Il Tirreno

Lucca

Spartizione delle cattedre, indagata docente lucchese

di Pietro Barghigiani
Spartizione delle cattedre, indagata docente lucchese

Brunella Bellè è docente di diritto tributario all’Università di Pisa Il marito è indagato per un abuso di ufficio in una vicenda del tutto simile

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LUCCA. C’è anche una professoressa lucchese che insegna a Pisa fra gli indagati dell’inchiesta “Chiamata alle armi” su presunti accordi per assegnare abilitazioni e cattedre universitarie.

Si tratta della docente di Diritto tributario, Brunella Bellè, originaria di Carrara e residente a Lucca, il cui nome si aggiunge - per rimanere al filone pisano dell’inchiesta - all’avvocato, nonché ricercatore, Nicolò Zanotti, 32 anni, di Pisa e al professore Alessandro Giovannini (finito ai domiciliari).

L’accusa è corruzione con contestazioni più sfumate rispetto ai sette docenti finiti ai domiciliari e ai 22 sospesi dalla docenza. Al centro degli accordi tra le parti c’è il collante della spintarella che, nella prospettiva dell’accusa, creava alleanze utili alla bisogna.

Le intese verbali per le abilitazioni “ a coppie” in cui il barone che vedeva promosso il suo pupillo era poi in debito con il collega che sponsorizzava il suo allievo in occasione delle valutazioni delle commissioni. È in questo contesto che si ritrovano indagati la docente Bellè e il ricercatore Zanotti, giovane professionista con ambizioni accademiche. Il marito della professoressa Bellè, Silvio Bianchi Martini, si è ritrovato nei mesi scorsi in una condizione analoga.

Anche lui docente, ma a Economia aziendale. L’inchiesta per abuso d’ufficio è ancora alle fasi iniziali e viene coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porpora.

Bianchi Martini, nel ruolo di segretario, il presidente dell’allora commissione Luciano Marchi e l’ex rettore Massimo Augello sono accusati da una ricercatrice di Livorno, Giulia Romano di aver pilotato un concorso per assegnare la cattedra di professore ordinario al dipartimento di Economia e management a un altro candidato, sul cui nome era già stato definito un accordo.

A sostegno dell’accusa una registrazione effettuata dal marito della ricercatrice, Andrea Guerrini, anche lui docente ma a Verona e presidente dell’Asa di Livorno, e il professor Marchi.

«Forse non te lo avevo raccontato, ma col rettore (Augello, ndr) mi ero scontrato, poi ci ho chiarito, voglio dire non potevo non...» si sente dire al professore nella registrazione. E poi aggiunge che «rientrava negli accordi».

A distanza di qualche mese anche la moglie è costretta a difendersi dall’accusa di aver aggiustato i concorsi per rispettare il do ut des tra i baroni universitari.

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