Proteste
«Continuava a colpirmi, non finiva mai»
Pedinata col Gps nascosto e stuprata dal suo ex: in tribunale il drammatico racconto della giovane vittima lucchese
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LUCCA. In quel parcheggio credeva di aver trovato la salvezza, ma si era sbagliata. Non sapeva che il suo stalker le aveva piazzato sull’auto un localizzatore: «Avevo gli occhi chiusi, ho sentito la portiera che si apriva, ho cercato di trattenerla... Lui era lì. Mi ha gettata sul sedile del passeggero, cercavo di urlare, ha cominciato a colpirmi, sulla testa, sul viso...». Con voce flebile ma ferma, quei momenti terribili li ha dovuti rivivere una seconda volta. Ieri mattina, nell’aula del tribunale di Pistoia, dove ha preso il via il processo al suo aggressore, un 55enne personal trainer di Buggiano che, da quando lei aveva deciso di troncare la loro relazione non aveva smesso di tormentarla. Nemmeno dopo due arresti. Ora l’uomo è in carcere, accusato di violenza sessuale. Vittima, una giovane donna della Lucchesia, 33 anni, ora residente in Valdelsa dai genitori, dove si era rifugiata dopo l’inizio della persecuzione dell’ex.
Rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuseppe Grieco, sotto lo sguardo impassibile dell’imputato, la ragazza ha raccontato ciò che era avvenuto quella notte fra il 31 marzo e il primo aprile scorsi nel parcheggio di un pub fra Masotti e Serravalle. E quello che aveva dovuto subire nei mesi precedenti, dopo che a fine agosto 2016 aveva deciso di mettere fine alla relazione con quell’uomo. Pedinamenti, aggressioni, minacce... E denunce da parte di lei. Che avevano portato a un primo arresto il 4 ottobre 2016, quando la Polstrada trovò sull’auto della donna un primo gps con cui lui riusciva a seguirne gli spostamenti. A fine dicembre, dopo la scarcerazione, di nuovo le manette: nonostante l’obbligo di non avvicinarsi la ragazza se l’era prima ritrovato nel garage e poi l’uomo l’aveva bloccata per strada spaccandole il finestrino dell’auto. La paura era tornata nei giorni precedenti la violenza sessuale, quando la ragazza si era accorta di essere seguita da un’auto nera, avvistata più volte nei giorni precedenti: «Ho cercato di convincermi che era paranoia. Il 31 sono andata a Pistoia, e ho fatto dei giri, per essere sicura di non essere seguita. Ma quando sono uscita, era parcheggiata due auto più in là».
La ragazza era talmente scossa che non riusciva a guidare. E i ha aspettato da un amico fin verso mezzanotte prima di rimettersi alla guida. Evitando i caselli dell’autostrada, dove l’ex avrebbe potuto aspettarla. Così ha imboccato la Lucchese, ma una volta a Masotti non ce l’ha fatta più a continuare. «Avevo bisogno di accostarmi, non ce la facevo a tenere l’auto. Conoscevo quel locale. Aveva un parcheggio appartato, che non si vede dalla strada principale. Se lui passava non mi avrebbe vista. Mi sono fermata, ho chiuso gli occhi, mi sono appoggiata respirando a fondo. Poi ho sentito lo sportello che si apriva. Era lui. Mi ha buttato sul sedile del passeggero ed è cominciata la violenza. Ho cercato di urlare, gli tiravo dei colpi perché si fermasse. Ma mi colpiva sul viso, diceva che se non stavo ferma mi ammazzava. Mi sono ritrovata sul sedile posteriore. Incastrata, non riuscivo a muovermi. Ero tutta gonfia in viso, non ci sentivo più, continuava a colpirmi in testa. Non so dire per quanto tempo, non finiva mai...».
Dopo la violenza, le minacce. L’uomo aveva seguito la ragazza fino a casa, per assicurarsi che non andasse dai carabinieri. E poi si era ripreso il gps da sotto il cofano. Solo allora lei aveva capito che quella notte non avrebbe avuto scampo. Ma minacce o no, con il volto tumefatto, poche ore dopo era andata al pronto soccorso. E il suo aggressore era stato arrestato dai carabinieri.
Massimo Donati
Rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuseppe Grieco, sotto lo sguardo impassibile dell’imputato, la ragazza ha raccontato ciò che era avvenuto quella notte fra il 31 marzo e il primo aprile scorsi nel parcheggio di un pub fra Masotti e Serravalle. E quello che aveva dovuto subire nei mesi precedenti, dopo che a fine agosto 2016 aveva deciso di mettere fine alla relazione con quell’uomo. Pedinamenti, aggressioni, minacce... E denunce da parte di lei. Che avevano portato a un primo arresto il 4 ottobre 2016, quando la Polstrada trovò sull’auto della donna un primo gps con cui lui riusciva a seguirne gli spostamenti. A fine dicembre, dopo la scarcerazione, di nuovo le manette: nonostante l’obbligo di non avvicinarsi la ragazza se l’era prima ritrovato nel garage e poi l’uomo l’aveva bloccata per strada spaccandole il finestrino dell’auto. La paura era tornata nei giorni precedenti la violenza sessuale, quando la ragazza si era accorta di essere seguita da un’auto nera, avvistata più volte nei giorni precedenti: «Ho cercato di convincermi che era paranoia. Il 31 sono andata a Pistoia, e ho fatto dei giri, per essere sicura di non essere seguita. Ma quando sono uscita, era parcheggiata due auto più in là».
La ragazza era talmente scossa che non riusciva a guidare. E i ha aspettato da un amico fin verso mezzanotte prima di rimettersi alla guida. Evitando i caselli dell’autostrada, dove l’ex avrebbe potuto aspettarla. Così ha imboccato la Lucchese, ma una volta a Masotti non ce l’ha fatta più a continuare. «Avevo bisogno di accostarmi, non ce la facevo a tenere l’auto. Conoscevo quel locale. Aveva un parcheggio appartato, che non si vede dalla strada principale. Se lui passava non mi avrebbe vista. Mi sono fermata, ho chiuso gli occhi, mi sono appoggiata respirando a fondo. Poi ho sentito lo sportello che si apriva. Era lui. Mi ha buttato sul sedile del passeggero ed è cominciata la violenza. Ho cercato di urlare, gli tiravo dei colpi perché si fermasse. Ma mi colpiva sul viso, diceva che se non stavo ferma mi ammazzava. Mi sono ritrovata sul sedile posteriore. Incastrata, non riuscivo a muovermi. Ero tutta gonfia in viso, non ci sentivo più, continuava a colpirmi in testa. Non so dire per quanto tempo, non finiva mai...».
Dopo la violenza, le minacce. L’uomo aveva seguito la ragazza fino a casa, per assicurarsi che non andasse dai carabinieri. E poi si era ripreso il gps da sotto il cofano. Solo allora lei aveva capito che quella notte non avrebbe avuto scampo. Ma minacce o no, con il volto tumefatto, poche ore dopo era andata al pronto soccorso. E il suo aggressore era stato arrestato dai carabinieri.
Massimo Donati
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