Il Tirreno

Lucca

Il segretario Cgil: «Colpa delle scelte dei governi»

Il segretario Cgil: «Colpa delle scelte dei governi»

LUCCA. «Altro che destino cinico e baro. L’attuale mondo del lavoro è frutto di precise scelte politiche e di una legislazione che ha puntato ad abbattere stipendi e i diritti dei lavoratori pensando...

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Altro che destino cinico e baro. L’attuale mondo del lavoro è frutto di precise scelte politiche e di una legislazione che ha puntato ad abbattere stipendi e i diritti dei lavoratori pensando così di rilanciare la competitività delle imprese. Ma è stata una scelta miope, servita solo a creare un’occupazione di basso livello che non facilità la crescita della domanda interna». Rossano Rossi, segretario generale del sindacato provinciale della Cgil, si è fatto il fegato amaro a forza di ascoltare storie come quella di Scalici. Storie di cinquantenni che hanno perso il posto e faticano a ricollocarsi o vicende di giovani che nel regno “dorato” del lavoro tutelato non ci hanno mai messo piede. «Inutile prendersi in giro con i numeri – dice – il mondo occupazionale ormai ha queste caratteristiche. Il governo si balocca con i dati sulla ripresa del Pil e l’aumento dell’occupazione, ma quei numeri vanno saputi leggere nella loro interezza al contempo parlano di un aumento dei poveri, raddoppiati rispetto agli anni pre-crisi, e di una forbice crescente tra chi ha e chi non ha. Come è possibile che le due cose stiano assieme? Semplice, perché oggi i lavori sono precari, mal pagati e lo spazio dei diritti si è ristretto. Quando vengono fatti i sondaggi per monitorare i livelli occupazionali si chiede all’intervistato se ha lavorato almeno un giorno nell’ultimo mese: molti dicono di sì ed è per questo che le statistiche sono migliorate. Il problema è che questi soggetti non hanno un posto fisso e un reddito accettabile e non sono al riparo dalla povertà».

Secondo la Cgil è l’attuale legislazione di fatto ha reso legale il precariato: in caso di lavoratori poco specializzati e addetti a impieghi di bassa manovalanza l’azienda non ha alcun interesse ad assumerli a tempo indeterminato. Gli fa fare il periodo di prova (come successo anche a Scalici) e poi li manda a casa prendendone altri con la stessa formula o con contratti flessibili di altro genere. Qualcuno la chiama flessibilità, altri deregulation, altri ancora la vedono semplicemente come un modo di abbattere i diritti dei lavoratori, considerati più un ostacolo che un traguardo di civiltà. «È vero – spiega Rossi – le aziende perseguono il proprio interesse, ma la storia recente dimostra che chi ha delocalizzato o non hanno investito sul personale sono uscite peggio dalla crisi. Chi invece ha avuto il coraggio di puntare sulla formazione dei lavoratori e sull’innovazione oggi si trova in una situazione migliore. Nella carta dei diritti del lavoratore abbiamo inserito la formazione continua dato che con l’allungamento dei tempi di vita e di permanenza al lavoro è importante rimanere aggiornati». (g.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web