Sicurezza
Il “pane della montagna” quest’anno non mancherà
di Nicola Bellanova
L’allarme cinipide sembra ormai appartenere a un (bruttissimo) passato Si annuncia una buona stagione, anche se in ritardo, per la castanicoltura
3 MINUTI DI LETTURA
VALLE DEL SERCHIO. Le castagne arriveranno, e tante. Magari non come lo scorso anno, ma la produzione si prospetta copiosa. Unica condizione: bisogna avere pazienza, perché stavolta il periodo migliore si profila verso fine ottobre, spostando di una ventina di giorni il canonico orologio biologico.
Ivo Poli, presidente nazionale dei castanicoltori ed esperto del settore, traccia una previsione ottimistica, e anche le imprese che fanno silvicoltura sono fiduciose: «La siccità ha fatto sentire il suo peso, è inutile negarlo. Tuttavia il castagno ha tante potenzialità e una grande capacità di rigenerarsi, ha assorbito umidità necessaria a compensare la carenza di acqua, arrivata troppo tardi in questi giorni di settembre. Ecco quindi che bisognerà attendere qualche giorno in più rispetto al solito per vedere i ricci cadere dagli alberi e soprattutto le castagne maturate a puntino».
Il risultato val bene l’attesa, anche se chiaramente, pur con i dovuti distinguo, i raccolti non saranno geograficamente uniformi: «Bisogna vedere, territorio per territorio, sui tre frutti inseriti nel riccio, quanti saranno effettivamente maturi. Sarà difficile che siano tutti pieni, ma almeno una castagna su tre sarà di ottima fattura, e in molti casi ce ne saranno anche due». Dopo i tempi di vacche magre causate dal cinipide galligeno che ha distrutto raccolti e alberi, per il secondo anno di fila, quindi, si prospetta una resa molto elevata. Tuttavia, come ammonisce Poli, bisogna stare col naso all’insù e incrociare le dita: «Sconfitto il cinipide, l’unico rischio per le castagne è il fungo che, se da questi giorni a fine ottobre non tornerà un po’di siccità, potrebbe svilupparsi e rovinare i frutti di minore qualità. Gli investimenti fatti in questi anni per eliminare il cinipide galligeno hanno portato dei risultati, ma in questo caso ci sarebbe poco da fare».
Chiaramente, non tutti gli alberi di castagni produrranno frutti a iosa, perché l’aspetto orografico e geologico fa la sua parte. Stando all’esperienza del presidente dei Castanicoltori, le zone di maggiore qualità sono quelle comprese tra Pegnana e Renaio nel comune di Barga, poi Sillano, Careggine e la zona appenninica: «La quota migliore è compresa tra gli 800 e i mille metri di altezza – continua Ivo Poli – perché il clima si presta allo sviluppo dei ricci e soprattutto i terreni sono diversi e più adatti. Ma negli ultimi anni, anche più in basso sono arrivati esempi di virtuosità, basta solo starci dietro e operare con professionalità».
Il problema, inutile girarci attorno, è che sempre più castagni sono abbandonati, e sempre meno aziende decidono di investire in questo settore. Eppure, per due secoli, la castagna ha sfamato migliaia di persone in tutta la Mediavalle e Garfagnana, ma i tempi sono cambiati. Ivo Poli, che al Ministero dell’Agricoltura è di casa, e spesso gira l’Italia assieme a ministri e sottosegretari, non usa mezzi termini: «Manca l’informazione giusta per incentivare queste attività. Nonostante la castagna locale sia apprezzata solo per la produzione di farina, e quindi per produzioni di base, in tutta Italia sta crescendo la domanda di prodotti della nostra zona, quotata ai mercati di settore anche un euro al chilo».
Ivo Poli, presidente nazionale dei castanicoltori ed esperto del settore, traccia una previsione ottimistica, e anche le imprese che fanno silvicoltura sono fiduciose: «La siccità ha fatto sentire il suo peso, è inutile negarlo. Tuttavia il castagno ha tante potenzialità e una grande capacità di rigenerarsi, ha assorbito umidità necessaria a compensare la carenza di acqua, arrivata troppo tardi in questi giorni di settembre. Ecco quindi che bisognerà attendere qualche giorno in più rispetto al solito per vedere i ricci cadere dagli alberi e soprattutto le castagne maturate a puntino».
Il risultato val bene l’attesa, anche se chiaramente, pur con i dovuti distinguo, i raccolti non saranno geograficamente uniformi: «Bisogna vedere, territorio per territorio, sui tre frutti inseriti nel riccio, quanti saranno effettivamente maturi. Sarà difficile che siano tutti pieni, ma almeno una castagna su tre sarà di ottima fattura, e in molti casi ce ne saranno anche due». Dopo i tempi di vacche magre causate dal cinipide galligeno che ha distrutto raccolti e alberi, per il secondo anno di fila, quindi, si prospetta una resa molto elevata. Tuttavia, come ammonisce Poli, bisogna stare col naso all’insù e incrociare le dita: «Sconfitto il cinipide, l’unico rischio per le castagne è il fungo che, se da questi giorni a fine ottobre non tornerà un po’di siccità, potrebbe svilupparsi e rovinare i frutti di minore qualità. Gli investimenti fatti in questi anni per eliminare il cinipide galligeno hanno portato dei risultati, ma in questo caso ci sarebbe poco da fare».
Chiaramente, non tutti gli alberi di castagni produrranno frutti a iosa, perché l’aspetto orografico e geologico fa la sua parte. Stando all’esperienza del presidente dei Castanicoltori, le zone di maggiore qualità sono quelle comprese tra Pegnana e Renaio nel comune di Barga, poi Sillano, Careggine e la zona appenninica: «La quota migliore è compresa tra gli 800 e i mille metri di altezza – continua Ivo Poli – perché il clima si presta allo sviluppo dei ricci e soprattutto i terreni sono diversi e più adatti. Ma negli ultimi anni, anche più in basso sono arrivati esempi di virtuosità, basta solo starci dietro e operare con professionalità».
Il problema, inutile girarci attorno, è che sempre più castagni sono abbandonati, e sempre meno aziende decidono di investire in questo settore. Eppure, per due secoli, la castagna ha sfamato migliaia di persone in tutta la Mediavalle e Garfagnana, ma i tempi sono cambiati. Ivo Poli, che al Ministero dell’Agricoltura è di casa, e spesso gira l’Italia assieme a ministri e sottosegretari, non usa mezzi termini: «Manca l’informazione giusta per incentivare queste attività. Nonostante la castagna locale sia apprezzata solo per la produzione di farina, e quindi per produzioni di base, in tutta Italia sta crescendo la domanda di prodotti della nostra zona, quotata ai mercati di settore anche un euro al chilo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
