Il Tirreno

Lucca

Perse una gamba sul lavoro, dopo 5 anni ancora non risarcito

di Luca Tronchetti
David Bonaventuri
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David Bonaventuri

Lucca: la provvisionale fu stabilita dal giudice nel 2012 per 150.000 euro. Condannati per lesioni colpose la presidente della coop per cui operava e il vice

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LUCCA. Cinque anni e mezzo fa a causa di un incidente sul lavoro perse la gamba sinistra amputata sopra il ginocchio. Da quel 27 febbraio 2012, David Bonaventuri, 31 anni, residente a Montefegatesi (Bagni di Lucca) oggi fotografo con la passione degli sport estremi, tira avanti con una rendita Inail. Perché la cooperativa in cui lavorava come apprendista non lo ha mai risarcito. Soltanto ieri mattina il giudice Valeria Marino (pm Aldo Ingangi) condannando presidente e vice presidente della società cooperativa assegna una provvisionale immediatamente esecutiva alla vittima dell’incidente sul lavoro: 150mila euro. E inoltre 40mila euro a favore della madre e 15 mila per il fratello Kristian, che nel luglio 2013, fu colpito da infarto mentre giocava a calcetto e salvato dal defibrillatore che fortunatamente si trovava nel campetto oratoriale.

La condanna. Con il beneficio della sospensione condizionale della pena il giudice condanna a sedici mesi di reclusione con l’accusa di lesioni colpose personali Silvia Frediani, 44 anni, di Modena, presidente della cooperativa Agroturistica Forestale Valle del Serchio con sede a S. Andrea di Compito e alla stessa pena il vice presidente Steno Natali, 63 anni, di S. Andrea di Compito, che si trovava con Bonaventuri al momento dell’incidente sul lavoro che avvenne nelle vicinanze del camelieto di S. Andrea di Compito. Entrambi gli imputati, difesi dall’avvocato Frullano di Pisa, attraverso consulenze tecniche hanno cercato di dimostrare che l’infortunio era da imputare al lavoratore, costituitosi parte civile nel processo penale attraverso l’avvocato Simona Baccelli (mentre la madre e la sorella sono stati tutelati da Tiziana Bertani). Ma il giudice invece ha ritenuto di seguire la linea dell’accusa.

Le imputazioni. Silvia Frediani era accusata, in quanto presidente della cooperativa, di non aver specificato nella valutazione dei rischi l’indicazione delle misure di prevenzione e protezione relative alla pianificazione di taglio alberi di alto fusto a partire dalla composizione della squadra (numero, qualifica, formazione) e sulla scelta dei dispositivi di protezione individuali tenuto conto dell’ambiente di lavoro e dello stato dei luoghi. Per Steno Natali invece l’accusa era quella di non aver agganciato e sistemato con la massima sicurezza possibile il carico sospeso costituito dal tronco di pino abbattuto che poggiava su di un alberello a forma di forcella. E per non aver preso le misure necessarie affinché il posto di lavoro e la posizione dei lavoratori durante il taglio dell’albero presentassero requisiti di sicurezza. Infatti predisponeva che il taglio dell’albero con motosega fosse effettuato dal lavoratore infortunato in posizione pericolosa.

I fatti. Quel giorno, David Bonaventuri, su direttive fornite da Natali tagliava un primo pino con una motosega e lo faceva cadere utilizzando un verricello manuale ancorato ad un altro albero che si trovava più a monte rispetto a quello da tagliare al fine di farlo cadere verso il monte e non danneggiare le piante di camelia che si trovavano nel camelieto. A quel punto, dopo che Natali tagliava a sua volta in due punti il tronco del primo pino liberando la zona di lavoro al fine di consentire al Buonaventuri il taglio del secondo pino, una parte di tronco lungo circa 8 metri rimasto in bilico su di un alberello a forma di forcella a metà della sua lunghezza cadeva e colpiva la gamba sinistra il giovane boscaiolo facendolo rotolare a valle per 6 metri. Il lavoratore venne ricoverato all’ospedale Cisanello di Pisa per lesioni vascolari con un’iniziale prognosi di 40 giorni. Ma tre giorni dopo i medici furono costretti ad amputare la gamba. E l’invalidità divenne permanente cambiando radicalmente la vita del ragazzo.


 

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