Il dolore
Giudici durissimi: «Piano inadeguato»
di Luca Cinotti
Le sentenza che ha decretato il fallimento boccia l’ipotesi di una nuova società con Sigma: «Progetti vaghi e ipotetici»
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LUCCA. Un piano inadeguato, insufficiente a garantire un futuro all’aeroporto di Tassignano e ai suoi creditori. Per questo il tribunale di Lucca ha deciso il fallimento della società di proprietà del Comune di Capannori. La sentenza è stata depositata ieri mattina, ma già dal giorno precedente - come anticipato dal Tirreno - si era capito che la proposta di concordato preventivo avrebbe avuto vita breve.
I giudici sono partiti da un paio di dati. Da una parte il progetto di dare ossigeno alla società con l’apporto di 294.000 euro da parte del Comune di Capannori (ora socio al 90%) e di 306.000 euro da parte di Sigma Ingegneria, che così avrebbe acquisito il 51% delle azioni. Dall’altra il passivo totale, arrivato a oltre 2.600.000 euro.
Il tribunale ha innanzitutto stigmatizzato il fatto che questa operazione finanziaria prevedesse l’alterazione delle ripartizioni fra i vari tipi di creditori. Altra eccezione formale, quella sulla mancata transazione fiscale su Iva e ritenute.
Ma sono le due questioni di merito che mirano dritto al centro del problema. Innanzitutto viene fatto notare che sulle spalle di chi ha presentato la richiesta di concordato gravava un onere pesante: dimostrare che il progetto per l’aeroporto potesse avere successo. Si ricorda, nella sentenza, che la società Aeroporto di Capannori, costituita nel 2001 con l’80% pubblico e il 20% privato, dopo neanche dieci anni aveva già perso l’intero capitale sociale. Nel 2011, dunque, vi fu una ricapitalizzazione che portò il Comune al 90%. «La totale proprietà pubblica - scrivono i giudici - non ha avuto l’effetto sperato, portando dopo nemmeno sei anni nuovamente alla totale perdita del capitale sociale, e causando l’attuale gravoso indebitamento, cosicché l’attestatore avrebbe dovuto spiegare le ragioni per cui dovrebbe ritenersi che il terzo tentativo, con una compagine pubblico/privata in quote pressoché uguali, otterrà risultati migliori: tale onere non è stato minimamente assolto». Non è bastato, infatti, il business plan redatto da Paolo Bigongiari, che la società non ha sottoposto «alla minima verifica o analisi critica. Si tratta di un documento interessante quanto generico, nel quale il redattore, dopo aver ipotizzato le possibili iniziative, conclude “ritenendo che tutto quanto sopra possa creare una infrastruttura dove possano nascere e crescere progetti industriali mirati a una economia circolare” e prosegue ipotizzando, con proiezione a quattro anni, un futuro stato patrimoniale e un futuro conto economico. Non vi è però in tutto questo nulla di concreto, le possibili iniziative imprenditoriali restano vaghe e ipotetiche e non vi è nessuna concreta proposta né alcun impegno giuridicamente valutabile da parte di chicchessia». Nel ricorso non si risponde nemmeno, secondo i giudici, a un’altra domanda fondamentale: se fosse cioè più conveniente mettere all’asta il complesso aziendale o andare avanti con il piano concordatario, tenendo conto di rischi e benefici di questa seconda alternativa. Secondo la sentenza, il documento presentato dalla società si limita a considerare «improbabile» la possibilità di cessione dell’azienda. Proprio per tutto questo il piano viene considerato non idoneo dal punto di vista della fattibilità economica.
Il presidente del collegio Giulio Giuntoli ha nominato giudice delegato Giacomo Lucente, mentre curatore sarà Mario Margara di Pietrasanta. L’esame dello stato passivo è stato fissato per il 29 maggio del prossimo anno alle 11.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I giudici sono partiti da un paio di dati. Da una parte il progetto di dare ossigeno alla società con l’apporto di 294.000 euro da parte del Comune di Capannori (ora socio al 90%) e di 306.000 euro da parte di Sigma Ingegneria, che così avrebbe acquisito il 51% delle azioni. Dall’altra il passivo totale, arrivato a oltre 2.600.000 euro.
Il tribunale ha innanzitutto stigmatizzato il fatto che questa operazione finanziaria prevedesse l’alterazione delle ripartizioni fra i vari tipi di creditori. Altra eccezione formale, quella sulla mancata transazione fiscale su Iva e ritenute.
Ma sono le due questioni di merito che mirano dritto al centro del problema. Innanzitutto viene fatto notare che sulle spalle di chi ha presentato la richiesta di concordato gravava un onere pesante: dimostrare che il progetto per l’aeroporto potesse avere successo. Si ricorda, nella sentenza, che la società Aeroporto di Capannori, costituita nel 2001 con l’80% pubblico e il 20% privato, dopo neanche dieci anni aveva già perso l’intero capitale sociale. Nel 2011, dunque, vi fu una ricapitalizzazione che portò il Comune al 90%. «La totale proprietà pubblica - scrivono i giudici - non ha avuto l’effetto sperato, portando dopo nemmeno sei anni nuovamente alla totale perdita del capitale sociale, e causando l’attuale gravoso indebitamento, cosicché l’attestatore avrebbe dovuto spiegare le ragioni per cui dovrebbe ritenersi che il terzo tentativo, con una compagine pubblico/privata in quote pressoché uguali, otterrà risultati migliori: tale onere non è stato minimamente assolto». Non è bastato, infatti, il business plan redatto da Paolo Bigongiari, che la società non ha sottoposto «alla minima verifica o analisi critica. Si tratta di un documento interessante quanto generico, nel quale il redattore, dopo aver ipotizzato le possibili iniziative, conclude “ritenendo che tutto quanto sopra possa creare una infrastruttura dove possano nascere e crescere progetti industriali mirati a una economia circolare” e prosegue ipotizzando, con proiezione a quattro anni, un futuro stato patrimoniale e un futuro conto economico. Non vi è però in tutto questo nulla di concreto, le possibili iniziative imprenditoriali restano vaghe e ipotetiche e non vi è nessuna concreta proposta né alcun impegno giuridicamente valutabile da parte di chicchessia». Nel ricorso non si risponde nemmeno, secondo i giudici, a un’altra domanda fondamentale: se fosse cioè più conveniente mettere all’asta il complesso aziendale o andare avanti con il piano concordatario, tenendo conto di rischi e benefici di questa seconda alternativa. Secondo la sentenza, il documento presentato dalla società si limita a considerare «improbabile» la possibilità di cessione dell’azienda. Proprio per tutto questo il piano viene considerato non idoneo dal punto di vista della fattibilità economica.
Il presidente del collegio Giulio Giuntoli ha nominato giudice delegato Giacomo Lucente, mentre curatore sarà Mario Margara di Pietrasanta. L’esame dello stato passivo è stato fissato per il 29 maggio del prossimo anno alle 11.
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