Il dolore
Sindacati contro Menesini «Ci sono troppi dirigenti»
I rappresentanti dei lavoratori replicano al presidente della Provincia «Assetto unico in Toscana, ci sono troppe posizioni di vertice e i soldi finiscono»
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LUCCA. Acque agitate in Provincia, dopo lo sciopero di venerdì i sindacati rispondono al presidente Luca Menesini. «Ancora una volta – si legge in un comunicato – non perde l’occasione per dimostrare l’atteggiamento ostile nei confronti dei sindacati che stanno seguendo la vertenza dei lavoratori della Provincia di Lucca a livello locale e nazionale. Nelle recenti interviste rilasciate da Menesini dopo l’uscita sulla stampa e sui media dei sindacati sulle motivazioni dello stato di agitazione dei dipendenti di palazzo Ducale il presidente, nel dimostrarsi pronto a schierarsi a fianco dei lavoratori in sciopero contro la riforma a livello nazionale, sottolinea la mancata collaborazione dei sindacati a livello locale, definendoli più “concentrati a fare attacchi alla politica che a dare una mano concreta per risolvere gli inghippi”».
«L’atteggiamento di Menesini è alquanto singolare», commentano i segretari Fp Cisl Massimo Petrucci, Giovanna Lo Zopone della Fp Cgil e Petro Casciani della Uil Fpl. «Menesini si schiera a fianco dei lavoratori e contemporaneamente ignora i loro rappresentanti e le prerogative di contrattazione conquistate duramente dai lavoratori: è ormai da mesi che cerchiamo di condividere con la Provincia strategie atte a salvaguardare il personale dipendente e le ripetute richieste di incontro, anche a lui direttamente. Tuttavia nonostante questo anno così critico per le province siamo stati convocati pochissime volte e senza possibilità di incidere sulle decisioni unilaterali dell’Ente».
Un ente in cui si è riconfermato un assetto organizzativo che – secondo i sindacati – è unico in tutta la Toscana: 6 dirigenti, 21 posizioni organizzative, 1 alta professionalità e un’altra decina di particolari responsabilità che assorbono risorse salariali da un fondo che – sostengono sempre i sindacati – non lascia spazio per gli altri 200 dipendenti. «È proprio per ricondurre questi temi sui tavoli di confronto previsti dalla normativa e limitare le decisioni unilaterali dell’ente su materie di contrattazione e per poter condividere scelte fondamentali per la vita dei lavoratori e la garanzia dei servizi ai cittadini che siamo stati costretti ad andare dinanzi al Prefetto e al Giudice del Lavoro – spiegano – Ma l’amministrazione non è interessata al confronto e questo è grave, soprattutto in questo momento in cui le risorse a disposizione sono poche e l’organizzazione e le strategie sono fondamentali per la gestione dei servizi, per la manutenzione di scuole e strade. Si taglia su tutto, anche sulla sicurezza degli addetti che per ridurre le spese sempre più spesso espletano la loro attività in situazioni critiche, come i cantonieri che ormai da mesi espletano i servizi di reperibilità in solitaria con gravissimi rischi».
C’è poi il tema delle difficoltà a chiudere il bilancio, argomento su cui il presidente ha dato rassicurazioni ai dipendenti: «Menesini sostiene che il bilancio della Provincia non chiude perché la Regione si è presa l’entrata relativa agli emungimenti aggirando artatamente il vero motivo del dissesto che peraltro coinvolge tantissime province italiane: il prelievo forzoso del suo governo che di fatto requisisce le risorse che i cittadini del territorio versano all’Ente in termini di tasse portandole direttamente a Roma e impoverendo i territori dei servizi essenziali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«L’atteggiamento di Menesini è alquanto singolare», commentano i segretari Fp Cisl Massimo Petrucci, Giovanna Lo Zopone della Fp Cgil e Petro Casciani della Uil Fpl. «Menesini si schiera a fianco dei lavoratori e contemporaneamente ignora i loro rappresentanti e le prerogative di contrattazione conquistate duramente dai lavoratori: è ormai da mesi che cerchiamo di condividere con la Provincia strategie atte a salvaguardare il personale dipendente e le ripetute richieste di incontro, anche a lui direttamente. Tuttavia nonostante questo anno così critico per le province siamo stati convocati pochissime volte e senza possibilità di incidere sulle decisioni unilaterali dell’Ente».
Un ente in cui si è riconfermato un assetto organizzativo che – secondo i sindacati – è unico in tutta la Toscana: 6 dirigenti, 21 posizioni organizzative, 1 alta professionalità e un’altra decina di particolari responsabilità che assorbono risorse salariali da un fondo che – sostengono sempre i sindacati – non lascia spazio per gli altri 200 dipendenti. «È proprio per ricondurre questi temi sui tavoli di confronto previsti dalla normativa e limitare le decisioni unilaterali dell’ente su materie di contrattazione e per poter condividere scelte fondamentali per la vita dei lavoratori e la garanzia dei servizi ai cittadini che siamo stati costretti ad andare dinanzi al Prefetto e al Giudice del Lavoro – spiegano – Ma l’amministrazione non è interessata al confronto e questo è grave, soprattutto in questo momento in cui le risorse a disposizione sono poche e l’organizzazione e le strategie sono fondamentali per la gestione dei servizi, per la manutenzione di scuole e strade. Si taglia su tutto, anche sulla sicurezza degli addetti che per ridurre le spese sempre più spesso espletano la loro attività in situazioni critiche, come i cantonieri che ormai da mesi espletano i servizi di reperibilità in solitaria con gravissimi rischi».
C’è poi il tema delle difficoltà a chiudere il bilancio, argomento su cui il presidente ha dato rassicurazioni ai dipendenti: «Menesini sostiene che il bilancio della Provincia non chiude perché la Regione si è presa l’entrata relativa agli emungimenti aggirando artatamente il vero motivo del dissesto che peraltro coinvolge tantissime province italiane: il prelievo forzoso del suo governo che di fatto requisisce le risorse che i cittadini del territorio versano all’Ente in termini di tasse portandole direttamente a Roma e impoverendo i territori dei servizi essenziali».
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