Sicurezza
Restano le ferite del fuoco, e adesso fanno paura le frane
di Luca Dini
Dopo un mese, viaggio sui luoghi dell’incendio a La Loggia Paesaggio spettrale: si temono gli effetti delle piogge
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PIEVE FOSCIANA. Ci sono voluti 5 giorni per spegnerlo (dal 28 agosto al primo settembre), ci vorranno mesi, molti mesi, per dimenticarlo e per veder scomparire le ferite che ha provocato. A circa un mese dal terribile incendio che ha colpito località la Loggia, nel comune di Pieve Fosciana e a due passi dalla frazione di Chiozza (in quello di Castiglione), siamo stati nei boschi colpiti dalle fiamme.
Nonostante la pioggia dei giorni scorsi, l’odore di bruciato è ancora nitido nell’aria. La natura non si è ancora ripresa. Qualche timido ciuffetto d’erba si affaccia solo lungo sentieri ai margini della zona colpita, il resto è tutto nero. Solo un po’di muschio su qualche pietra o qualche cima degli alberi più grandi che sprigiona quel verde che contraddistingue la Garfagnana, in un silenzio ancora più “forte” del solito per un bosco, solo qualche passerotto che si muove tra gli alberi. Si stima che l’area colpita sia grande quasi 100 ettari, forse qualcosa di più.
Salendo da Castelnuovo la Strada Provinciale 71, appena si supera il km 7 e il cartello di uscita da Chiozza, ecco che sulla destra iniziano i segni dell’incendio. Vanno avanti per un chilometri e 200 metri lungo la provinciale, poi un sentiero di montagna permette di addentrarsi tra due pendii. Colpisce, oltre all’odore di bruciato, quanto questi pendii siano ripidi e scoscesi, soprattutto quello che volge verso Chiozza, Castelnuovo, l’Omo Morto. Sì, perché tra gli alberi che sembrano giganteschi fiammiferi usati, si apre una visuale bellissima: il campanile di Chiozza, la nebbia del mattino che nasconde Castelnuovo e i paesi più a valle e il profilo della Pania della Croce che sovrasta il tutto. Davanti a tanta bellezza, il pensiero corre ai vigili del fuoco, agli operai dell’Unione dei Comuni della Garfagnana, ai volontari del Cav di Pieve Fosciana e dell’Anpas di Molazzana e ai piloti degli elicotteri e del Canadair intervenuti per spegnere il maxi rogo. Le difficoltà sono rese ancora più evidenti da una zona davvero impervia, in alcuni punti è impossibile arrivare, ed è facilmente intuibile come un tizzone ardente potesse scendere metri più sotto e far ripartire un focolaio. Adesso, è tutto alle spalle.
La furia devastante che ha mangiato tutti quegli ettari di bosco è passata, ma resta il gigantesco sacrificio ambientale e la rabbia per un incendio dietro cui si teme ci sia la mano di un piromane. È la prima volta che in Garfagnana è servito l’intervento del Canadair (uno dei 16 presenti in Italia) con una portata di acqua di 10mila litri, 10 volte superiore ai lanci che potevano effettuare i due elicotteri impegnati nelle operazioni. Passate le fiamme, riaperta anche la strada, i pericoli comunque restano dietro l’angolo perché le piogge di autunno potrebbero far franare quel che resta dell’humus andato in fumo e i versanti potrebbero non essere in grado di trattenere le acque. Insomma, l’attenzione sulla zona resterà alta per tutto questo inverno.
Nonostante la pioggia dei giorni scorsi, l’odore di bruciato è ancora nitido nell’aria. La natura non si è ancora ripresa. Qualche timido ciuffetto d’erba si affaccia solo lungo sentieri ai margini della zona colpita, il resto è tutto nero. Solo un po’di muschio su qualche pietra o qualche cima degli alberi più grandi che sprigiona quel verde che contraddistingue la Garfagnana, in un silenzio ancora più “forte” del solito per un bosco, solo qualche passerotto che si muove tra gli alberi. Si stima che l’area colpita sia grande quasi 100 ettari, forse qualcosa di più.
Salendo da Castelnuovo la Strada Provinciale 71, appena si supera il km 7 e il cartello di uscita da Chiozza, ecco che sulla destra iniziano i segni dell’incendio. Vanno avanti per un chilometri e 200 metri lungo la provinciale, poi un sentiero di montagna permette di addentrarsi tra due pendii. Colpisce, oltre all’odore di bruciato, quanto questi pendii siano ripidi e scoscesi, soprattutto quello che volge verso Chiozza, Castelnuovo, l’Omo Morto. Sì, perché tra gli alberi che sembrano giganteschi fiammiferi usati, si apre una visuale bellissima: il campanile di Chiozza, la nebbia del mattino che nasconde Castelnuovo e i paesi più a valle e il profilo della Pania della Croce che sovrasta il tutto. Davanti a tanta bellezza, il pensiero corre ai vigili del fuoco, agli operai dell’Unione dei Comuni della Garfagnana, ai volontari del Cav di Pieve Fosciana e dell’Anpas di Molazzana e ai piloti degli elicotteri e del Canadair intervenuti per spegnere il maxi rogo. Le difficoltà sono rese ancora più evidenti da una zona davvero impervia, in alcuni punti è impossibile arrivare, ed è facilmente intuibile come un tizzone ardente potesse scendere metri più sotto e far ripartire un focolaio. Adesso, è tutto alle spalle.
La furia devastante che ha mangiato tutti quegli ettari di bosco è passata, ma resta il gigantesco sacrificio ambientale e la rabbia per un incendio dietro cui si teme ci sia la mano di un piromane. È la prima volta che in Garfagnana è servito l’intervento del Canadair (uno dei 16 presenti in Italia) con una portata di acqua di 10mila litri, 10 volte superiore ai lanci che potevano effettuare i due elicotteri impegnati nelle operazioni. Passate le fiamme, riaperta anche la strada, i pericoli comunque restano dietro l’angolo perché le piogge di autunno potrebbero far franare quel che resta dell’humus andato in fumo e i versanti potrebbero non essere in grado di trattenere le acque. Insomma, l’attenzione sulla zona resterà alta per tutto questo inverno.
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