Proteste
In via Vittorio Veneto dediche e poesie per Eugenio e Antonio
di Flavia Barsotti
Fra i messaggi, anche un appello rivolto a tutti i cittadini «Portate un fiore per rendere più bello questo luogo»
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LUCCA. Camminare in via Vittorio Veneto, dopo la scomparsa di Eugenio Viviani e di Antonio Pellegrini, non è più la stessa cosa.
In città, tutti, in qualche modo, sono stati toccati dalla tragedia, e, come un solenne pellegrinaggio, in molti adagiano un fiore o una piantina sugli scalini di palazzo Pretorio, o accendono la fiammella di una candela. Non solo un omaggio alle due vittime cadute dalla gru mentre abbellivano la nostra città con i lumini in vista della Santa Croce, ma anche un simbolo di vita: la vittoria della luce sul buio della morte.
Nei messaggi e nei piccoli pensieri che le persone hanno voluto lasciare sul luogo dell’incidente, infatti, c’è il cordoglio di una città intera. «Non ci si ferma spesso a pensare quanto ognuno, con il proprio lavoro, possa rendere bella la vita degli altri, oltre che la propria – si legge su un foglietto bianco spillato al nastro che tiene insieme un mazzo di fiori gialli – Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini stavano montando del lumini che avrebbero reso più bella la città ed il nostro stare in comunità». Un messaggio sobrio, ma dettato dal profondo che porta con sé il bisogno naturale di fronte alle tragedie, di sentirsi parte di uno stesso cerchio. Un lungo e metaforico abbraccio che lega insieme chi condivide un dolore e quel sentimento di impotenza davanti ad un dramma tanto grande, ma anche una mano tesa, da lontano e senza disturbare, verso i familiari delle due vittime, come a dire che Lucca c’è.
«Al di là della fede che è una cosa intima – continua il biglietto con un appello rivolto a ciscun cittadino – se se la sente e se può farlo, porti anche un solo fiore in via Veneto in modo da addobbare questo luogo e renderlo bello anche come segno di vicinanza alle famiglie. Troverete i lumini che stavano montando e che possiamo accendere con un’altra fiamma, quella della gratitudine e della condivisione».
Accanto, fiori rossi, bianchi, fucsia, alcuni dei quali raccolti con un nastro nero in segno di lutto. «Non incidente fatale, ma tragedia della nostra normalità» recita un altro bigliettino legato stretto stretto a dei boccioli color porpora, fermati a loro volta alla struttura metallica che Eugenio e Antonio stavano sistemando al momento della caduta e che adesso si trova adagiata sul fianco di palazzo Pretorio.
A lato, anche una poesia scritta a mano in corsivo con una biro su un foglio A4, come fosse una riflessione venuta di getto e dedicata, si legge «ai caduti proprio dove l’angelo Michele fa giungere a noi la luce di Dio». «Non v’è ragione – continua l’autore – non v’è errore che “tenga”, né speranza, fede o carità, solo la malinconia, purtroppo dolce, di una città murata. Come scrisse Ernesto in Spagna: quando suona la campana lo fa anche per te”». In riferimento a un noto romanzo di Ernest Hemingway. E per qualcuno che affida alla penna il proprio cordoglio, c’è anche chi preferisce lasciare un segno con le ghirlande e le corone di fiori: amici, colleghi, conoscenti o anche solo cittadini che hanno voluto esprimere la propria vicinanza alle famiglie dei due operai.
Flavia Barsotti
In città, tutti, in qualche modo, sono stati toccati dalla tragedia, e, come un solenne pellegrinaggio, in molti adagiano un fiore o una piantina sugli scalini di palazzo Pretorio, o accendono la fiammella di una candela. Non solo un omaggio alle due vittime cadute dalla gru mentre abbellivano la nostra città con i lumini in vista della Santa Croce, ma anche un simbolo di vita: la vittoria della luce sul buio della morte.
Nei messaggi e nei piccoli pensieri che le persone hanno voluto lasciare sul luogo dell’incidente, infatti, c’è il cordoglio di una città intera. «Non ci si ferma spesso a pensare quanto ognuno, con il proprio lavoro, possa rendere bella la vita degli altri, oltre che la propria – si legge su un foglietto bianco spillato al nastro che tiene insieme un mazzo di fiori gialli – Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini stavano montando del lumini che avrebbero reso più bella la città ed il nostro stare in comunità». Un messaggio sobrio, ma dettato dal profondo che porta con sé il bisogno naturale di fronte alle tragedie, di sentirsi parte di uno stesso cerchio. Un lungo e metaforico abbraccio che lega insieme chi condivide un dolore e quel sentimento di impotenza davanti ad un dramma tanto grande, ma anche una mano tesa, da lontano e senza disturbare, verso i familiari delle due vittime, come a dire che Lucca c’è.
«Al di là della fede che è una cosa intima – continua il biglietto con un appello rivolto a ciscun cittadino – se se la sente e se può farlo, porti anche un solo fiore in via Veneto in modo da addobbare questo luogo e renderlo bello anche come segno di vicinanza alle famiglie. Troverete i lumini che stavano montando e che possiamo accendere con un’altra fiamma, quella della gratitudine e della condivisione».
Accanto, fiori rossi, bianchi, fucsia, alcuni dei quali raccolti con un nastro nero in segno di lutto. «Non incidente fatale, ma tragedia della nostra normalità» recita un altro bigliettino legato stretto stretto a dei boccioli color porpora, fermati a loro volta alla struttura metallica che Eugenio e Antonio stavano sistemando al momento della caduta e che adesso si trova adagiata sul fianco di palazzo Pretorio.
A lato, anche una poesia scritta a mano in corsivo con una biro su un foglio A4, come fosse una riflessione venuta di getto e dedicata, si legge «ai caduti proprio dove l’angelo Michele fa giungere a noi la luce di Dio». «Non v’è ragione – continua l’autore – non v’è errore che “tenga”, né speranza, fede o carità, solo la malinconia, purtroppo dolce, di una città murata. Come scrisse Ernesto in Spagna: quando suona la campana lo fa anche per te”». In riferimento a un noto romanzo di Ernest Hemingway. E per qualcuno che affida alla penna il proprio cordoglio, c’è anche chi preferisce lasciare un segno con le ghirlande e le corone di fiori: amici, colleghi, conoscenti o anche solo cittadini che hanno voluto esprimere la propria vicinanza alle famiglie dei due operai.
Flavia Barsotti
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