Proteste
LA RICORRENZA
Il carabiniere che scelse i Savoia
Deportato in Germania dopo il referendum del 1946 lascio l’Arma
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LUCCA. Rifiutò di far parte della Repubblica di Salò e fu deportato in Germania in un campo di concentramento dal quale riuscì miracolosamente a fuggire. Na dopo il referendum del 13 giugno del 1946 - che sancì la fine della monarchia sabauda - si dimise da ufficiale dei carabinieri perché sosteneva di aver giurato fedeltà al re e quindi non aveva più motivo di indossare la divisa che aveva scelto in una differente condizione istituzionale.
La storia di Eriberto Papotti morto a Lucca quasi 35 anni fa rivive in un piccolo volume realizzato dalla figlia Anna Paola, insegnante, deceduta poco più di un anno fa. Per il colonnello dei Reali Carabinieri amico fraterno del Duca Amedeo D’Aosta e molto vicino al re Vittorio Emanuele e alla consorte Marina di Savoia la parola data valeva come un contratto. Tanto che, smessi gli abiti militari, e iniziata la professione di avvocato (era laureato in legge) decise alcuni anni dopo di lasciare la toga perché non era disposto a scendere ai compromessi e ai mercanteggiamenti spesso imposti dalle procedure per abbreviare i tempi e trovare un parziale ristoro. Lui l’8 settembre del 1943 - esattamente 74 anni fa - non ebbe dubbi sulla strada da percorrere: quella della fedeltà alla corona. Profondamente cattolico, amico dell’allora segretario di Stato, il cardinale Agostino Casaroli, nel corso della sua esistenza fu un generoso benefattore di due missioni in India (a Bombay e nel Bengala) forte di una convinzione profonda della frase evangelica: «Beati i perseguitati dalla causa di giustizia perché in essi è il Regno dei Cieli». Era talmente innamorato della sua Patria che, per espressa volontà testamentaria, sul suo feretro vennero deposte la sua personale bandiera tricolore sabauda e le decorazioni militari guadagnate nel corso della due guerre mondiali oltre, naturalmente, alla feluca con pennacchio rosso e blu da ufficiale dei Carabinieri Reali con il bracciale di guardia d’onore alle Reali Tombe del Pantheon che gli venne applicato al braccio sinistro.
La storia di Eriberto Papotti morto a Lucca quasi 35 anni fa rivive in un piccolo volume realizzato dalla figlia Anna Paola, insegnante, deceduta poco più di un anno fa. Per il colonnello dei Reali Carabinieri amico fraterno del Duca Amedeo D’Aosta e molto vicino al re Vittorio Emanuele e alla consorte Marina di Savoia la parola data valeva come un contratto. Tanto che, smessi gli abiti militari, e iniziata la professione di avvocato (era laureato in legge) decise alcuni anni dopo di lasciare la toga perché non era disposto a scendere ai compromessi e ai mercanteggiamenti spesso imposti dalle procedure per abbreviare i tempi e trovare un parziale ristoro. Lui l’8 settembre del 1943 - esattamente 74 anni fa - non ebbe dubbi sulla strada da percorrere: quella della fedeltà alla corona. Profondamente cattolico, amico dell’allora segretario di Stato, il cardinale Agostino Casaroli, nel corso della sua esistenza fu un generoso benefattore di due missioni in India (a Bombay e nel Bengala) forte di una convinzione profonda della frase evangelica: «Beati i perseguitati dalla causa di giustizia perché in essi è il Regno dei Cieli». Era talmente innamorato della sua Patria che, per espressa volontà testamentaria, sul suo feretro vennero deposte la sua personale bandiera tricolore sabauda e le decorazioni militari guadagnate nel corso della due guerre mondiali oltre, naturalmente, alla feluca con pennacchio rosso e blu da ufficiale dei Carabinieri Reali con il bracciale di guardia d’onore alle Reali Tombe del Pantheon che gli venne applicato al braccio sinistro.
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