Il Tirreno

Lucca

Un rapinatore armato tenta la rapina alle poste

di Flavia Barsotti
Un rapinatore armato tenta la rapina alle poste

Con il volto coperto e un trincetto in mano entra nell’ufficio di Ponte a Moriano Ma le casse temporizzate sono chiuse e l’impiegato lo convince a desistere 

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LUCCA. Il volto coperto da un casco integrale nero, in pugno il trincetto dalla lama appuntita tirata fuori fino in fondo e una sola richiesta: i soldi. È entrato così, ieri intorno all’ora di pranzo, il rapinatore solitario che ha preso di mira l’ufficio postale di Ponte a Moriano, deciso a far fruttare quel colpo più denaro possibile. Un piano efficace e ben congeniato solo nella sua mente che si è rivelato fallace sotto tutti i punti di vista, tanto che il malvivente non ha potuto far altro che andarsene così come era arrivato.

In una mano, soltanto quel trincetto che, secondo il suo progetto, avrebbe dovuto spaventare le persone presenti nell’ufficio, e nell’altra, nemmeno l’ombra del bottino che il rapinatore avrebbe sperato di portarsi via. A farlo desistere, con tutta probabilità, la freddezza del dipendente della filiale di Poste Italiane che, senza lasciarsi intimorire, ha tenuto testa all’uomo che, in piedi di fronte a lui, gli puntava contro quell’arma affilata.

Vista la facilità con cui il malvivente ha rinunciato a portare a termine il colpo, davanti al diniego dell’impiegato, viene da pensare che possa trattarsi di un rapinatore improvvisato che mai avrebbe immaginato di dover fare i conti con questo imprevisto.

Tutto ha avuto inizio intorno alle 13, quando un uomo dal volto nascosto dietro a un casco integrale scuro con la visiera abbassata, entra nell’ufficio postale di Ponte a Moriano. Con passo spedito si dirige verso uno degli sportelli dietro al quale sta lavorando un dipendente. In quel momento, complici l’ora di pranzo e la chiusura imminente, non ci sono clienti in sala. Nessuno può lanciare l’allarme e chiedere aiuto quando il rapinatore e l’impiegato si ritrovano faccia a faccia. A separarli, la lama di quel trincetto che il malfattore punta contro la sua vittima per intimorirla.

Sono attimi di paura, in cui il dipendente non perde la calma. Fissa il ladro: forse ha anche il tempo di cercare, al di là della visiera, quegli occhi spietati che vogliono solo una cosa. Ma resta saldo, impassibile. Il bandito gli chiede i soldi, probabilmente più di una volta. «Non ce ne sono!», risponde deciso l’impiegato. E in effetti, a quell’ora, le casse temporizzate si sono appena chiuse. Poche parole, ma secche, che infrangono il piano del rapinatore. È questione di secondi. Pochi istanti, sufficienti a destabilizzare quell’uomo armato. Difficile dire cosa gli passi per la testa, certo è che non ha fatto i conti quell’eventualità. Tanto basta per spiazzare il malfattore e convincerlo a mollare. Il rapinatore indietreggia, fa qualche passo e se ne va, fuggendo a mani vuote. A quel punto, viene dato l’allarme. Sul posto, sopraggiungono i carabinieri della stazione di Ponte a Moriano e le volanti della squadra mobile per raccogliere elementi utili all’indagine. Al vaglio anche le telecamere di sorveglianza dell’ufficio postale per individuare il responsabile del gesto.

Dalla descrizione del dipendente di Poste Italiane, l’uomo in fuga dovrebbe essere alto circa un metro e novanta, ma il fatto che abbia agito con il volto coperto, non consente, al momento, di poter contare su ulteriori dettagli. Gli inquirenti sono al lavoro anche per capire se, all’esterno, ci fosse un complice a fare da palo, ma al momento l’ipotesi più accreditata è che il rapinatore abbia fatto tutto da solo.

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