Il Tirreno

Lucca

dagli scavi per l’isola ecologica poi sospesa 

Riaffiora una domus romana

Riaffiora una domus romana

I resti sono ben conservati. Un locale era adibito ad uso termale

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LUCCA. È venuta alla luce durante gli scavi di fianco alla chiesa di Santa Maria Corteorlandini, nel luogo in cui era stata deciso di collocare un’isola ecologica. Una magnifica Domus romana risalente al II secolo d.C. è riemersa in tutta la sua bellezza. Molto ben conservata, a una profondità di oltre due metri. Sono quattro ambienti, delimitati da muri alti 80 centimetri, rivestiti da intonaci in azzurro e rosso pompeiano, con pavimentazioni originali del II secolo d.C. “in opus signium”di fattura molto raffinata che il tempo ha mantenuto in perfetto stato. Realizzati con un battuto di malta, detto anche cacciopesto, miscela di frammenti di tegole e anfore impastati con calce e battuti che, nella tecnica costruttiva dei Romani, venivano utilizzati come rivestimento di terrazze, cisterne, zoccoli di parete, ma anche per pavimentazioni e ambienti termali e avevano lo scopo di protezione contro l’umidità. Ben visibile la soglia di ingresso in marmo con gli alloggiamenti dei battenti della porta che introduce negli ambienti, uno dei quali era senz’altro ad uso termale, perché dotato di una pendenza che non sembrerebbe un cedimento strutturale, ma un impluvio e si presenta con pavimento in grossi laterizi a forma di parallelepipedo, compatibile con un ambiente termale. Soddisfatta l’archeologa Elisabetta Abela che sin dai primi interventi, portati avanti con i colleghi Giulio Ciampoltrini, Serena Cenni e Manuela Franceschini, aveva capito che c’era qualcosa di molto prezioso. «Un ritrovamento eccezionale che consentirà a Lucca di scrivere una pagina importante della sua storia antica - spiega - ma adesso bisogna ripristinare la pavimentazione, poi valuteremo il da farsi, al momento non possiamo ampliare gli scavi e né lasciare l’area a vista». Per il sindaco Alessandro Tambellini sarebbe impossibile anche coprire con un vetro, perché l’umidità del sito costringerebbe a una costosissima manutenzione, il cui esito non sarebbe garantito. La scoperta ha permesso il ritrovamento di 34 sepolture in prevalenza di donne con evidenti segni di fratture ossee e usure dentarie, datate al VI secolo, la Lucca longobarda. A questo punto l’isola ecologica non si farà. «Si dovrà individuare un’altra zona» concludono l’assessore Francesco Raspini e Roberto Paolini, presidente di Sistema Ambiente che, insieme all’assessore alla cultura Stefano Ragghianti, si compiacciono di questa scoperta.(r.l.)

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