Il Tirreno

Lucca

«Così aiuto i genitori nel loro splendido lavoro»

di FLAVIA PICCINNI
«Così aiuto i genitori nel loro splendido lavoro»

Originaria della Garfagnana, ha studiato a Siena e lavorato in Irlanda Poi la scoperta dell’“Università delle mamme” di Anna Borgia D’Oriano

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«Ho quarantasei anni, un figlio di nove e uno di sette anni. Sono nata e cresciuta, prima di tre sorelle, in una piccola frazione di Piazza al Serchio, in Garfagnana, dove ho frequentato le scuole dalle materne alle medie. Sono sempre vissuta in casa con i miei nonni, nella natura, e i miei ricordi sono tutti scanditi da giornate fuori, nei campi, e poi merende semplici, e tante cose adesso abbastanza difficili da vivere anche per chi continua ad abitare in Garfagnana. Ho avuto un’infanzia felice, ed è qualcosa che manca molto ai miei bambini, anche se forse loro non lo possono capire appieno». A parlare è una cascata di riccioli scuri che incorniciano due occhi buoni. A parlare, con una voce che richiama la Garfagnana e la sua terra in ogni singola parola, è Mariella Ferri, che adesso vive a Lucca, e che negli anni ha girato il mondo.

«Ho avuto una formazione di tipo scientifico – mi racconta -, mi sono laureata in scienze economiche e bancarie a Siena, ma ho sempre nutrito interesse nei confronti della lettura improntata allo sviluppo psicologico infantile e adolescenziale. Dopo la laurea, era la fine degli anni Novanta, sono andata a Dublino, dove ho vissuto per circa quattro anni lavorando in una multinazionale. Eppure mi mancava qualcosa. Sognavo di diventare mamma e quando ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito, Piero, un torinese doc, la mia vita ha preso una nuova dimensione. Potevo andare a lavorare a Padova, ma decisi di lasciare la multinazionale per un impiego analogo a Montecatini. Dopo due anni, quando anche mio marito Piero è tornato in Italia, dovevamo scegliere che fare. E abbiamo deciso di trasferirci a Lucca, un buon compromesso fra Bologna, dove lui lavora, e la Garfagnana dove abitano i miei genitori. Da allora sono passati undici anni».

Mariella si ferma, prende un piccolo quaderno dalla borsa: ha dita lunghe e affusolate. «Non per questo però – puntualizza - ho accantonato il mio lavoro: sono una mamma che lavora e sono felicissima di farlo. Ogni giorno provo a insegnare ai miei figli l’educazione, l’unico strumento valido per poter fare nella propria vita la scelta migliore». Il viso di Raffaella si scioglie in un sorriso, e mi racconta di quando, una manciata di anni fa, parlando con un’amica venne a sapere dell’Università delle Mamme. Mi racconta che si tratta di un’associazione culturale nata a Firenze nel 2000 per iniziativa della psicopedagogista Anna Borgia D’Oriano. «Il fine – mi spiega – è quello di dare informazione e formazione ai genitori, impegnati e interessati ad assolvere in modo consapevole il delicato e complesso compito di educatori, in collaborazione con altre realtà locali impegnate nella tutela e nella salvaguardia dei bisogni e dei diritti dei bambini e delle famiglie. Ci rivolgiamo sia ai padri sia alle madri, e la scelta di chiamarla delle Mamme nasce per iniziativa della Presidente Anna Borgia: spesso le donne casalinghe che fanno le mamme full time, se interrogate rispetto a cosa si occupano, la maggior parte delle volte dicono niente. Come se fare la mamma fosse cosa da poco».

L’iniziativa – che risponde in qualche modo all’ipermedicalizzazione della maternità tornando ad antichi principi – ha sede anche a Pieve a Nievole, Firenze e Pisa. «A volte i genitori si sentono soli. Io, per esempio, mi ero appena trasferita a Lucca, non conoscevo praticamente nessuno, e mio marito trascorreva, come fa ancora adesso, cinque giorni la settimana fuori città per motivi di lavoro. I lucchesi forse non lo sanno, ma è difficilissimo farsi delle amicizie in città». Che Lucca, circolo chiuso e benedetto, sia difficilmente permeabile alle vite di chi qui non è nato e cresciuto è cosa nota. «Fare nuove amicizie – continua Mariella – con altri genitori è praticamente impossibile fino a quando i bambini non vanno a scuola. Eppure mi rendevo sempre più conto che la maternità è qualcosa da vivere in modo allargato, non in solitudine. Mi piaceva l’idea di approdare ad una educazione condivisa, al confronto con altri genitori con i miei medesimi problemi, all’approfondimento di tematiche infantili con esperti che potessero guidare e chiarire i miei dubbi, e quelli di mamme come me».

Così Mariella incontra, nell’ottobre di due anni fa, Anna Borgia e la convince a portare la sua iniziativa a Lucca. «Il nostro obiettivo era quello di trasformare l’educazione da preoccupazione a sana occupazione, mettendo insieme genitori, nonni e famiglie per creare uno spazio di confronto e di condivisione. Lucca recepisce in modo alterno. Ma è solo questione di tempo, perché il ruolo dei genitori, dei padri che devono e vogliono riappropriarsi del proprio ruolo, e quello delle mamme che hanno bisogno di essere supportate a recuperare o raggiungere un proprio equilibrio fra la spinta alla realizzazione personale e professionale e la cura della famiglia, sono questioni centrali. Riguardano tutti noi. Ogni giorno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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