Sicurezza
Un progetto per la cartiera abbandonata
di Luca Cinotti
Chiesta l’autorizzazione paesaggistica per il rudere all’interno di porta San Jacopo
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LUCCA. Qualcosa si comincia a muovere per l’ex cartiera Calamai di piazza Varanini, subito dentro porta San Jacopo, uno dei “relitti” del centro storico. La proprietà - che fa capo alla famiglia Pasquini della Lucart - ha recentemente depositato in Comune una domanda di autorizzazione paesaggistica per un intervento che, si legge nell’oggetto della pratica, mira alla “ristrutturazione edilizia” dell’immobile.
Siamo, tuttavia, ancora ai passi preliminari. Per questo Antonio Pasquini, contattato dal Tirreno, ci va con i piedi di piombo: «Qualche cosa cerchiamo di fare, ma la consegna di questi documenti è solo l’inizio di un iter». Certo è che l’immobile ha bisogno di una ristrutturazione completa. L’anno scorso alcuni calcinacci caddero sulle macchine parcheggiate a fianco dell’edifico e prontamente la proprietà si occupò della messa in sicurezza. Ma riportare ad antico splendore l’antica cartiera è certo un altro paio di maniche.
La destinazione potrebbe essere “composita”. Il regolamento urbanistico in vigore (in attesa del nuovo piano operativo) prevede l’adozione di un piano di recupero, che consentirà sia la destinazione alberghiera che quella residenziale. Al piano terra, poi, sono ammesse anche le destinazioni commerciali e direzionali.
Sempre il regolamento urbanistico dispone che l’intervento porti alla demolizione dei volumi “incongrui” fra l’edificio e la scarpata interna delle Mura. Questi volumi potranno poi essere recuperati nella ristrutturazione.
Queste previsioni risalgono, tuttavia, a un periodo assai remoto. Quando, in particolare, i Pasquini possedevano sia la cartiera Calamai che quella, più grande, supra il fosso all’inizio di via Buiamonti. Gli imprenditori del cartario avevano un piano ben preciso per quell’area: realizzare un albergo che avrebbe cambiato completamente l’aspetto della zona. Si doveva unire le due costruzioni con un collegamento pensile, che garantisse comunque un passaggio pedonale fra i due edifici. In contemporanea, abbattendo i manufatti lungo le Mura, sarebbe stata ripristinata la viabilità di collegamento fra via Buiamonti e piazza Varanini.
I Pasquini avevano anche un accordo con un’importante catena alberghiera italiana, che avrebbe gestito la struttura. La pratica, però, si arenò nell’ambito dei Prusst (i piani urbanistici a indirizzo sostenibile) e nel frattempo cambio anche l’aria del mercato: c’era meno spazio e meno potenzialità per strutture come quella immaginata dentro porta San Jacopo. Così i Pasquini decisero di vendere a un fondo immobiliare la parte principale del complesso, tenendosi la più piccola cartiera Calamai. Che, intanto, si è trovata un vicino scomodo: l’isola interrata per i rifiuti. Proprio dove - secondo l’idea della proprietà - dovrebbe nascere l’ingresso al complesso recuperato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Siamo, tuttavia, ancora ai passi preliminari. Per questo Antonio Pasquini, contattato dal Tirreno, ci va con i piedi di piombo: «Qualche cosa cerchiamo di fare, ma la consegna di questi documenti è solo l’inizio di un iter». Certo è che l’immobile ha bisogno di una ristrutturazione completa. L’anno scorso alcuni calcinacci caddero sulle macchine parcheggiate a fianco dell’edifico e prontamente la proprietà si occupò della messa in sicurezza. Ma riportare ad antico splendore l’antica cartiera è certo un altro paio di maniche.
La destinazione potrebbe essere “composita”. Il regolamento urbanistico in vigore (in attesa del nuovo piano operativo) prevede l’adozione di un piano di recupero, che consentirà sia la destinazione alberghiera che quella residenziale. Al piano terra, poi, sono ammesse anche le destinazioni commerciali e direzionali.
Sempre il regolamento urbanistico dispone che l’intervento porti alla demolizione dei volumi “incongrui” fra l’edificio e la scarpata interna delle Mura. Questi volumi potranno poi essere recuperati nella ristrutturazione.
Queste previsioni risalgono, tuttavia, a un periodo assai remoto. Quando, in particolare, i Pasquini possedevano sia la cartiera Calamai che quella, più grande, supra il fosso all’inizio di via Buiamonti. Gli imprenditori del cartario avevano un piano ben preciso per quell’area: realizzare un albergo che avrebbe cambiato completamente l’aspetto della zona. Si doveva unire le due costruzioni con un collegamento pensile, che garantisse comunque un passaggio pedonale fra i due edifici. In contemporanea, abbattendo i manufatti lungo le Mura, sarebbe stata ripristinata la viabilità di collegamento fra via Buiamonti e piazza Varanini.
I Pasquini avevano anche un accordo con un’importante catena alberghiera italiana, che avrebbe gestito la struttura. La pratica, però, si arenò nell’ambito dei Prusst (i piani urbanistici a indirizzo sostenibile) e nel frattempo cambio anche l’aria del mercato: c’era meno spazio e meno potenzialità per strutture come quella immaginata dentro porta San Jacopo. Così i Pasquini decisero di vendere a un fondo immobiliare la parte principale del complesso, tenendosi la più piccola cartiera Calamai. Che, intanto, si è trovata un vicino scomodo: l’isola interrata per i rifiuti. Proprio dove - secondo l’idea della proprietà - dovrebbe nascere l’ingresso al complesso recuperato.
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