Il Tirreno

Lucca

Chioschi di fiori a Sant’Anna Il Comune ordina la chiusura

Il Tar respinge il ricorso di due titolari contro il diniego di rinnovo della concessione  e l’amministrazione firma per l’immediata cessazione dell’attività di commercio

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LUCCA. Il Tar si è pronunciato: respinta la domanda di sospensiva presentata dai titolari di due chioschi situati di fronte al cimitero di Sant’Anna che chiedevano di annullare il provvedimento del Comune con cui l’amministrazione esprimeva il “diniego di rinnovo della concessione per il commercio su aree pubbliche con posteggio”.

Una decisione che ha fatto subito scattare l’ordinanza del Comune, con decorrenza di 48 ore dalla data di notifica del provvedimento, per l’immediata cessazione dell’attività di commercio per Gabriele Bonin e Fernanda Pellicci, i proprietari di due dei tre chioschi di fiori sul piazzale in via delle Tagliate. Una decisione che conclude il procedimento amministrativo di mancato rinnovo della concessione avviato il 10 ottobre 2016.

Le ragioni sono da ricondurre, come si legge nell’ordinanza del Comune, al fatto che i manufatti sono stati realizzati «abusivamente su un’area di proprietà comunale, costituiti da una struttura in ferro tamponata e coperta con telo e lamiera e all’interno della stessa area sussiste un manufatto in muratura» le cui dimensioni variano fra i due chioschi.

Già prima della scadenza delle autorizzazioni commerciali rilasciate il 21 agosto 2007, con durata decennale, fra il Comune e i titolari dei banchi era intercorsa una lunga fase di comunicazione sullo stato delle cose. Fino al 24 luglio quando ufficialmente era stato negato il rinnovo della concessione: un mese prima dell’effettiva data di scadenza.

Un documento subito impugnato da Bonin e da Pellicci che avevano presentato il ricorso al Tar per l’annullamento, previa istanza di sospensione cautelare, del provvedimento del Comune. La decisione del Tar è arrivata il 7 settembre scorso, dopo la quale, con l’ordinanza firmata il 21 settembre, il Comune ha stabilito «l’immediata cessazione dell’attività di commercio».

Nello stesso documento, si precisa che «in caso di inosservanza del provvedimento, l’ammontare della sanzione corrisponde a una somma che va da 2.500 euro a 15.000 euro oltre al sequestro cautelare delle attrezzature e delle merci». A questo punto, starà ai titolari dei banchi decidere se presentare ricorso al Tar contro questo provvedimento entro 60 giorni o al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notifica.

(f.b.)

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