La manifestazione
in passato aveva avuto vicende giudiziarie
Imprenditore della Valle fa affari a Pisa
Giusti ha acquistato l’ex Draga per quasi due milioni: la trasformerà in complesso di lusso
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FABBRICHE DI VERGEMOLI. L’ex Draga di Pisa ha un nuovo proprietario. Con un assegno di un milione e 870mila euro la società immobiliare Diamante Srl di Pontasserchio si è aggiudicata nello studio del curatore fallimentare Franco Mannucci il bene in un’asta competitiva che partiva da una base di 1,5 milioni di euro.
Il passaggio di proprietà del fondo, finito nel fallimento della Fondiaria Paradisa, verrà definito nelle prossime settimane. Un lotto stimato oltre 3 milioni di euro nel corso degli anni aveva dimezzato il proprio valore. Il testa a testa finale ha ritoccato verso l’alto l’importo che ora il commercialista Mannucci utilizzerà per pagare in quota parte i creditori dell’impresa immobiliare fallita nel 2014.
Entro la fine del mese la Diamante Srl sarà a tutti gli effetti proprietaria dell’ex Draga e potrà trasformarla da ricovero di spacciatori e tossici in un complesso residenziale di qualità.
Il futuro “padrone di casa” è un imprenditore che ha costruito la sua fortuna con le aste immobiliari dopo aver messo insieme un discreto patrimonio con il commercio di elettrodomestici. Si chiama Antonio Giusti, 77 anni, di Pontasserchio. Ha il 51 per cento della Diamante Srl con le altre quote suddivise tra moglie e due figli. Originario di Fabbriche di Vallico in Garfagnana, Giusti è inciampato in una condanna per usura preceduta da un arresto con sequestro di un'ottantina di immobili tra Pisa, Ponsacco, San Giuliano Terme, Cascina, Vecchiano e un albergo all'Isola d'Elba. Tra conti correnti e patrimonio in mattoni gli investigatori stimarono in almeno 50 milioni di euro i suoi averi. Per i suoi commercialisti era di almeno la metà.
Condannato nel giugno 2013 a 5 anni per estorsione e usura con confisca di 3 milioni di euro e di una trentina di immobili, nell'ottobre 2014 i giudici di secondo grado riformarono la sentenza portandola a 3 anni e mezzo e disponendo il dissequestro di una decina di immobili per circa 2,5 milioni di euro.
La Cassazione nel frattempo ha annullato con rinvio a una nuova sezione di Corte d’Appello la valutazione della confisca milionaria e assolto Giusti dall’estorsione confermando le contestazioni per le ipotesi di usura. I giudici ora dovranno ridefinire l’entità della pena e della confisca.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il passaggio di proprietà del fondo, finito nel fallimento della Fondiaria Paradisa, verrà definito nelle prossime settimane. Un lotto stimato oltre 3 milioni di euro nel corso degli anni aveva dimezzato il proprio valore. Il testa a testa finale ha ritoccato verso l’alto l’importo che ora il commercialista Mannucci utilizzerà per pagare in quota parte i creditori dell’impresa immobiliare fallita nel 2014.
Entro la fine del mese la Diamante Srl sarà a tutti gli effetti proprietaria dell’ex Draga e potrà trasformarla da ricovero di spacciatori e tossici in un complesso residenziale di qualità.
Il futuro “padrone di casa” è un imprenditore che ha costruito la sua fortuna con le aste immobiliari dopo aver messo insieme un discreto patrimonio con il commercio di elettrodomestici. Si chiama Antonio Giusti, 77 anni, di Pontasserchio. Ha il 51 per cento della Diamante Srl con le altre quote suddivise tra moglie e due figli. Originario di Fabbriche di Vallico in Garfagnana, Giusti è inciampato in una condanna per usura preceduta da un arresto con sequestro di un'ottantina di immobili tra Pisa, Ponsacco, San Giuliano Terme, Cascina, Vecchiano e un albergo all'Isola d'Elba. Tra conti correnti e patrimonio in mattoni gli investigatori stimarono in almeno 50 milioni di euro i suoi averi. Per i suoi commercialisti era di almeno la metà.
Condannato nel giugno 2013 a 5 anni per estorsione e usura con confisca di 3 milioni di euro e di una trentina di immobili, nell'ottobre 2014 i giudici di secondo grado riformarono la sentenza portandola a 3 anni e mezzo e disponendo il dissequestro di una decina di immobili per circa 2,5 milioni di euro.
La Cassazione nel frattempo ha annullato con rinvio a una nuova sezione di Corte d’Appello la valutazione della confisca milionaria e assolto Giusti dall’estorsione confermando le contestazioni per le ipotesi di usura. I giudici ora dovranno ridefinire l’entità della pena e della confisca.
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