Il Tirreno

Lucca

La Cava innamorato di un calcio condiviso

di Luca Tronchetti
La Cava innamorato di un calcio condiviso

«Berlusconi e Moratti non ci sono, serve un progetto comune»

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LUCCA. «Per fare calcio in serie C serve una struttura snella composta da poche persone, conti in ordine e programmazione». Ha le idee chiare Giorgio La Cava, 54 anni compiuti il 30 aprile, romano di nascita e umbro d’adozione, intenzionato a rilevare una quota pari al 30% nell’As Lucchese Libertas 1905. Indossa K way, paricollo grigia, jeans e scarpette quando alle 11.57 si presenta a palazzo Orsetti per l’appuntamento con il sindaco Alessandro Tambellini. Un look decisamente informale per l’immobiliarista innamorato del pallone sin da quando era bambino: «Fare il calciatore è sempre stato il mio sogno. Ero un mancino e da giovane ho giocato nei dilettanti umbri arrivando sino alla Promozione (Pianello, Grifo Cannara). Giocavo interno di centrocampo e stravedevo per l’ottavo re di Roma: Paulo Roberto Falcao. La magica e il Perugia sono le mie squadre. Dal 1978 e sino al 2002 avevo l’abbonamento in tribuna per il Grifone. Stravedevo per i dribbling di Novellino e successivamente Nakata e Rapaic erano due elementi che valevano il prezzo del biglietto. Sono orgoglioso di abitare nell’appartamento che fu dell’ex vice presidente e poi presidente del Perugia, Spartaco Ghini». Quell’anno gli umbri rimasero imbattuti in campionato arrivando secondi dietro al Milan della stella guidato in campo da Gianni Rivera. «Quella mitica squadra di cui ricordo ancora a memoria la formazione, mi fece innamorare perdutamente del pallone. Vivo per due cose: il lavoro e il calcio».

Proprietà immobiliari. Sgombriamo subito il campo da false illusioni. Non siamo di fronte a Silvio Berlusconi o Massimo Moratti. Ma ad un uomo d’affari che conosce i suoi limiti e non ha certo intenzione di rovinarsi con il calcio. Quindi, una persona intelligente con disponibilità economiche a cui piacerebbe entrare a fare parte, con una quota minoritaria, di una società professionistica: «Dal 2009 sono amministratore di una società immobiliare che ha come core business un palazzo a più piani posto in via Vittoria Colonna non troppo distante dalla Suprema Corte di Cassazione in via Cavour quartiere Prati. Dodici mini appartamenti con una terrazza di 350 metri quadrati ideale per eventi privati (party, ricevimenti, feste vip). Un edificio che era affittato ad uso ufficio e che adesso è stato ristrutturato per poi darlo nuovamente in gestione a terzi come alloggi da affittare per le vacanze agli stranieri. Sotto all’edificio c’è un ristorante di 800 metri quadrati, lo Splendor, che tra poco dovrebbe riaprire. Il compito della mia immobiliare è quello di ristrutturare e riportare a reddito gli edifici privati. Per questo mi sto interessando anche all’Hotel Noblesse a Lucca. Un albergo a cinque stelle che vorrei trasformare in residenza d’epoca. Ho una trattativa in corso con il Monte dei Paschi di Siena che spero di risolvere positivamente entro novembre anche se tra domanda e offerta c’è ancora una certa distanza. Mi piacerebbe conciliare l’attività imprenditoriale con quella legata alla sport in una bella città come Lucca. Oltre al palazzo accanto alla Cassazione possiede un altro stabile nella capitale. Garage? Avevo un parcheggio privato in zona stazione Termini. Ma lo scorso anno l’ho venduto perché quell’area è diventata difficile da gestire».

La storia di famiglia. La Toscana è una terra che La Cava conosce bene: «Mio nonno Eugenio Spinelli, origini abruzzesi, era l’imprenditore edile che costruì il centro commerciale “La Standa” in via Grande a Livorno che nel 2011 ha chiuso i battenti. Con i soldi fatti negli anni Sessanta acquistò villa La Ginestrella sulle colline di S. Egidio tra Perugia e Assisi. Era il 1969. In quella splendida dimora ho vissuto gli anni della mia giovinezza con mio padre, l’avvocato Rocco La Cava impegnato nella gestione dei beni e mia mamma Tery (Teresa) Spinelli che nell’immenso giardino della villa teneva il roseto privato più importante d’Europa capace di annoverare specie molto rare. I miei purtroppo non ci sono più e nella tenuta adesso vive mia sorella Maura. Un luogo del cuore a me particolarmente caro». Ma non c’è solo lavoro e pallone nella vita di Giorgio La Cava. «Mi piace mangiar bene e adoro il pesce crudo e quando posso vado al cinema. Il film della vita? C’era una volta in America di Sergio Leone. C’è tutto: l’amicizia, il tradimento, l’illusione, il sogno, gli ideali. Un film completo, un capolavoro assoluto».

Il calcio che vorrei. Ad oggi l’imprenditore umbro è stato patron di formazioni dilettantistiche: il Fraticciola in Seconda categoria umbra e il Voluntas Spoleto in Eccellenza: «È lì che ho incontrato Carlo Pascucci, l’ideale trait d’union tra società e tifoseria. Venne a chiedermi con molta umiltà delle pendenze relative alla gestione precedente alla mia. Si sa che quando si acquista si prendono crediti e debiti e io non feci alcuna obiezione a pagare le spettanze. Da lì ho conosciuto la persona: seria, perbene e competente. E per giunta a Lucca lo amano tutti. Sarebbe l’uomo giusto nel posto giusto e al momento giusto. Ripeto: io vengo a Lucca per imparare e non per comandare. I soci lucchesi sono persone perbene e con un progetto legato al settore giovanile con la ristrutturazione dell’Acquedotto e alla possibilità di produrre reddito gestendo un servizio (parcheggio) possiamo fare bene senza svenarsi».

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