Il Tirreno

Lucca

In carcere per molestie l’ex autista

di Luca Tronchetti
In carcere per molestie l’ex autista

Condanna definitiva della Cassazione La mamma: «Adesso giustizia è fatta»

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LUCCA. Dieci anni dopo quell’accusa infamante per lui si sono aperte le porte del penitenziario di San Giorgio. La Cassazione ha decretato la sua condanna in via definitiva per violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina che all’epoca dei fatti aveva nove anni. Dovrà scontare 5 anni, 8 mesi e un giorno. E risarcire le vittime con 70 mila euro (in primo grado il tribunale aveva riconosciuto una provvisionale complessiva di trecentomila euro): 50 mila alla protagonista della vicenda e 10 mila ciascuno ai suoi genitori. Lui, Massimiliano Bini, 52 anni, ex autista di scuolabus, ha sempre negato e continua a professarsi innocente. Piange e si dispera: sostiene di non aver molestato quella bimba. E il suo legale, avvocato Francesco Frezza, dopo aver letto le motivazioni deciderà se rivolgersi o meno alla Corte di Giustizia Europea dei diritti dell’uomo. Ma intanto ieri sera l’ex autista, ormai disoccupato, è stato prelevato dai carabinieri nella sua abitazione a Ponte a Moriano su ordine di custodia cautelare emesso dalla procura generale della Corte d’Appello di Firenze dopo che venerdì scorso la Suprema Corte aveva rigettato sia il ricorso del procuratore generale, sia il ricorso della difesa dell’imputato.

Le reazioni della mamma. Un’odissea triste e dolorosa che dal 2007 ha angosciato la famiglia della bambina che oggi è maggiorenne e che da qualche tempo non ha più bisogno di essere seguita da uno psicologo. La mamma della vittima - costituitasi parte civile nel processo penale assistita dall’avvocato Luigi Velani - è soddisfatta della sentenza della Cassazione: «Sono passati dieci anni tra tormento e angoscia. Adesso giustizia è fatta. Io ho sempre creduto nell’azione della magistratura. Dal primo giorno in cui è emersa questa bruttissima storia, sino a quando non è stata pronunciata la sentenza definitiva. Mia figlia ha subito un trauma fortissimo che l’ha condizionata per tanto tempo. Ricordo i suoi incubi notturni, il risveglio improvviso, il pianto dirotto per quell’uomo nero che le appariva nel sonno. Per lungo tempo è stata seguita da uno psicologo e ancora oggi, che ha raggiunto la maggior età e che il peggio è ormai alle spalle, quella violenza subita le è rimasto dentro come qualcosa che non va più via, che non si cancella». Poi un apprezzamento a chi, attraverso le indagini e i vari gradi di giudizio, le è stata vicina: «Voglio ringraziare sentitamente il procuratore Giuseppe Quattrocchi, l’ispettore capo della polizia Massimo Diodati (all’epoca dei fatti ufficiale di pg alla procura della Repubblica), il giudice Gabriele Ferro, il pubblico ministero Sara Polino e tutti i togati che in Appello e in Cassazione hanno fatto il loro lavoro con coscienza e dedizione». Nessuna parola di perdono nei confronti dell’autore del reato: «Deve pagare per il male che ha fatto. Lui non si è mai pentito e adesso deve restare in carcere per espiare le sue colpe. Il mio perdono non l’avrà di certo».

I fatti. Era il 28 dicembre 2007 quando l’ex autista del pullman venne arrestato e messo ai domiciliari dal gip su richiesta del pm Fiorenza Marrara dopo che, per sei mesi, la squadra di pg della polizia aveva svolto accertamenti in seguito alla denuncia presentata dai genitori della bimba che risiedeva nella Piana. Il conducente del bus era una persona insospettabile, senza precedenti di polizia. I sospetti erano iniziati nella primavera del 2007 quando i genitori della piccola si erano rivolti in procura perché preoccupati la figlia aveva iniziato a rincasare tardi da scuola. Addirittura un’ora dopo il suono della campanella delle elementari che frequentava. Inizialmente non aveva raccontato nulla. Poi si era aperta sostenendo che un adulto la toccava quando era stata sentita dal magistrato con l’ausilio di una neuropsichiatra infantile. L’ex autista era stato pedinato e fotografato dalla polizia giudiziaria mentre era al volante del bus e quei ritardi erano stati evidenziati. Le accuse erano state confermate in incidente probatorio davanti al gip Alessandro Dal Torrione. E la bimba aveva confermato che per tre volte l’autista l’aveva palpeggiata sullo scuolabus dopo aver sceso gli altri alunni e deviando sul percorso per appartarsi senza dare nell’occhio. In primo grado il pm Sara Polino aveva chiesto nei suoi confronti 17 anni di carcere.



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