Sicurezza
Da tutto il mondo per i miti del rock
di Flavia Barsotti
Dall’alba hanno animato la città in attesa del concerto
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LUCCA. Il popolo delle “lingue del rock” parla il dialetto del mondo. Dai poli all’equatore, da ovest a est: camminare per le strade di Lucca ieri era come fare un lungo viaggio senza tempo e nella storia. Perché quando l’uragano Stones chiama, il pubblico risponde, con l’abbraccio stretto di generazioni lontane che solo il potere della musica può unire.
Come un’eredità che si trasmette di padre in figlio, così l’arte dei quattro miti che ieri sera hanno consacrato la nostra città al rock, è qualcosa che supera epoche e rivoluzioni. In coda dietro alle transenne, con i biglietti in mano, a sventolare bandane, a cantare ancor prima di entrare, c’era un esercito lungo anni di concerti, tappe sparse fra continenti e qualche metro di asfalto fra viale Regina Margherita e viale Cavour. A un passo dalla stazione, in questa parte di circonvallazione destinata ad area di pre-filtraggio, fin dalle prime luci della mattina la folla in fibrillazione ha iniziato ad assieparsi per potersi accaparrare le file migliori nel prato dell’ex Campo Balilla e vedere da vicino le icone del rock.
Un’altra volta, che non è mai l’ultima. Già, perché gli irriducibili dell’alba lucchese sono quelli che i Rolling Stones li seguono anche dall’altro capo del mondo. «Questo è il mio 36esimo concerto – afferma Massimo Della Pietra, 47 anni, impiegato della provincia di Pordenone – Di solito arrivo di notte, con il materassino e aspetto in strada. A Lucca, il tipo di organizzazione ci ha permesso di concederci qualche ora di sonno in più». Giusto il tempo della colazione, perché per Massimo, ogni volta, esserci è un’emozione a cui non può arrivare in ritardo. «La loro musica la sento dentro, soprattutto la chitarra di Keith Richards. Ho una canzone per ogni stato d’animo da quando avevo undici anni».
I Rolling Stones, colonna sonora di vita. Della sua e delle centinaia di persone che, ogni volta, come un appuntamento fisso, ritrova in cima alla fila. Come Piera Valentini, 44 anni, e suo marito, residenti a Crotone, a cui lo lega un’amicizia a ritmo di braccia alzate e “You can’t always get what you want”. Una frase che Piera si è fatta tatuare sulla pelle, come omaggio alla sua band preferita. «Conosciamo tutte le canzoni – spiega – Seguiamo gli Stones da tempo, ci piace la carica che trasmettono e il fatto che, dopo tanti anni, siano ancora un gruppo compatto. Il loro segreto? Raccolgono tre generazioni di fan».
In effetti, intorno, è rughe e gioventù, capelli bianchi e capelli blu. «Ho visto ben dieci concerti, dall’82 a oggi – ricorda Giuseppe Fredi, di Brescia – Lo scorso sabato ero in Austria per un’altra esibizione degli Stones. L’emozione che mi regalano, ogni volta è un brivido che corre lungo la schiena e poi, il valore aggiunto è che condivido questa passione con i miei figli»
Le vibrazioni del pubblico delle pietre rotolanti, rimbalzano sulle Mura, fra i palazzi, nelle strade e nelle piazze gremite. Le magliette con la stampa della “linguaccia” più famosa sono un tratto distintivo, un simbolo che è quasi una bandiera. E la musica dei Rolling Stones che i locali del centro mandano a ciclo continuo, anticipa lo show di diverse ore. Come una grande anteprima, in via Veneto si balla, si canta, si vive. «Ci aspettiamo un evento meraviglioso – commentano Linda e Michael Carrol, arrivati in città insieme al fratello di lui e alla moglie, Guillermo e Grace – La location è straordinaria, siamo venuti apposta dagli Stati Uniti. Seguiamo gli Stones da cinquant’anni, hanno il potere di farci sentire giovani. Cosa ci piace di loro? Semplicemente, sono rock ’n’ roll».
L’atmosfera è di quelle da grandi occasioni, che è festa ancor prima di iniziare e non per caso. Lucca, infatti, come sottolinea una fan «fa crescere l’aspettativa perché tiene tutti a contatto l’uno con l’altro. Non come a Roma, città grande e dispersiva, dove gli appassionati, girando per passare il tempo prima del concerto, non si incontravano mai».
Per respirare la storia della musica, Elizabeth Southwood, 62 anni, è arrivata direttamente dalla California due giorni fa. «L’energia che gli Stones mi trasmettono è unica – spiega – e poi questa città è bellissima, non ero mai stata a Lucca e, per poterla visitare, mio marito e io abbiamo affittato due biciclette». Con meno chilometri dietro le spalle, ma non per questo minor voglia di partecipare, Anna Langella è giunta in città da Viareggio. Una t-shirt bianca con la lingua disegnata e una fascia giallo fluo con le date del tour della band legata sulla fronte, come a voler mostrare la sua passione a chiunque la incroci. «Un amore non tanto per gli Stones in particolare – precisa – ma per la musica in generale, in tutte le sue declinazioni. Non potevo mancare avendo questo grande evento a un passo da casa». Poca strada, ma un lungo percorso emotivo. Questo significa per i fan immergersi nel sound degli eterni divi del rock. Questo significa anche per chi, come Jacopo Ladini, 20 anni e Giuseppe Domini, 26, l’evento lucchese è un “rito di iniziazione”. «E’ il primo concerto dei Rolling Stones a cui partecipiamo. Abbiamo studiato la scaletta delle scorse esibizioni provando a immaginare quello che ci aspetterà, ma sappiamo bene che, quando si parla di Stones, ogni canzone è una storia a sé».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Come un’eredità che si trasmette di padre in figlio, così l’arte dei quattro miti che ieri sera hanno consacrato la nostra città al rock, è qualcosa che supera epoche e rivoluzioni. In coda dietro alle transenne, con i biglietti in mano, a sventolare bandane, a cantare ancor prima di entrare, c’era un esercito lungo anni di concerti, tappe sparse fra continenti e qualche metro di asfalto fra viale Regina Margherita e viale Cavour. A un passo dalla stazione, in questa parte di circonvallazione destinata ad area di pre-filtraggio, fin dalle prime luci della mattina la folla in fibrillazione ha iniziato ad assieparsi per potersi accaparrare le file migliori nel prato dell’ex Campo Balilla e vedere da vicino le icone del rock.
