Il Tirreno

Lucca

PROVE DI UNITÀ NELLA CITTÀ SPEZZATA

di LUCA CINOTTI
PROVE DI UNITÀ NELLA CITTÀ SPEZZATA

Chi ha visto tante processioni del 13 settembre sa che quella di ieri sera è stata particolare. Non solo per la tragedia di inizio mese e il ricordo dei due operai morti. Ma anche perché si è...

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Chi ha visto tante processioni del 13 settembre sa che quella di ieri sera è stata particolare. Non solo per la tragedia di inizio mese e il ricordo dei due operai morti. Ma anche perché si è assistito a una partecipazione elevata sia per quantità che per qualità: tante persone, come non si vedevano da tempo. E comportamenti composti, senza troppi cellulari consultati fugacemente o saluti a parenti e amici a bordo strada.

Ecco, conviene partire da qui, da una città che ha quantomeno provato a tirar fuori dal mare cattivo delle divisioni un briciolo di unità.

Gli ultimi mesi sono stati brutti. Brutti e cattivi. Hanno disegnato una Lucca spezzata come non mai. Una campagna elettorale con toni da fine del mondo, con strascichi ancora non esauriti. Una divisione continua su ogni evento, a partire dai Rolling Stones e dal Summer Festival. Per arrivare allo psicodramma sui migranti, con tanto di presìdi e ronde. Qualcosa che va ben al di là della contrapposizione politica, ma che sembra essere entrata in profondità nel tessuto cittadino. Fino a lambire - come raccontiamo in cronaca - la stessa tragedia di via Vittorio Veneto con accuse durissime al Comune sulla sicurezza dell’appalto per montare i lumini.

La buona notizia che arriva dalla serata di ieri è che forse non tutto è perduto. Che c’è uno spazio per una ricomposizione, che parta però dal basso. Che il veleno vomitato fra le parti politiche e, soprattutto, su Internet e sui social network è esso stesso se non una fake news, quantomeno una notizia non del tutto rispondente alla realtà.

È la speranza che possa emergere una “maggioranza silenziosa” che non rinuncia alle proprie differenze politiche, ideologiche, culturali ma che non si arrende al fatto che si trasformino nelle linee di faglia di uno scontro continuo, all’arma bianca, che a ogni evento della città trova carburante per ripartire a tutto gas.

L’obiezione che viene in mente è che alla fine, pur tanti che siano, quelli che sono scesi in strada per la processione rimangono solo una parte dei lucchesi. Ma - si può ribattere - è un punto di partenza dal quale può germogliare (o rigermogliare) un modo diverso di vivere la comunità e di risolvere i problemi dei più deboli.

Perché - al di là della Santa Croce di ieri sera - il vero punto è che questa città non si può permettere di vivere in uno stato di conflitto perenne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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