Il dolore
«Silvia adesso è un angelo nella schiera celeste del Signore»
di Luca Meconi
Le parole toccanti di don Rodolfo Rossi al funerale della madre di 44 anni morta in un incidente La chiesa di San Pietro Apostolo era stracolma: tanta gente è rimasta sul piazzale, sotto la pioggia
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PESCAGLIA. «Il Signore aveva bisogno di un altro angelo presso le sue schiere celesti». Cerca di spiegarla con queste parole il parroco don Rodolfo Rossi la tragica morte di Silvia Viani, la madre di 44 anni di Fiano morta nella notte tra sabato e domenica in un incidente stradale sulla via per Camaiore. Era a bordo della sua auto quando, poco prima delle 2,30, ha perso il controllo della Citroën C1 andandosi a schiantare contro uno dei tigli che delimitano questo tratto di strada prima del paese di Torre. Uno schianto tremendo, che non ha lasciato scampo a Silvia che era già morta quando sono arrivati i mezzi del 118 e dei vigili del fuoco allertati dai residenti svegliati da un boato tremendo nel cuore della notte. Dopo che il magistrato di turno ha disposto la restituzione della salma alla famiglia, ieri pomeriggio sono stati celebrati i funerali a cui hanno partecipato tantissime persone che sono arrivate anche da lontano per dare l’ultimo saluto a Silvia. Non è bastata la chiesa intitolata a San Pietro apostolo per contenerle tutte. Nonostante la pioggia, molti sono stati gli amici e i i conoscenti che hanno partecipato al funerale sul piazzale con l’ombrello aperto.
All’interno gli amici più stretti, i parenti e i familiari a partire dall’ex marito Massimiliano Scimonetti. Tanti erano anche i giovani presenti, amici e amiche della figlia, non ancora maggiorenne. Una morte, quella di Silvia, arrivata improvvisamente che lascia aperte molte domande la cui risposta, secondo il sacerdote, va trovata nel Signore. «Di fronte a questa morte - ha detto durante l’omelia don Rossi - ci domandiamo: perché? Oggi viene messa a dura prova la nostra fede, tante volte vacillante. Oggi ci domandiamo: perché Dio ha permesso una tale fine? Domina tra noi lo sbigottimento e lo stupore. La tristezza del momento ci trova impreparati. Nulla è sufficiente a placare i nostri animi. Tuttavia dobbiamo trovare la consolazione in qualcuno, cioè nel Signore. Dobbiamo domandarci: che cosa Dio vuole comunicarci con questo evento? Bisogna seguire nel quotidiano i suoi pensieri e bisogna prendere coscienza della precarietà e della provvisorietà della vita. La nostra vita - ha proseguito - non dipende da noi, dipende dal Signore. Osservando la fenomenologia degli eventi, ci accorgiamo che molta gente muore in situazioni come questa mentre altra gente prosegue il loro itinerario di vita. Persone che noi riteniamo indispensabili scompaiono in circostanze tragiche mentre altra gente apparentemente inutile ha il dono della longevità. Questo ci rammenta che ogni giorno noi dobbiamo rendere grazie a qualcuno del dono della vita. La nostra esistenza - ha concluso - è breve, siamo provvisori, siamo limitati. È assurdo, è inutile poter contare sulla nostra presunta onnipotenza».
All’inizio della celebrazione, il parroco si è fatto portatore del messaggio del vescovo Italo Castellani, rimasto molto colpito da questa vicenda. «Porto le condoglianze - ha affermato don Rodolfo - da parte dell’arcivescovo Italo che ha saputo di questa tragedia e si unisce spiritualmente a questa celebrazione e desidera rivolgere le condoglianze più sentite a tutti i familiari».
All’interno gli amici più stretti, i parenti e i familiari a partire dall’ex marito Massimiliano Scimonetti. Tanti erano anche i giovani presenti, amici e amiche della figlia, non ancora maggiorenne. Una morte, quella di Silvia, arrivata improvvisamente che lascia aperte molte domande la cui risposta, secondo il sacerdote, va trovata nel Signore. «Di fronte a questa morte - ha detto durante l’omelia don Rossi - ci domandiamo: perché? Oggi viene messa a dura prova la nostra fede, tante volte vacillante. Oggi ci domandiamo: perché Dio ha permesso una tale fine? Domina tra noi lo sbigottimento e lo stupore. La tristezza del momento ci trova impreparati. Nulla è sufficiente a placare i nostri animi. Tuttavia dobbiamo trovare la consolazione in qualcuno, cioè nel Signore. Dobbiamo domandarci: che cosa Dio vuole comunicarci con questo evento? Bisogna seguire nel quotidiano i suoi pensieri e bisogna prendere coscienza della precarietà e della provvisorietà della vita. La nostra vita - ha proseguito - non dipende da noi, dipende dal Signore. Osservando la fenomenologia degli eventi, ci accorgiamo che molta gente muore in situazioni come questa mentre altra gente prosegue il loro itinerario di vita. Persone che noi riteniamo indispensabili scompaiono in circostanze tragiche mentre altra gente apparentemente inutile ha il dono della longevità. Questo ci rammenta che ogni giorno noi dobbiamo rendere grazie a qualcuno del dono della vita. La nostra esistenza - ha concluso - è breve, siamo provvisori, siamo limitati. È assurdo, è inutile poter contare sulla nostra presunta onnipotenza».
All’inizio della celebrazione, il parroco si è fatto portatore del messaggio del vescovo Italo Castellani, rimasto molto colpito da questa vicenda. «Porto le condoglianze - ha affermato don Rodolfo - da parte dell’arcivescovo Italo che ha saputo di questa tragedia e si unisce spiritualmente a questa celebrazione e desidera rivolgere le condoglianze più sentite a tutti i familiari».
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