La manifestazione
C’è chi dice no al fiume come una discarica
di Luigi Spinosi
Un centinaio di persone si sono ritrovate all’iniziativa di “Noi che amiamo il Serchio”
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LUCCA. Quella vecchia automobilina a pedali, così simile alla 313 di Paperino, avrà regalato momenti di gioia a qualche bambino. Speriamo però che, insieme a quel giocattolo, lo stesso non abbia ricevuto l’educazione civica dai suoi genitori. Sì, perché una volta che quel gioco era diventato inutile, gli stessi genitori hanno pensato di smaltirlo nel modo più veloce e più incivile: gettarlo lungo le sponde del Serchio. Del resto non erano soli. A giudicare da quel che vi si trova per molti le sponde del fiume sono semplicemente una discarica. Chissà, forse non hanno ben chiari concetto come rispetto, natura, bellezza.
Quella macchinina, insieme a tanta altra monnezza, è stata rimossa ieri mattina nella prima uscita dell’associazione in divenire (sta prendendo forma proprio in questi giorni) “Noi che amiamo il Serchio”. Un gruppo di persone che si è riunito spontaneamente per far vivere il parco fluviale. E, nonostante tutto fosse contro, a partire dal tempo (sia quello a disposizione per organizzare, sia quello atmosferico), questa prima mobilitazione è stata un successo. Lo dimostrano i numeri innanzitutto: un centinaio di persone si sono ritrovate alla terrazza Petroni. Tra loro anche un paio di gruppi di migranti, diversi amministratori (c’era anche il sindaco Tambellini), ma, soprattutto, semplici cittadini, desiderosi di vivere in una città più bella. Divisi in una dozzina di gruppi si sono presi cura, ognuno, di un pezzo di sponda. Uno spettacolo indecoroso quello che si son trovati davanti. Perché se è vero che gli incivili sono una minoranza, riescono a fare un gran danno. Il taglio dell’erba sulle sponde ha portato alla luce di tutto. Certo, ha anche “tritato” molti dei rifiuti che erano stati gettati in mezzo agli sterpi, ma, d’altra parte, senza quel taglio quella stessa monnezza sarebbe stata irraggiungibile. Già, la spazzatura. Ma cosa è stato trovato su quelle sponde? Di tutto. In senso letterale. Intanto molti sacchetti di banale spazzatura domestica, quella che produciamo nelle nostre case, segno che, per alcune famiglie, è pratica comune disfarsi della spazzatura così, lanciandola magari dal finestrino dell’auto. E poi c’è la spazzatura che non arriva dalle case, ma dalle imprese. In particolare da quelle edili a giudicare dal numero di inerti abbandonati in zona (e, ovviamente, non mancavano le lastre di eternit).
Ma lasciamo perdere gli incivili. A meritare di essere citata è la parte migliore della società, quella che appunto si è ritrovata lì per rimediare ai danni altrui. E parlando di successo, citando i numeri, ne citiamo un altro, quello degli oltre sessanta sacchi di spazzatura rimossi (per tacere del materiale ingombrante che non è finito nei sacchi), prima che la pioggia costringesse alla (momentanea) resa. Ma ci sono altri aspetti positivi. Uno sta in un’immagine, quella qui sopra, dove si mostra chiaramente la differenza tra il dove i volontari sono arrivati e meno. E poi l’elemento “esempio”: praticamente tutte le persone che hanno incrociato questi “matti con guanti e sacchetti”, che si trattasse di passanti, ciclisti, praticanti jogging, si sono soffermati per ringraziare. E c’è da scommettere che la prossima volta ci saranno anche molti di loro. Così come, magari, qualcuno degli inquinatori (vogliamo essere ottimisti) la prossima volta ci penserà un po’prima di gettare un sacchetto.
Comunque questo appuntamento realizzato in collaborazione col Comune di Lucca, Sistema ambiente e Consorzio di Bonifica, è destinato a ripetersi. Per informazioni e adesioni, si può telefonare ai numeri 334 8071351 o al 347 3166283 o inviare una mail a noicheamiamoilserchio@gmail. com.
Quella macchinina, insieme a tanta altra monnezza, è stata rimossa ieri mattina nella prima uscita dell’associazione in divenire (sta prendendo forma proprio in questi giorni) “Noi che amiamo il Serchio”. Un gruppo di persone che si è riunito spontaneamente per far vivere il parco fluviale. E, nonostante tutto fosse contro, a partire dal tempo (sia quello a disposizione per organizzare, sia quello atmosferico), questa prima mobilitazione è stata un successo. Lo dimostrano i numeri innanzitutto: un centinaio di persone si sono ritrovate alla terrazza Petroni. Tra loro anche un paio di gruppi di migranti, diversi amministratori (c’era anche il sindaco Tambellini), ma, soprattutto, semplici cittadini, desiderosi di vivere in una città più bella. Divisi in una dozzina di gruppi si sono presi cura, ognuno, di un pezzo di sponda. Uno spettacolo indecoroso quello che si son trovati davanti. Perché se è vero che gli incivili sono una minoranza, riescono a fare un gran danno. Il taglio dell’erba sulle sponde ha portato alla luce di tutto. Certo, ha anche “tritato” molti dei rifiuti che erano stati gettati in mezzo agli sterpi, ma, d’altra parte, senza quel taglio quella stessa monnezza sarebbe stata irraggiungibile. Già, la spazzatura. Ma cosa è stato trovato su quelle sponde? Di tutto. In senso letterale. Intanto molti sacchetti di banale spazzatura domestica, quella che produciamo nelle nostre case, segno che, per alcune famiglie, è pratica comune disfarsi della spazzatura così, lanciandola magari dal finestrino dell’auto. E poi c’è la spazzatura che non arriva dalle case, ma dalle imprese. In particolare da quelle edili a giudicare dal numero di inerti abbandonati in zona (e, ovviamente, non mancavano le lastre di eternit).
Ma lasciamo perdere gli incivili. A meritare di essere citata è la parte migliore della società, quella che appunto si è ritrovata lì per rimediare ai danni altrui. E parlando di successo, citando i numeri, ne citiamo un altro, quello degli oltre sessanta sacchi di spazzatura rimossi (per tacere del materiale ingombrante che non è finito nei sacchi), prima che la pioggia costringesse alla (momentanea) resa. Ma ci sono altri aspetti positivi. Uno sta in un’immagine, quella qui sopra, dove si mostra chiaramente la differenza tra il dove i volontari sono arrivati e meno. E poi l’elemento “esempio”: praticamente tutte le persone che hanno incrociato questi “matti con guanti e sacchetti”, che si trattasse di passanti, ciclisti, praticanti jogging, si sono soffermati per ringraziare. E c’è da scommettere che la prossima volta ci saranno anche molti di loro. Così come, magari, qualcuno degli inquinatori (vogliamo essere ottimisti) la prossima volta ci penserà un po’prima di gettare un sacchetto.
Comunque questo appuntamento realizzato in collaborazione col Comune di Lucca, Sistema ambiente e Consorzio di Bonifica, è destinato a ripetersi. Per informazioni e adesioni, si può telefonare ai numeri 334 8071351 o al 347 3166283 o inviare una mail a noicheamiamoilserchio@gmail. com.
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