Il Tirreno

Lucca

«C’è chi esulta per un’occasione persa»

«C’è chi esulta per un’occasione persa»

L’ex amministratore delegato Eugenio Baronti commenta il fallimento della Società Aeroporto

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CAPANNORI . Esultanza fuori luogo, secondo l’ex amministratore delegato della società Eugenio Baronti, quella manifestata da più parti per il fallimento dell’aeroporto di Tassignano.

«I grandi e acuti politici dell’opposizione di centro destra capannorese esultano per il fallimento dell’aeroporto, evviva – esordisce Baronti – adesso si rischia davvero di ritornare al passato, a un aeroporto statale, quindi pubblico, che potrebbe anche essere concesso a uso e consumo, quasi esclusivo, alle associazioni per fini sportivi, ricreativi e per il divertimento domenicale di qualcuno con la passione del volo, senza nessuna ricaduta e beneficio per il territorio. Tralascio, per amor di patria, alcune monumentali sciocchezze dette e scritte. Cito solo quella degna del migliore Totò, che in un famoso film, vendette la Fontana di Trevi a uno straniero, perché anche noi, secondo qualcuno, dovevamo fare altrettanto: valutare se era più conveniente mettere all’asta l’aeroporto per ricavare di più di quello che veniva offerto dal concordato, ignorando che tutte le strutture aeroportuali sono e resteranno di proprietà del demanio dello Stato in gestione a Enac e che la società Aeroporto le aveva solo in concessione totale. In pochi si sono informati su cosa è cresciuto in questi anni attorno all’aeroporto, le potenzialità e la qualità di quella rete di collaborazioni consolidate. Un’esperienza ormai consolidata che ha tra i fondatori e sostenitori il Dipartimento di ingegneria civile e industriale sezione aerospaziale dell’Università di Pisa. Da questo incontro interdisciplinare di mondi, esperienze e competenze diverse sono nati e sono in fase di realizzazione progetti di ricerca finanziati da fondi europei, regionali o da altri enti. L’aeroporto è già oggi un centro di competenza e un riferimento nazionale della formazione nell’ambito dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. In questi giorni stavamo lavorando per preparare i locali per ospitare un laboratorio di ricerca del Cnr di Pisa per un progetto sulla qualità dell’aria legato al nostro territorio. C’erano accordi, convenzioni e manifestazioni d’interesse, c’erano tutte le competenze e le professionalità per fare nell’aeroporto un qualificato centro per l’aerospazio e la robotica a livello regionale che avrebbe avuto, nel giro di qualche anno, una ricaduta occupazionale importante e soprattutto avrebbe creato lavoro qualificato. Tutto questo non è piovuto per caso su Capannori, è stato il frutto di un lungo paziente lavoro che ha dovuto superare molti ostacoli e tanta, troppa, indifferenza, soprattutto da parte della politica e delle istituzioni lucchesi, eccezion fatta per il Comune di Capannori lasciato però completamente solo e con una maggioranza che certo non ha brillato per entusiasmo».

«Qualcuno può obiettare – riprende l’ex Ad – perché se c’è tutto questo non è partito prima il progetto? Molti si dimenticano che viviamo in un Paese dove a noi, che ci siamo finalmente riusciti, ci sono voluti 4 anni per ottenere la concessione totale, precondizione per qualsivoglia progetto di sviluppo. Una concessione perseguita da almeno 30 anni da tutti i gestori pubblici e privati che si sono succeduti. Poi ci sono voluti sette mesi per avere il verbale di consegna, e poi oltre 2 milioni di euro ereditati dalle precedenti gestioni che hanno pesato come un macigno fino a schiacciarci. Infine, per concludere, quella che per me è la madre di tutti i problemi: in questi ultimi anni, si sono moltiplicati nella politica i distruttori, gli interdittori, gli urlatori, gli ignoranti che parlano a vanvera senza informarsi, quelli sempre pronti a criticare e sentenziare ma mai disposti a metterci la propria faccia a rimboccarsi le maniche, e questo continuo declino del Paese è il risultato di tutto questo e, probabilmente, è quello che ci meritiamo. Abbiamo fatto come quel contadino che dopo avere seminato il campo lo ara di nuovo perché, impaziente, non ha voglia di aspettare i tempi lunghi del raccolto».

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