Il dolore
Rumsas, le indagini proseguono
Si attendono gli esami tossicologici per capire se il giovane corridore avesse assunto sostanze proibite
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LUCCA. Caso Rumsas, le indagini proseguono. La vicenda dei sequestri effettuati all’alba di lunedì 4 settembre nelle abitazioni della famiglia Rumsas e dei dirigenti della Altopack–Eppela ha creato clamore negli ambienti sportivi del ciclismo, dove nessuno vuole parlare dell’accaduto. Durante il blitz della squadra mobile sono state trovate ingenti quantità di prodotti proibiti o utilizzabili solo dietro prescrizione medica (assente), o ancora sostanze che combinate tra loro fanno pensare alla pratica del doping. La procura si è presa altro tempo per fare ulteriori accertamenti. L’obiettivo dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Salvatore Giannino è stabilire se all’interno della società si praticasse il doping e soprattutto se vi sia un nesso di causalità tra tali presunte pratiche e la morte di Linas Rumsas, il 21enne corridore della Altopack, deceduto lo scorso 2 maggio a seguito di un malore improvviso. L’autopsia effettuata dal medico legale Chiara Toni non ha fatto chiarezza sulle cause della morte, così la procura ha chiesto l’esame tossicologico sui reperti biologici prelevati dalla salma. Serviranno a stabilire se il giovane Rumsas aveva assunto sostanze proibite. Gli indagati sono cinque e non sei come erroneamente riportato nell’articolo di ieri: si tratta di Raimondas Rumsas (padre) Luca Franceschi, Narciso Franceschi, Maria Luisa Luciani, Elso Frediani. L’ipotesi di reato è procacciamento e somministrazione di sostanze proibite. Andrea Del Nista, dirigente della Altopack, non è indagato, ma solo persona informata sui fatti.
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