Il Tirreno

Lucca

Mercanti: avanti con lo stop ai ristoranti

Mercanti: avanti con lo stop ai ristoranti

L’assessore conferma di voler estendere e rafforzare la moratoria contro la «svalutazione del commercio tradizionale»

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LUCCA. «Dobbiamo mettere un freno al moltiplicarsi di bar e ristoranti, ai fast food, ai dehor attrezzati e sempre più invadenti, ai tavolini e ai gazebo. E stop anche ai minimarket. Un fiorire selvaggio di attività che ha portato, soprattutto negli ultimi anni, ad una vera e propria svalutazione del commercio tradizionale, quello che ha sempre rappresentato l'anima della nostra città, a Lucca come in molte altre città italiane. Pensiamo a Firenze, Venezia, Bergamo. Di qui la necessità, sempre più impellente, di ampliare la moratoria che l’amministrazione Tambelini, per prima in Italia, ha voluto applicare per limitare il numero degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande». L’assessore alle attività produttive Valentina Mercanti conferma ufficialmente quanto anticipato dal Tirreno: stop alle aperture non soltanto per bar e paninoteche ma anche per ristoranti e minimarket in centro.

Mercanti vede il futuro della città legata al futuro armonico del commercio ed è per questo che intende rafforzare l’impegno dell’amministrazione comunale per raccogliere il sasso lanciato nello stagno dell’immobilismo dal decreto Franceschini, che, in controtendenza con la generale liberalizzazione, restituisce ai sindaci la possibilità di regolamentare il piccolo commercio nei centri di particolare pregio storico e artistico.

Giunta e assessore hanno in mente numerose iniziative da realizzare con i commercianti lucchesi e con le associazioni che li rappresentano. Iniziative che si accompagnano a quelle già intraprese più o meno recentemente, come tutta la miriade di manifestazioni che sono organizzate direttamente dal Comune o che beneficiano del patrocinio e del contributo dell’amministrazione di Palazzo Orsetti.

Un elenco lunghissimo, che va dalle Notti Bianche a Photolux, da Verdemura e Murabilia, fino ai Comics e al Summer Festival e che, oltre a produrre reddito nel breve e brevissimo tempo, costituiscono gli elementi di forza del pacchetto di offerta che Lucca mette a disposizione del turismo nazionale e internazionale e che è destinato a produrre benessere anche e soprattutto a medio e lungo termine. Il tutto, senza che i principali beneficiari, e cioè i commercianti stessi, siano chiamati a intervenire con proprie risorse economiche. E ciò, da qualche tempo, nonostante l’introduzione di nuove condizioni – con oneri pesantissimi - per garantire la sicurezza pubblica.

«In effetti – sottolinea l’assessore comunale alle Attività Produttive – la condivisione di intenti e, quando occorresse, anche di un maggiore impegno del sistema commerciale della nostra città a favore di progetti che alla fine si riverberano positivamente in primis sulla categoria mercantile, serve a costruire una massa critica che ci consentirà di godere del consenso necessario per sostenere, ad esempio, attraverso l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), l’attribuzione ai sindaci, da parte del governo, di strumenti idonei a introdurre limitazioni per tutelare il commercio di qualità.

«Insomma – afferma Valentina Mercanti – quello che ho in mente di fare, nell’esercizio delle mie deleghe, è di raggiungere accordi sempre più stretti con gli esercenti e con le categorie economiche, in modo da non essere più soli, né loro, né noi. Insieme potremo parlare di piano delle funzioni per il centro, i quartieri e i paesi, di regole per garantire la qualità di esercizi pubblici e ristoranti ed anche per abbattere alcuni tabù che non servono a nessuno, come per esempio una maggiore apertura riguardo alla sosta nel centro storico in particolari periodi dell’anno e secondo orari compatibili con un sistema di mobilità sostenibile e di sicurezza ambientale. Mi hanno raccontato – conclude l’assessore – che circa quarant’anni fa, in consiglio comunale, sedeva il professor Francesco Giovannini, il quale, oltre a essere un politico di ampie vedute, era anche uno storico e un intellettuale di prim’ordine che si batteva perché la città non diventasse un enorme fast food: facciamo attenzione – diceva – affinché fra 20 o 30 anni Lucca non finisca per puzzare di pizza».



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