Un’altra volta, che non è mai l’ultima. Già, perché gli irriducibili dell’alba lucchese sono quelli che i Rolling Stones li seguono anche dall’altro capo del mondo. «Questo è il mio 36esimo concerto – afferma Massimo Della Pietra, 47 anni, impiegato della provincia di Pordenone – Di solito arrivo di notte, con il materassino e aspetto in strada. A Lucca, il tipo di organizzazione ci ha permesso di concederci qualche ora di sonno in più». Giusto il tempo della colazione, perché per Massimo, ogni volta, esserci è un’emozione a cui non può arrivare in ritardo. «La loro musica la sento dentro, soprattutto la chitarra di Keith Richards. Ho una canzone per ogni stato d’animo da quando avevo undici anni».
I Rolling Stones, colonna sonora di vita. Della sua e delle centinaia di persone che, ogni volta, come un appuntamento fisso, ritrova in cima alla fila. Come Piera Valentini, 44 anni, e suo marito, residenti a Crotone, a cui lo lega un’amicizia a ritmo di braccia alzate e “You can’t always get what you want”. Una frase che Piera si è fatta tatuare sulla pelle, come omaggio alla sua band preferita. «Conosciamo tutte le canzoni – spiega – Seguiamo gli Stones da tempo, ci piace la carica che trasmettono e il fatto che, dopo tanti anni, siano ancora un gruppo compatto. Il loro segreto? Raccolgono tre generazioni di fan».
In effetti, intorno, è rughe e gioventù, capelli bianchi e capelli blu. «Ho visto ben dieci concerti, dall’82 a oggi – ricorda Giuseppe Fredi, di Brescia – Lo scorso sabato ero in Austria per un’altra esibizione degli Stones. L’emozione che mi regalano, ogni volta è un brivido che corre lungo la schiena e poi, il valore aggiunto è che condivido questa passione con i miei figli»
Le vibrazioni del pubblico delle pietre rotolanti, rimbalzano sulle Mura, fra i palazzi, nelle strade e nelle piazze gremite. Le magliette con la stampa della “linguaccia” più famosa sono un tratto distintivo, un simbolo che è quasi una bandiera. E la musica dei Rolling Stones che i locali del centro mandano a ciclo continuo, anticipa lo show di diverse ore. Come una grande anteprima, in via Veneto si balla, si canta, si vive. «Ci aspettiamo un evento meraviglioso – commentano Linda e Michael Carrol, arrivati in città insieme al fratello di lui e alla moglie, Guillermo e Grace – La location è straordinaria, siamo venuti apposta dagli Stati Uniti. Seguiamo gli Stones da cinquant’anni, hanno il potere di farci sentire giovani. Cosa ci piace di loro? Semplicemente, sono rock ’n’ roll».
L’atmosfera è di quelle da grandi occasioni, che è festa ancor prima di iniziare e non per caso. Lucca, infatti, come sottolinea una fan «fa crescere l’aspettativa perché tiene tutti a contatto l’uno con l’altro. Non come a Roma, città grande e dispersiva, dove gli appassionati, girando per passare il tempo prima del concerto, non si incontravano mai».
Per respirare la storia della musica, Elizabeth Southwood, 62 anni, è arrivata direttamente dalla California due giorni fa. «L’energia che gli Stones mi trasmettono è unica – spiega – e poi questa città è bellissima, non ero mai stata a Lucca e, per poterla visitare, mio marito e io abbiamo affittato due biciclette». Con meno chilometri dietro le spalle, ma non per questo minor voglia di partecipare, Anna Langella è giunta in città da Viareggio. Una t-shirt bianca con la lingua disegnata e una fascia giallo fluo con le date del tour della band legata sulla fronte, come a voler mostrare la sua passione a chiunque la incroci. «Un amore non tanto per gli Stones in particolare – precisa – ma per la musica in generale, in tutte le sue declinazioni. Non potevo mancare avendo questo grande evento a un passo da casa». Poca strada, ma un lungo percorso emotivo. Questo significa per i fan immergersi nel sound degli eterni divi del rock. Questo significa anche per chi, come Jacopo Ladini, 20 anni e Giuseppe Domini, 26, l’evento lucchese è un “rito di iniziazione”. «E’ il primo concerto dei Rolling Stones a cui partecipiamo. Abbiamo studiato la scaletta delle scorse esibizioni provando a immaginare quello che ci aspetterà, ma sappiamo bene che, quando si parla di Stones, ogni canzone è una storia a sé».
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