Proteste
alle 10.30 in cattedrale
«Siate costruttori di speranza»
Così il vescovo nell’omelia del Pontificale che celebrerà stamani
3 MINUTI DI LETTURA
«La festa della Santa Croce è quest’anno listata a lutto per la morte dei nostri fratelli Eugenio e Antonio: riconfermiamo l’abbraccio della nostra città, di tutto il nostro popolo, ai familiari e ai compagni di lavoro». Comincia così l’Omelia di Santa Croce di Monsignor Italo Castellani che pronuncerà al Pontificale della Messa di stamani alle 10,30 nella chiesa di San Martino.
«Eugenio e Antonio, amici fraterni sul lavoro - continua - ma anche nella devozione al Volto Santo, rendendosi disponibili da anni a preparare la luminara e accendere uno per uno i lumini che illuminano di luce viva le strade della nostra città. E nel ricordo di questi due fratelli, sotto la Croce del Signore, consegno al Risorto tutti i morti sul lavoro nel nostro territorio in questi ultimi anni».
«La luminara - prosegue - ha ritrovato più che mai quest’anno il suo profondo significato e motivazione religiosa: la celebrazione della vittoria della “Luce” – Cristo Risorto– sulle tenebre, la morte; la sconfitta della morte, di ogni morte, per la forza unica della Risurrezione del Signore».
«Ieri sera lungo la luminara abbiamo testimoniato la nostra fede nella Risurrezione del Signore. Il canto stesso ha bene espresso il senso religioso di tutta la comunità lucchese. La “Risurrezione” è il nucleo della fede cristiana, e di questo è simbolo il ‘Volto Santo’».
«Il Volto Santo - continua dopo aver fatto riferimento al Vangelo (Gv 3, 16) - è il Volto del Redentore, il Volto del Risorto: “Non dobbiamo addomesticare” – afferma Papa Francesco– “la potenza del Volto di Cristo. Il Volto è l’immagine della sua trascendenza”. Il Volto Santo, rivela il mistero della “pietra scartata” che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza. “In questa cultura dello scarto –afferma Papa Francesco– dove quello che non serve prende la strada dell’usa e getta, dove quello che non serve viene scartato, quella pietra –Gesù– è scartata ed è fonte di vita. E anche noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso, in mezzo a tante calamità. Il senso di guardare oltre, il senso di dire: guarda non c’è un muro; c’è un orizzonte, c’è la vita, c’è la gioia, c’è la croce con questa ambivalenza. Guarda avanti, non chiuderti. Tu sassolino, hai un senso nella vita perché sei un sassolino presso quel sasso, quella pietra che la malvagità del peccato ha scartato. I sassolini che credono e si attaccano a quella pietra non sono scartati, hanno un senso e con questo sentimento la Chiesa ripete dal profondo del cuore: “Cristo è risorto”»
«La Festa della Santa Croce - aggiunge - C’impegna a non aver paura di investire la nostra vita sul Vangelo, sulla ricerca del senso della vita fondata sull’evento della Risurrezione, a dare spazio alle capacità di bene che sono in tutti noi mettendo a frutto i doni dello Spirito Santo che ci sono stati affidati già a partire dal Battesimo. C’impegna come discepoli del Risorto, ad essere costruttori di speranza, animatori di comunità fondate sul perdono e sulla carità, sulla giustizia e la pace portata dal Risorto. Chiedo alla nostra città di trovare unità nel bene comune, bandendo ogni estremismo e gratuite conflittualità, che logorano e non costruiscono alcunché. In particolare, anche come visibile e fattiva risposta educativa del mondo degli adulti e delle istituzioni alle giovani generazioni –che abbandonate a se stesse nella solitudine dei social network, rischiano derive di violenza e trasgressioni – auspico un rinnovato ‘patto di convivenza’ pacifica e di unità per la nostra città e il suo territorio, a vantaggio del bene comune. Al di là delle opinioni e di un sano confronto su temi vitali del nostro vivere insieme, si ritrovi la capacità di costruire una comunità coesa, accogliente, rispettosa e sollecita verso tutti, soprattutto i più fragili».
«Eugenio e Antonio, amici fraterni sul lavoro - continua - ma anche nella devozione al Volto Santo, rendendosi disponibili da anni a preparare la luminara e accendere uno per uno i lumini che illuminano di luce viva le strade della nostra città. E nel ricordo di questi due fratelli, sotto la Croce del Signore, consegno al Risorto tutti i morti sul lavoro nel nostro territorio in questi ultimi anni».
«La luminara - prosegue - ha ritrovato più che mai quest’anno il suo profondo significato e motivazione religiosa: la celebrazione della vittoria della “Luce” – Cristo Risorto– sulle tenebre, la morte; la sconfitta della morte, di ogni morte, per la forza unica della Risurrezione del Signore».
«Ieri sera lungo la luminara abbiamo testimoniato la nostra fede nella Risurrezione del Signore. Il canto stesso ha bene espresso il senso religioso di tutta la comunità lucchese. La “Risurrezione” è il nucleo della fede cristiana, e di questo è simbolo il ‘Volto Santo’».
«Il Volto Santo - continua dopo aver fatto riferimento al Vangelo (Gv 3, 16) - è il Volto del Redentore, il Volto del Risorto: “Non dobbiamo addomesticare” – afferma Papa Francesco– “la potenza del Volto di Cristo. Il Volto è l’immagine della sua trascendenza”. Il Volto Santo, rivela il mistero della “pietra scartata” che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza. “In questa cultura dello scarto –afferma Papa Francesco– dove quello che non serve prende la strada dell’usa e getta, dove quello che non serve viene scartato, quella pietra –Gesù– è scartata ed è fonte di vita. E anche noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso, in mezzo a tante calamità. Il senso di guardare oltre, il senso di dire: guarda non c’è un muro; c’è un orizzonte, c’è la vita, c’è la gioia, c’è la croce con questa ambivalenza. Guarda avanti, non chiuderti. Tu sassolino, hai un senso nella vita perché sei un sassolino presso quel sasso, quella pietra che la malvagità del peccato ha scartato. I sassolini che credono e si attaccano a quella pietra non sono scartati, hanno un senso e con questo sentimento la Chiesa ripete dal profondo del cuore: “Cristo è risorto”»
«La Festa della Santa Croce - aggiunge - C’impegna a non aver paura di investire la nostra vita sul Vangelo, sulla ricerca del senso della vita fondata sull’evento della Risurrezione, a dare spazio alle capacità di bene che sono in tutti noi mettendo a frutto i doni dello Spirito Santo che ci sono stati affidati già a partire dal Battesimo. C’impegna come discepoli del Risorto, ad essere costruttori di speranza, animatori di comunità fondate sul perdono e sulla carità, sulla giustizia e la pace portata dal Risorto. Chiedo alla nostra città di trovare unità nel bene comune, bandendo ogni estremismo e gratuite conflittualità, che logorano e non costruiscono alcunché. In particolare, anche come visibile e fattiva risposta educativa del mondo degli adulti e delle istituzioni alle giovani generazioni –che abbandonate a se stesse nella solitudine dei social network, rischiano derive di violenza e trasgressioni – auspico un rinnovato ‘patto di convivenza’ pacifica e di unità per la nostra città e il suo territorio, a vantaggio del bene comune. Al di là delle opinioni e di un sano confronto su temi vitali del nostro vivere insieme, si ritrovi la capacità di costruire una comunità coesa, accogliente, rispettosa e sollecita verso tutti, soprattutto i più fragili».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
