Proteste
«Una fusione fatta senza confronto»
Bonini (Alternativa per Fosciandora) contesta l’iter seguito dalle amministrazioni
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FOSCIANDORA. Fusioni fra Comuni, un tema portato avanti senza essere approfondito come meritava: così il consigliere di “Alternativa e Costituzione per Fosciandora” Marco Bonini interviene sul dibattito in corso in tutta la Valle.
«Purtroppo – scrive – non è semplice capire a fondo le conseguenze della fusione visto che la stessa è maturata in tempi molto ristretti e le delibere consiliari per avviare il processo sono state fatte in fretta e furia, probabilmente per compiacere la Regione, soprattutto senza quei necessari approfondimenti che sarebbero stati opportuni. Approfondimenti e passaggi politico – istituzionali più ragionati, che avrebbero consentito ai cittadini di recarsi al prossimo referendum con un panorama più chiaro su “cosa sarà il dopo fusione”. Purtroppo così non è stato e oggi ci troviamo dinanzi a dichiarazioni e intenzioni dei sindaci, tendenti a presentarci un futuro roseo ed edulcorato ma che solo in parte ci convincono. Il nostro gruppo, nella seduta consiliare in cui ci opponemmo all’avvio del processo di fusione, propose comunque che lo statuto dell’eventuale nuovo Comune prevedesse l’istituzione di municipi elettivi per San Romano e Fosciandora. Nell’ultimo intervento il sindaco di Pieve Fosciana ha fatto capire che tale proposta sarà in parte realizzata e fa riferimento a una bozza di Statuto che regolerebbe appunto le forme di decentramento e di rappresentanza delle ex sedi municipali e delle frazioni. Per capire meglio di cosa si tratta dovremmo approfondire i contenuti di questa proposta di Statuto. Tuttavia ci è stato risposto che in questo momento non è possibile, trattandosi di una bozza su cui stanno lavorando i sindaci. Come mai anche questa volta decidono solo i sindaci e le loro scelte le dobbiamo apprendere dai media?»
Da qui due considerazione: «Dalle dichiarazioni del sindaco Angelini – riprende Bonini – ci sembra di capire che verrà nominato un presidente di municipio, probabilmente un consigliere o un assessore; quindi un organo monocratico, delegato dal sindaco o nella migliore delle ipotesi dal gruppo di maggioranza. Noi invece avevamo proposto municipi elettivi con un presidente e due consultori, quindi organo collegiale che possa esprimere anche la rappresentanza di un’eventuale minoranza. Certo comprendiamo che la scelta dei 3 sindaci sia più comoda, in quanto non rischia di aprire contraddizioni o conflitti tra comune e municipi, in quanto appartenenti alla stessa maggioranza politica. Ma c’è un altro aspetto sul quale non siamo d’accordo. Le varie riforme degli Enti Locali degli ultimi 30 anni hanno progressivamente sottratto poteri alle assemblee elettive, trasferendoli ai sindaci. Ai consigli comunali sono rimaste così poche funzioni che necessiterebbe una battaglia per restituirgli un ruolo centrale nelle istituzione democratiche locali. In questo caso, anche la funzione di indirizzo ci viene sottratta. Meglio avrebbero fatto i sindaci, prima di lavorare ad una bozza di statuto, a realizzare un passaggio nei rispettivi consigli comunali per ottenere un indirizzo politico sui contenuti e le specificità di questa cornice regolamentare».
«Purtroppo – scrive – non è semplice capire a fondo le conseguenze della fusione visto che la stessa è maturata in tempi molto ristretti e le delibere consiliari per avviare il processo sono state fatte in fretta e furia, probabilmente per compiacere la Regione, soprattutto senza quei necessari approfondimenti che sarebbero stati opportuni. Approfondimenti e passaggi politico – istituzionali più ragionati, che avrebbero consentito ai cittadini di recarsi al prossimo referendum con un panorama più chiaro su “cosa sarà il dopo fusione”. Purtroppo così non è stato e oggi ci troviamo dinanzi a dichiarazioni e intenzioni dei sindaci, tendenti a presentarci un futuro roseo ed edulcorato ma che solo in parte ci convincono. Il nostro gruppo, nella seduta consiliare in cui ci opponemmo all’avvio del processo di fusione, propose comunque che lo statuto dell’eventuale nuovo Comune prevedesse l’istituzione di municipi elettivi per San Romano e Fosciandora. Nell’ultimo intervento il sindaco di Pieve Fosciana ha fatto capire che tale proposta sarà in parte realizzata e fa riferimento a una bozza di Statuto che regolerebbe appunto le forme di decentramento e di rappresentanza delle ex sedi municipali e delle frazioni. Per capire meglio di cosa si tratta dovremmo approfondire i contenuti di questa proposta di Statuto. Tuttavia ci è stato risposto che in questo momento non è possibile, trattandosi di una bozza su cui stanno lavorando i sindaci. Come mai anche questa volta decidono solo i sindaci e le loro scelte le dobbiamo apprendere dai media?»
Da qui due considerazione: «Dalle dichiarazioni del sindaco Angelini – riprende Bonini – ci sembra di capire che verrà nominato un presidente di municipio, probabilmente un consigliere o un assessore; quindi un organo monocratico, delegato dal sindaco o nella migliore delle ipotesi dal gruppo di maggioranza. Noi invece avevamo proposto municipi elettivi con un presidente e due consultori, quindi organo collegiale che possa esprimere anche la rappresentanza di un’eventuale minoranza. Certo comprendiamo che la scelta dei 3 sindaci sia più comoda, in quanto non rischia di aprire contraddizioni o conflitti tra comune e municipi, in quanto appartenenti alla stessa maggioranza politica. Ma c’è un altro aspetto sul quale non siamo d’accordo. Le varie riforme degli Enti Locali degli ultimi 30 anni hanno progressivamente sottratto poteri alle assemblee elettive, trasferendoli ai sindaci. Ai consigli comunali sono rimaste così poche funzioni che necessiterebbe una battaglia per restituirgli un ruolo centrale nelle istituzione democratiche locali. In questo caso, anche la funzione di indirizzo ci viene sottratta. Meglio avrebbero fatto i sindaci, prima di lavorare ad una bozza di statuto, a realizzare un passaggio nei rispettivi consigli comunali per ottenere un indirizzo politico sui contenuti e le specificità di questa cornice regolamentare».
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