La manifestazione
Scissione nel Pd lucchese Via Carmassi e altri 14
Nella lista anche segretari di circolo: «Rimanere dentro era ormai impossibile» Garanzie sull’appoggio alla giunta Tambellini. Si attendono altre adesioni
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LUCCA. Cecilia Carmassi legge le tre pagine del documento e spesso la sua voce si incrina, si ferma. «È faticoso, ragazzi», dice a un certo punto. Perché in quelle tre pagine c’è l’annuncio dell’addio al Partito democratico: il suo addio e quello di altre 14 persone. E si capisce che potrebbero essere le prime avvisaglie di uno smottamento più forte.
I nomi, innanzitutto. Insieme a Carmassi (ex assessore provinciale e fino a ora nella direzione nazionale del Pd) lasciano il partito Pierluigi Cristofani (direzione territoriale Pd Lucca), Andrea Sarti (segretario territoriale Giovani democratici), Daniela Grossi (portavoce delle donne Pd territoriale Lucca e membro di direzione territoriale), Emanuela Bianchi (direzione territoriale), Renza Borselli (commissione di garanzia), Giancarlo Longhi (segretario circolo Oltreserchio), Alfredo Guagliumi (segretario circolo di Pieve Fosciana), Claudio Simi (consigliere comunale di Pescaglia), Rosano Paoli, Silvano Papini, Elena Baroni, Stefano Marcinnò, Chiara Cristofani e Viviana Guagliumi.
«È stato un percorso faticoso quello che ci ha portato alla decisione di lasciare il partito – ha spiegato Carmassi -. Abbiamo cercato di capire se c’era un’ultima possibilità, se c’erano ancora i margini per restare. Ma non ci sono. E abbiamo deciso di dare subito un segnale».
Decisione certo non casuale, quella di annunciare un passo del genere nel giorno del deposito delle candidature per le segreterie comunali e quella territoriale. Un modo per far arrivare il segnale forte e chiaro. Ma Carmassi spiega anche di non voler influire in «una delicata fase congressuale: non abbiamo fatto un lavoro a tappeto per chiedere agli iscritti se ci volevano seguire. Piuttosto, aspettiamo chi si vorrà unire nelle prossime settimane».
Perché questo potrebbe essere solo l’inizio. E da Lucca - ma anche da altri territori, dalla Piana alla Valle - potrebbero arrivare nuove adesioni. «Sono tante le persone che si sono allontanate, che non si sono più iscritte, che addirittura dicono di non sapere se alle prossime elezioni voteranno Pd», chiosa Carmassi.
Una disaffezione, spiega Pierluigi Cristofani, che arriva da lontano: «Questo è diventato un partito dove c’è l’obbligo di accettare quello che viene dall’alto. E dove ci sono stati riposizionamenti da un giorno all’altro». Mancanza di confronto, autoreferenzialità, niente autocritiche o analisi dopo i risultati deludenti in Toscana. Questi fra i motivi addotti da chi si sta preparando a uscire. Un mix di politica locale e nazionale, come spiega Andrea Sarti: «Le istanze di noi Giovani democratici sono state spesso ignorate. Basti pensare alla proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. O all’ambiguità delle posizioni sui migranti».
Gran parte dei dissapori riportano comunque al livello locale. E a scelte come quella di commissariare l’unione comunale che continua a non andare giù: «È stata fatta solo per blindarsi». Così come il “colpo di spugna” sul caso Remaschi-Pagliaro. Certo, Lucca non è una piazza qualunque. Perché qui il Pd è al governo con un suo sindaco. E per questo Carmassi tiene a specificare a più riprese che «il piano amministrativo è distinto». E nel documento di addio si spiega che «la nostra scelta non inficia in alcun modo il sostegno all’amministrazione Tambellini».
Un equilibrio comunque difficile, che potrebbe essere reso ancora più complicato se nel futuro più o meno prossimo arrivassero altri esponenti di peso, consiglieri o addirittura assessori.
