Il Tirreno

Lucca

Duecento persone in più ai centri Caritas

di Flavia Barsotti
Duecento persone in più ai centri Caritas

Aumenta il numero degli assistiti, soprattutto fra i 50enni. E sono tanti quelli che vengono seguiti da molti anni

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Una povertà “persistente” e “ricorsiva” che si è consolidata nel tempo. Potremmo fotografare così la situazione dei 1.669 utenti (per metà italiani e per metà stranieri) che nel 2016 si sono rivolti ai centri di ascolto Caritas nella Diocesi di Lucca. Oltre 200 richieste di aiuto in più rispetto al 2015, ma solo il 30% è stato accolto da Caritas per la prima volta. In tutti gli altri casi, si tratta di persone seguite dai centri da almeno due anni, segno della diffusa difficoltà a uscire da una condizione di impoverimento.

Ruota intorno a questa analisi, il rapporto 2017 della Caritas Diocesana sulle povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca, stilato sulla base dei dati 2016, con lo scopo di farne uno strumento di lettura del nostro territorio, al fine di trovare le risposte adeguate a contrastare il fenomeno. «Abbiamo intitolato il dossier “Fragili beni” – spiega la direttrice di Caritas, Donatella Turri – per evocare le storie di chi incontriamo, vite fragili, ma beni preziosissimi, e i processi di inclusione e relazione che sono la chiave per ripensare le comunità». Una settantina di pagine per disegnare l’identikit di coloro che nel 2016 si sono rivolti ai Cda «che - come sottolinea il vescovo, Italo Castellani – mostra come, fra le storie di povertà, continuino a prevalere quelle dei nuclei familiari giovani, mettendo in evidenza il problema conseguente della povertà minorile».

Un lavoro curato dalle sociologhe Elisa Matutini e Marta Bonetti sulla base delle schede di rilevazione attraverso cui i volontari censiscono le persone e secondo le misure di contrasto. In particolare, la Sia (sostegno all’inclusione attiva) varata dal governo nel 2016 per garantire un sostegno al reddito di 80 euro a persona fino a un massimo di 400 euro per 12 mesi (per famiglie con reddito inferiore a 3mila euro, con almeno tre figli minorenni o monogenitoriali) e un percorso di accompagnamento attraverso istituzioni, servizi sociali e terzo settore. «Nei Comuni della nostra zona – afferma Marta Bonetti - per il bando della Sia, da settembre 2016 a settembre 2017, sono arrivate 1.068 domande, di cui 347 accolte».

Ma quali sono le variabili che spingono le persone a rivolgersi ai centri di ascolto Caritas? «Si tratta di soggetti in grave stato di povertà che spesso usufruiscono anche del banco alimentare, ma che attivamente partecipano a percorsi di inserimento lavorativo, sono in età da lavoro, hanno delle competenze, non riportano situazioni di disabilità che le rende svantaggiate – spiega Matutini -. Questo implica non solo una sofferenza materiale, ma anche emotiva». Dall’analisi emerge anche un aumento delle occasioni di incontro destinate all’ascolto, per uno sfogo o un appoggio psicologico.

Il 64,65% degli utenti dei Cda è disoccupata, questo valore raggiunge il 66,98% nel sesso femminile. Il 12,16% è occupato, ma ha un reddito non adeguato a far fronte alle esigenze. Oltre al lavoro, costituiscono un problema, la copertura dei costi dell’alloggio e la fragilità del tessuto sociale. Le fratture del contesto familiare, per esempio, sono un fattore di indebolimento anche economico. La maggior parte degli utenti ha un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, con un picco tra i 45 e i 54 anni (28,81%). I giovani vivono in contesti familiari che hanno al loro interno figli piccoli anche minori, aprendo un grosso problema legato alla povertà minorile che emerge sia tra gli italiani che tra gli stranieri. «Una tendenza che quest’anno si è definitivamente conclamata è l’equiparazione tra italiani e stranieri, maschi e femmine – prosegue Matutini - Nel 2008 gli italiani erano l’11% di un numero assoluto molto più basso, mentre adesso la situazione è al 50%. Nel 2016, si sono rivolti a noi 856 stranieri: di questi circa il 48% è in Italia da più di 8 anni e 190 persone vivono qui da quasi vent’anni». Nel 2016 i volontari hanno attivato più di 3.500 interventi per far fronte alle situazioni di disagio: azioni per la distribuzione di beni di prima necessità, come cibo (31,68%) e vestiario (8,25%), ma anche per il pagamento (15,96%) di beni e servizi come la rata di un'utenza e le spese sanitarie.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web