ancroa tambellini -: Lucca vuole lanciare la volata per la salvaguardia, la valorizzazione e la rivalutazione del centro storico e vuole diventare un modello per tutti gli altri centri storici di piccole e medie dimensioni d'Italia che si trovano ad affrontare la stessa nostra situazione. Sono ancora molti i piccoli commercianti che operano nel comune di Lucca. Sono imprese di quel terziario dei servizi che muove l’economia. Negli ultimi decenni, anche per la pressione della grande distribuzione, sono scomparsi centinaia di negozi. Desertificando intere zone del centro storico e delle periferie, nella crisi di quell’economia di prossimità fondata sulla densità delle città. Grazie alla deregulation i piccoli esercizi sono aumentati ma, paradossalmente, hanno provocato l’impoverimento generalizzato delle attività e la chiusura di botteghe che hanno fatto la storia di Lucca e che, in parte, ne hanno determinato le fortune. Botteghe che ancora oggi rappresentano l’identità stessa dei lucchesi. Abbiamo deciso di scrivere all'Anci nazionale, perché vogliamo essere noi, proprio noi amministratori, a disegnare la città in cui operiamo e viviamo, a tutelare ciò che di caratteristico ci ha sempre contraddistinto, a permettere al nostro centro di tornare ad essere vivo e vissuto, a dimensione ideale non solo per i turisti, ma soprattutto per i lucchesi e, quindi, per i suoi cittadini.
Mille motivi per rilanciare la città: dal centro ai quartieri, fino ai paesi, che, insieme, fanno l’unicità e la bellezza del nostro territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google