Per ora per i fuoriusciti dal Pd rimane la voglia di fare politica. Con Mdp o con Pisapia? «Non siamo scesi da un taxi per salire su un altro - risponde Carmassi -. Ci porremo dopo il problema dell’approdo, insieme o singolarmente».
Luca Cinotti
I nomi, innanzitutto. Insieme a Carmassi (ex assessore provinciale e fino a ora nella direzione nazionale del Pd) lasciano il partito Pierluigi Cristofani (direzione territoriale Pd Lucca), Andrea Sarti (segretario territoriale Giovani democratici), Daniela Grossi (portavoce delle donne Pd territoriale Lucca e membro di direzione territoriale), Emanuela Bianchi (direzione territoriale), Renza Borselli (commissione di garanzia), Giancarlo Longhi (segretario circolo Oltreserchio), Alfredo Guagliumi (segretario circolo di Pieve Fosciana), Claudio Simi (consigliere comunale di Pescaglia), Rosano Paoli, Silvano Papini, Elena Baroni, Stefano Marcinnò, Chiara Cristofani e Viviana Guagliumi.
«È stato un percorso faticoso quello che ci ha portato alla decisione di lasciare il partito – ha spiegato Carmassi -. Abbiamo cercato di capire se c’era un’ultima possibilità, se c’erano ancora i margini per restare. Ma non ci sono. E abbiamo deciso di dare subito un segnale».
Decisione certo non casuale, quella di annunciare un passo del genere nel giorno del deposito delle candidature per le segreterie comunali e quella territoriale. Un modo per far arrivare il segnale forte e chiaro. Ma Carmassi spiega anche di non voler influire in «una delicata fase congressuale: non abbiamo fatto un lavoro a tappeto per chiedere agli iscritti se ci volevano seguire. Piuttosto, aspettiamo chi si vorrà unire nelle prossime settimane».
Perché questo potrebbe essere solo l’inizio. E da Lucca - ma anche da altri territori, dalla Piana alla Valle - potrebbero arrivare nuove adesioni. «Sono tante le persone che si sono allontanate, che non si sono più iscritte, che addirittura dicono di non sapere se alle prossime elezioni voteranno Pd», chiosa Carmassi.
Una disaffezione, spiega Pierluigi Cristofani, che arriva da lontano: «Questo è diventato un partito dove c’è l’obbligo di accettare quello che viene dall’alto. E dove ci sono stati riposizionamenti da un giorno all’altro». Mancanza di confronto, autoreferenzialità, niente autocritiche o analisi dopo i risultati deludenti in Toscana. Questi fra i motivi addotti da chi si sta preparando a uscire. Un mix di politica locale e nazionale, come spiega Andrea Sarti: «Le istanze di noi Giovani democratici sono state spesso ignorate. Basti pensare alla proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. O all’ambiguità delle posizioni sui migranti».
Gran parte dei dissapori riportano comunque al livello locale. E a scelte come quella di commissariare l’unione comunale che continua a non andare giù: «È stata fatta solo per blindarsi». Così come il “colpo di spugna” sul caso Remaschi-Pagliaro. Certo, Lucca non è una piazza qualunque. Perché qui il Pd è al governo con un suo sindaco. E per questo Carmassi tiene a specificare a più riprese che «il piano amministrativo è distinto». E nel documento di addio si spiega che «la nostra scelta non inficia in alcun modo il sostegno all’amministrazione Tambellini».
Un equilibrio comunque difficile, che potrebbe essere reso ancora più complicato se nel futuro più o meno prossimo arrivassero altri esponenti di peso, consiglieri o addirittura assessori.
Per ora per i fuoriusciti dal Pd rimane la voglia di fare politica. Con Mdp o con Pisapia? «Non siamo scesi da un taxi per salire su un altro - risponde Carmassi -. Ci porremo dopo il problema dell’approdo, insieme o singolarmente».
Luca Cinotti
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