Il Tirreno

Lucca

Mossa nel carcere di Roma

di Gianni Parrini

Condannato a 8 anni per l’assalto al Bruton era scappato in Inghilterra

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LUCCA. L’uccel di bosco torna in gabbia. Adam Alexander Mossa, 28enne neofascista, da ieri è rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia, dove ha iniziato a scontare la condanna a 8 anni per l’assalto alla birreria Bruton, avvenuta nel maggio del 2010. Un’azione compiuta assieme ad altri due membri dei “Bulldog”, che costò la perdita di un occhio a un operaio di Gragnano, Sasha Lazzareschi, oggi 45enne. Mossa è stato arrestato dalla polizia di Scotland Yard nel novembre 2016: grazie alle indicazioni fornite dai poliziotti della questura di Lucca, i bobbies lo hanno trovato nella contea di Kent, a sud di Londra. Lavorava come barista in un ristorante italiano, l’Olivo restaurant. Le pratiche burocratiche che hanno portato all’estradizione hanno assorbito dieci mesi di tempo, anche perché il ragazzo aveva fatto opposizione, chiedendo di scontare la pena in Inghilterra. Alla fine però la polizia italiana è riuscita a riportarlo nel nostro Paese. «Dopo una laboriosa collaborazione interistituzionale siamo riusciti a ottenere l’estradizione di un latitante ricercato da anni – ha spiegato il questore Vito Montaruli in conferenza stampa – Digos, interpol, procura, polizia di prevenzione e altri enti hanno lavorato di concerto per arrivare a questo risultato, un grazie a tutti quelli che hanno partecipato». Un arresto eseguito attraverso il mandato di cattura europeo, grazie alle indagini della procura della Repubblica prima con il sostituto Fabio Origlio e di recente con il pm Lucia Rugani.

Nel corso della conferenza stampa il dirigente della Digos di Lucca Leonardo Leone ha ripercorso l’intera vicenda, partendo dall’assalto alla birreria Bruton del 16 maggio 2016. Quella sera Mossa, assieme a Lorenzo Pucci e Stefano Vannucci arrivò al pub con coltelli e tirapugni. I tre volevano compiere un raid in quel locale dopo che una settimana prima lo avevano attaccato a colpi di petardi sino a quando erano stati respinti. Per rifarsi lanciarono dall'esterno all'interno del locale oggetti vari, tra cui il bicchiere di whisky che colpì lo sfortunato operaio di Gragnano che quella sera, in compagnia della moglie e di due amici, era andato al Bruton per ascoltare un po' di musica prima di rincasare. Le testimonianze raccolte dagli inquirenti nelle ore immediatamente successive all'aggressione permisero di stringere subito il cerchio attorno ai tre aggressori. Le celle telefoniche localizzarono Mossa, Vannucci e Pucci fuori dalla birreria la sera in cui avvenne l'assalto al pub. «Bella serata», recita uno dei messaggi che i quattro si scambiarono dopo l’episodio. Mossa e i suoi due complici si fecero alcuni mesi di custodia cautelare in carcere, poi i domiciliari e infine di nuovo liberi, in attesa della conclusione del percorso giudiziario. «Nel luglio del 2015 – spiega Leone – la Cassazione rigettò la loro opposizione e rese definitive le sentenze. Due giorni dopo Pucci e Vannucci si presentarono spontaneamente in questura mentre Mossa, sul quale pesava la condanna più pesante (8 anni), si era già allontanato da Lucca, prima del pronunciamento dei giudici. A posteriori siamo riusciti a ricostruire i suoi movimenti: inizialmente il ragazzo venne accompagnato in macchina a Milano e da lì prese un treno per Dusseldorf da dove mosse verso l’Inghilterra. In questa fuga ha potuto contare sull’appoggio di una rete di skinhead diffusa in tutta Europa. La sua attività di musicista nella band “Nessuna resa” lo ha aiutato a stringere rapporti in tutto il continente. Alla fine lo abbiamo individuato in una cittadina della contea di Kent: lavorava come barista in un ristorante italiano. A rendere difficoltose le nostre indagini il fatto che Mossa è nato in Inghilterra e ogni volta che veniva fermato esibiva un passaporto inglese. Ciò lo ha aiutato a non dare nell’occhio e a rimanere nascosto. Grazie agli organi di Interpol e alle tracce che lasciava sui social siamo riusciti a trovarlo. Portarlo qui non è stato facile, l’Inghilterra è molto rigida di fronte alle richieste di estradizione tant’è che c’è voluto quasi un anno». Al momento non è previsto il trasferimento di Mossa nel carcere di Lucca, dipenderà anche dalle richieste del recluso.

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