Sicurezza
Progettista nei guai già dieci anni fa
di Luca Tronchetti
Daniele Pinardi era il professionista che finì sotto inchiesta per il collasso della gru che provocò due morti a Sorrento
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LUCCA. Il suo nome figurava tra gli indagati della tragedia del primo maggio 2007 nella piazza principale di Sorrento dove il cedimento strutturale del braccio meccanico di una gru marca Oil & Steel provocò la morte di due donne che stavano entrando in chiesa. E dieci anni dopo il suo nome figura anche tra i 14 indagati che hanno ricevuto l’informazione di garanzia per la morte dei due operai lucchesi precipitati da dieci metri di altezza per il collasso del braccio elevatore della piattaforma aerea marca Oil & Steel su cui Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini lavoravano.
IL PROGETTISTA
La posizione processuale di Daniele Pinardi, 62 anni, nato e residente a Gazzuolo (Mantova) è identica oggi come dieci anni fa. È lui il progettista dei due mezzi meccanici che collassarono provocando lutti e disperazione. Per quanto riguarda l’inchiesta della procura di Torre Annunziata la posizione del professionista nel procedimento penale venne stralciata perché i giudici ritennero le responsabilità dell’imputato più ampie di quelle indicate nel capo d’imputazione. Ma nessun seguito processuale sembra sia stato dato alla posizione di Pinardi, ritenuto dalla procura di Torre Annunziata «responsabile degli ingiustificabili difetti di progettazione e di costruzione della gru asseverati dai periti nominati dal tribunale». Almeno sino ad oggi. In sostanza per i pm di Torre Annunziata la rottura del braccio che sosteneva il carrello (acquistato dalla ditta Oil & Steel) dove si trovavano gli operai sarebbe dovuta a un difetto di fabbricazione o del progetto originario del mezzo meccanico. Quella piattaforma aerea era diversa (più grande) rispetto a quella della cooperativa Agricola Morelli anch’essa acquistata dalla Oil & Steel. Ma pure quella era progettata dall’ingegner Daniele Pinardi. E gli investigatori stanno verificando proprio se ci state analogie ed errori nella realizzazione del progetto del macchinario collassato il primo settembre scorso accanto a palazzo Pretorio.
NUOVE RICERCHE
Dalla documentazione trovata nelle officine meccaniche del modenese emerge con chiarezza che l’acciaio è stato fornito da un’azienda straniera, forse scandinava. Intanto proseguono gli accertamenti della squadra Mobile che ha sentito una serie di testimoni in relazione alle misure di sicurezza adottate in occasione dei lavori eseguiti per la sistemazione dei portalumini.
IL PROGETTISTA
La posizione processuale di Daniele Pinardi, 62 anni, nato e residente a Gazzuolo (Mantova) è identica oggi come dieci anni fa. È lui il progettista dei due mezzi meccanici che collassarono provocando lutti e disperazione. Per quanto riguarda l’inchiesta della procura di Torre Annunziata la posizione del professionista nel procedimento penale venne stralciata perché i giudici ritennero le responsabilità dell’imputato più ampie di quelle indicate nel capo d’imputazione. Ma nessun seguito processuale sembra sia stato dato alla posizione di Pinardi, ritenuto dalla procura di Torre Annunziata «responsabile degli ingiustificabili difetti di progettazione e di costruzione della gru asseverati dai periti nominati dal tribunale». Almeno sino ad oggi. In sostanza per i pm di Torre Annunziata la rottura del braccio che sosteneva il carrello (acquistato dalla ditta Oil & Steel) dove si trovavano gli operai sarebbe dovuta a un difetto di fabbricazione o del progetto originario del mezzo meccanico. Quella piattaforma aerea era diversa (più grande) rispetto a quella della cooperativa Agricola Morelli anch’essa acquistata dalla Oil & Steel. Ma pure quella era progettata dall’ingegner Daniele Pinardi. E gli investigatori stanno verificando proprio se ci state analogie ed errori nella realizzazione del progetto del macchinario collassato il primo settembre scorso accanto a palazzo Pretorio.
NUOVE RICERCHE
Dalla documentazione trovata nelle officine meccaniche del modenese emerge con chiarezza che l’acciaio è stato fornito da un’azienda straniera, forse scandinava. Intanto proseguono gli accertamenti della squadra Mobile che ha sentito una serie di testimoni in relazione alle misure di sicurezza adottate in occasione dei lavori eseguiti per la sistemazione dei portalumini.
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