Attenzione
«Da noi nessun atteggiamento persecutorio»
Il sindaco Tamagnini replica al parroco don Giuseppe Dini sulla querelle dell’altare che va avanti da tempo
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VILLA COLLEMANDINA. Striscioni, smentite e prese di posizioni. La storia dell’altare di Villa Collemandina prosegue in un clima davvero surreale nel piccolo paese garfagnino. Infatti, si moltiplicano gli striscioni nel capoluogo ( “L’altare non si tocca”, “Predicate bene, ma razzolate male”) rivolti a don Giuseppe Dini. La querelle va avanti con nuovi elementi. Infatti, sia l’associazione musicale paesana che l’amministrazione comunale hanno risposto a quanto verbalizzato nell’ultimo consiglio parrocchiale da don Dini per smentire le parole del prete.
Il sindaco Dorino Tamagnini ha chiesto di abbassare i toni del confronto per trovare una soluzione condivisa: «I toni sono sempre più accesi e quindi auspichiamo un ritorno ad atteggiamenti moderati per un sereno confronto tra le parti. Non vogliamo alimentare questa tendenza e nemmeno entrare nel merito delle parole di monsignor Dini, ma qualche chiarimento è dovuto visto che alcune ingiustificate accuse hanno riguardato anche l’amministrazione. Non abbiamo, infatti, avuto alcun atteggiamento persecutorio verso la parrocchia. Siamo intervenuti sulla vicenda altare solo due anni fa quando l’ufficio tecnico comunale, in sede di rilascio Dia, ha richiesto chiarimenti alla Soprintendenza delle Belle Arti. Non capiamo come da un passaggio tecnico necessario si possa definire l’amministrazione “nemica” e “persecutrice” della parrocchia. Anzi, ci teniamo a ricordare anche il nostro impegno con la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per avere dei finanziamenti per alcune opere parrocchiali. Come Comune, gestiamo gli interessi della popolazione e non interveniamo certo su scelte religiose. Questo però non significa che singoli componenti dell’amministrazione non possano esprimere dissenso di fronte alle decisioni prese dal parroco».
Anche l’associazione musicale “Santa Cecilia” smentisce il consiglio parrocchiale di qualche giorno fa: «Il nostro presidente è stato convocato dal parroco che ha chiesto lo spostamento del tradizionale raduno bandistico senza specificarne il motivo. La data però non poteva essere più modificata visto che era già stabilita dal calendario dell’associazione nazionale delle bande italiane e comunicata ai nostri ospiti. Alla risposta negativa del presidente, il parroco non ha dato la disponibilità di nessuno degli spazi appartenenti alla chiesa. Lo spazio antistante dunque è stato negato ancor prima di poterlo chiedere».
Luca Dini
Il sindaco Dorino Tamagnini ha chiesto di abbassare i toni del confronto per trovare una soluzione condivisa: «I toni sono sempre più accesi e quindi auspichiamo un ritorno ad atteggiamenti moderati per un sereno confronto tra le parti. Non vogliamo alimentare questa tendenza e nemmeno entrare nel merito delle parole di monsignor Dini, ma qualche chiarimento è dovuto visto che alcune ingiustificate accuse hanno riguardato anche l’amministrazione. Non abbiamo, infatti, avuto alcun atteggiamento persecutorio verso la parrocchia. Siamo intervenuti sulla vicenda altare solo due anni fa quando l’ufficio tecnico comunale, in sede di rilascio Dia, ha richiesto chiarimenti alla Soprintendenza delle Belle Arti. Non capiamo come da un passaggio tecnico necessario si possa definire l’amministrazione “nemica” e “persecutrice” della parrocchia. Anzi, ci teniamo a ricordare anche il nostro impegno con la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per avere dei finanziamenti per alcune opere parrocchiali. Come Comune, gestiamo gli interessi della popolazione e non interveniamo certo su scelte religiose. Questo però non significa che singoli componenti dell’amministrazione non possano esprimere dissenso di fronte alle decisioni prese dal parroco».
Anche l’associazione musicale “Santa Cecilia” smentisce il consiglio parrocchiale di qualche giorno fa: «Il nostro presidente è stato convocato dal parroco che ha chiesto lo spostamento del tradizionale raduno bandistico senza specificarne il motivo. La data però non poteva essere più modificata visto che era già stabilita dal calendario dell’associazione nazionale delle bande italiane e comunicata ai nostri ospiti. Alla risposta negativa del presidente, il parroco non ha dato la disponibilità di nessuno degli spazi appartenenti alla chiesa. Lo spazio antistante dunque è stato negato ancor prima di poterlo chiedere».
Luca Dini
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