Il Tirreno

Lucca

1902, a Lucca viene costruita un'auto all'avanguardia. Ma il sogno dura poco

di Luigi Spinosi
La 8Hp 8 (foto concessa dal museo dell’auto Giovanni Agnelli di Torino)
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La 8Hp 8 (foto concessa dal museo dell’auto Giovanni Agnelli di Torino)

Nel 1902 a Vorno venne realizzata la Minutoli-Millo 8hp. La morte di uno dei creatori ne bloccò la produzione

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CAPANNORI. È una storia lontana nel tempo, ma nemmeno troppo. Una storia di 115 anni fa, che pare dimenticata da tutti. Una storia che sembrerebbe un parto della fantasia se non ci fosse qualcosa di reale a dimostrare che è tutto vero. È la storia della via lucchese all’automobile.

Gli anni sono quelli dei pionieri, quelli a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del Ventesimo secolo. Un periodo di grande fervore e di trasformazione in tutti i campi. Il nostro Paese è teatro di un primo tentativo di industrializzazione, anche massiccio. Non fa eccezione l’industria automobilistica. Anzi. La possibilità di muoversi su carrozze senza cavalli, e senza i vincoli di binari come per i treni, liberi di andare dove ci pare, esercita da subito un grande fascino.

Così, quando dalla prima auto riconosciuta come tale (la Motorwagen di Benz del 1886) sono passati poco più di 20 anni, è tutto un fiorire di nuove case automobilistiche: società, fabbriche, a volte semplici botteghe artigiane o singoli “inventori pazzi” si lanciano in questo campo. Spesso “senza paracadute”, sotto forma di coperture finanziarie o di capacità tecniche. All’inizio del Ventesimo secolo sono state circa 300, in Italia, le imprese che si sono gettate nell’avventura dell’auto. Molte si sono arrese nell’arco di pochi mesi, spesso senza produrre nemmeno una vettura; altre furono “uccise” dall’impatto con un mercato ancora non pronto; pochissime sopravvissero alla Prima Guerra mondiale.

Da subito il nucleo pulsante dell’industria automobilistica si rivelò Torino, dove si concentrò il maggior numero di queste imprese. Oggi il pensiero corre subito alla Fiat ovviamente, ma l’elenco dei marchi nati sotto la Mole è lunghissimo, dalla Chiribiri all’Aquila, dalla Nazzaro alla Sclavo, fino alla miriade di aziende nate sotto la spinta dei fratelli Ceirano (Itala, Spa, Scat, Junior), forse i principali “responsabili”, ancor più di Agnelli e soci, di questo primato piemontese. Ma anche al di fuori dei confini sabaudi vi fu chi si lanciò in quest’avventura. Anche in Toscana (come, e pure con un discreto successo, le industrie fiorentine “Adami” e “Florentia”). E Lucca? Come poteva restare fuori la città da cui tutto era partito grazie a quei Barsanti e Matteucci che il motore a scoppio lo avevano inventato? E infatti non rimase fuori.

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La storia lucchese dell’auto porta due nomi, quelli di due dei tre protagonisti dell’avventura, per l’esattezza Minutoli-Millo: questo il nome della casa automobilistica nata a Vorno, nonché dell’unica vettura prodotta, la 8 Hp. Perché l’idea era di Alessandro Minutoli e Vittorio Millo i quali diedero vita alla società. Con loro un abile meccanico, Eugenio Fascetti, omonimo dell’allenatore viareggino di calcio, ma soprattutto zio del pilota lucchese Renato Balestrero, protagonista dei tempi eroici delle corse automobilistiche.

Era il 1902 quando da una rimessa in quel di Vorno uscì la loro automobile, un modello a 8 cavalli (da cui il nome) tecnicamente all’avanguardia: 4 cilindri (quando lo standard all’epoca era di 2 o addirittura uno solo), oltre 2.400 di cc per una velocità massima di 45 Km orari. Un modello che, ricordando un po’ la filosofia lucchese di guardare soprattutto alla sostanza, presentava un design pulito, senza tanti fronzoli come le altre auto dell’epoca, e forse proprio per questo più elegante.

Una volta provata in strada le prestazioni e l’affidabilità di questa vetturetta resero più che soddisfatti i suoi creatori che, a quel punto, pensarono di lanciarsi sul mercato dell’auto. Ma qui il destino giocò un tragico scherzo, decretando la fine di quel sogno. E la sua discesa nel dimenticatoio. Tutto si fermò nel 1903 con la morte di uno dei due padri della 8 hp, alla vigilia dell’avvio della produzione. Chi? Ecco una prova di quella rimozione dalla memoria: secondo la guida del museo dell’automobile di Torino Giovanni Agnelli (dove si trova ora il prototipo) fu Minutoli a passare a miglior vita, secondo le scarsissime informazioni della bibliografia automobilistica fu invece Millo. In ogni caso quell’auto finì per decenni dimenticata in una rimessa del Cotonificio Piaggione, che la donò al museo torinese. E anche ripercorrere quel passaggio (quel complesso industriale è dismesso da anni) oggi è impresa impossibile.

Pochi anni fa, in occasione di una manifestazione di vetture storiche a Lucca, la 8 hp tornò a casa per una passerella. Ma in pochi si resero conto che stavano ammirando un’occasione (forse) persa per la nostra realtà.
 

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