Lutto
Il caso Palmeri: «Nessun mandato di cattura per lui»
Quando si parla di appartenenti all’estrema destra lucchese “fuggiti” all’estero, il pensiero non può che andare ad Andrea Palmeri, ex capo dei Bulldog col roboante soprannome di “Generalissimo”. Da...
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Quando si parla di appartenenti all’estrema destra lucchese “fuggiti” all’estero, il pensiero non può che andare ad Andrea Palmeri, ex capo dei Bulldog col roboante soprannome di “Generalissimo”. Da tempo l’uomo si è allontanato da Lucca: un servizio delle Iene ormai datato lo ritraeva nel Donbass, a combattere a favore dei separatisti russi. Secondo le ultime notizie, fornite dal portale Nasha Gazeta.net, Palmeri avrebbe smesso i panni del combattente per vestire quelli di diplomatico e rappresentante degli imprenditori italiani nella regione del Donbass. A quanto pare, però, a Lucca non lo cercano più neppure le forze dell’ordine: «Quello che sappiamo lo apprendiamo dal suo profilo Facebook – spiegano dalla questura – Nei suoi confronti non è stato spiccato alcun mandato di cattura europeo dato che non ha pendenze con la giustizia italiana. L’ultima sentenza della cassazione sulla vicenda dei Bulldog ha sancito la prescrizione dei capi di imputazione facendo piazza pulita. In molti stanno studiando il caso di Palmeri per individuare se la sua condotta attuale configura una qualche fattispecie di reato». A quanto pare, Palmeri non è mai stato inserito neppure nelle liste dei cosiddetti foreign fighters italiani che combattono all’estero: «Anche perché non c’è nessuna prova certa che sia all’estero a combattere», concludono dalla procura.
Palmeri a parte, il questore Vito Montaruli prende ad esempio la vicenda di Adam Mossa, per sottolinera che la giustizia italiana non dimentica. «Questa vicenda dimostra che nessuno ha la possibilità di sottrarsi ai rigori della giustizia: possono andare in Inghilterra o in altri Paesi, ma saranno sempre ricercati della giustizia italiana».
Palmeri a parte, il questore Vito Montaruli prende ad esempio la vicenda di Adam Mossa, per sottolinera che la giustizia italiana non dimentica. «Questa vicenda dimostra che nessuno ha la possibilità di sottrarsi ai rigori della giustizia: possono andare in Inghilterra o in altri Paesi, ma saranno sempre ricercati della giustizia italiana».
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