Il Tirreno

Lucca

Niente isola ecologica a Santa Maria Nera

di Gianni Parrini
Niente isola ecologica a Santa Maria Nera

Ritrovate mura romane, il Comune ferma i lavori e vara il piano B

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LUCCA. Qualcuno l’ha già ribattezzata l’isola che non c’è e stavolta gli hurrà arrivano tutti dal mondo reale o, per meglio dire, da quella parte di cittadini contrari alla realizzazione della struttura a pochi metri dalla chiesa di Santa Maria Nera. Ieri il Comune ha deciso una volta per tutte che l’undicesima isola a scomparsa del centro storico non si farà in quel punto, ma in un “altrove” non ancora ben definito. In verità, le recenti polemiche poco hanno inciso sulla scelta di palazzo Orsetti, dettata da motivazioni assai più antiche: ovvero il ritrovamento di vestigia di epoca romana, portate alla luce dagli archeologi della Soprintendenza. Dopo le tombe con resti umani scoperte nei giorni passati (una quindicina) e risalenti a periodi diversi (si spazia dal XII al VI secolo), ieri mattina è venuto alla luce qualcosa di più, e soprattutto di inconsueto per il sottosuolo lucchese: un tratto di cinta muraria del II secolo dopo Cristo. Una scoperta che “arricchisce di nuovi elementi la storia più antica della città”, come si legge nel comunicato. «Abbiamo scoperchiato uno scrigno – spiega l’archeologa Elisabetta Abela – Il ritrovamento rende plausibile l’ipotesi che prima della chiesa medievale vi fosse già un edificio sacro di un certo rilievo, intorno al quale si è sviluppata la necropoli che appare intensamente sfruttata, con sepolture sovrapposte e intersecate tra loro. Alcune tombe, in particolare, sono state ricavate anche di un muro di età romana, di cui sono emerse due strutture murarie, costruite con liste di calcare e laterizi. I muri delimitano l’angolo nord-occidentale di un ambiente probabilmente pertinente ad una domus, di cui si conserva ancora la pavimentazione e parte dell’intonacatura sulle pareti. Da questo punto di vista le isole sono una risorsa – conclude Abela –: permettono di portare alla luce tesori che altrimenti non avremmo mai scoperto».

Gli scavi proseguiranno nei prossimi giorni per completare la documentazione e definire con precisione la datazione dell’edificio romano, ma è chiaro che la scoperta impone alla Soprintendenza di mettere il veto sulla collocazione dell’isola a scomparsa in quel punto e costringe il Comune a varare un piano B. «Il progetto di dotare il centro di altre isole ecologiche va avanti – sottolineano l’assessore Francesco Raspini e i vertici di Sistema ambiente Matteo Romani e Roberto Paolini – Sono strutture che hanno migliorato il decoro della città e la qualità della differenziata in centro, passata dal 50% al 72% circa. Di sicuro in quest’area serve un’isola: cercheremo un’alternativa nelle vicinanze. Purtroppo quando si scava nel cuore della città queste cose che possono capitare». Per quanto riguarda Santa Maria Corte Orlandini ed eventuali progetti di valorizzazione del ritrovamento, sarà la Soprintendenza, in accordo con il Comune a farsene carico. Al momento l’ipotesi di coprire i resti romani con un vetro trasparente per renderli visibile al pubblico convince poco.

C’è poi la questione delle auto parcheggiate vicino alla chiesa: a detta del soprintendente Lugi Ficacci, da un punto di vista estetico sono peggio dell’isola ecologica: «Non è materia di mia competenza – risponde Raspini – Certo è che un progetto di valorizzazione della piazza andrà fatto e questa potrebbe essere l’occasione. Magari ci si potrebbero mettere delle panchine...»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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