Il dolore
Tragedia di via Veneto, un consulente tecnico per capire il cedimento
Lucca: la procura si concentra sulla lega del braccio meccanico che è collassato. Al momento nessun indagato. Già concesso il nullaosta per la sepoltura
LUCCA. Ruota attorno a quel maledetto cedimento strutturale, a quel collasso della scatola che riveste lo snodo dei pistoni del braccio meccanico, l’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica per la morte di Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini, i due operai precipitati dal cestello del mezzo meccanico a dieci metri d’altezza mentre sistemavano le strutture metalliche dove inserire i lumini per la processione di Santa Croce. Al momento il sostituto procuratore Aldo Ingangi, andato sul posto per constatare di persona i fatti ha aperto un fascicolo a modello 44 (contro ignoti). E l’impressione è che occorrerà tempo prima nel registro delle notizie di reato vengano indicati nomi e cognomi dei presunti responsabili del duplice omicidio colposo. Perché prima di tutto occorre capire com’è stata possibile quella caduta verticale improvvisa senza precedenti segnali che potessero in qualche modo mettere in allarme gli operatori.
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Similitudine. Un incidente che, correndo indietro nel tempo, assomiglia maledettamente a quello avvenuto il primo maggio del 2007 a Sorrento. Anche lì una piattaforma con braccio elevatore era collassata al suo uccidendo due donne e ferendo quattro persone. Anche quel caso si verificò nel centro storico della cittadina campana e in occasione dell’allestimento di un palco per la festa patronale di S. Antonino. E pure in quella circostanza la piattaforma o braccio elevatore che dir si voglia era firmata dalla Oil & Steel di S. Cesario sul Panaro (Modena), la stessa realtà industriale fondata nel 1995 che progetta, produce e commercializza, in tutto il mondo, piattaforme per il lavoro aereo di elevato standard qualitativo. Il modello che è crollato portandosi via la vita di due padri di famiglia è datato 2008 ed è stato installato nel 2010. Ecco che per gli inquirenti è necessario capire meglio se, non visibile e quindi interna allo scatolato, ci fosse stata una cricca, una sottile e profonda fenditura del materiale metallico che aziona il consegno idraulico o se, invece, il braccio possa aver ceduto per un carico eccessivo del cestello che sollevava gli operai e le strutture luminarie da installare sotto le volte delle finestre del palazzo Pretorio.
Nomina consulente. Sarà necessaria quindi la nomina di un consulente del pubblico ministero, un ingegnere specializzato in materia, che possa analizzare il braccio posto sotto sequestro dalla magistratura, conoscerne le leghe metalliche utilizzate per la costruzione, verificarne la progettazione e scoprire se, non visibile ad occhio nudo e soprattutto dall’esterno, vi fosse una rottura. Prima però l’ufficio requirente attende i rapporti dei vigili del fuoco, della polizia, che ha ascoltato come persone informate dei fatti un operaio della Morelli che si trovava sotto la gru e due testimoni (un turista inglese e un lucchese che stavano passando al momento del crollo del braccio meccanico), e degli ispettori dell’Asl che nella sede della cooperativa Agricola Morelli in via Mattei a Mugnano hanno acquisito documentazione tra cui le date di revisione del mezzo e la manutenzione programmata (peraltro non obbligatoria per legge). Una cosa è certa: dall’esterno non c’era un filo di ruggine nel braccio meccanico spezzato. Niente ossidazione.
Per quanto riguarda le norme in materia di sicurezza sul lavoro è emerso che il casco protettivo - probabilmente non indossato dagli operai - ad un’altezza superiore a tre metri non è obbligatorio a meno che l’addetto con la testa non urti in superfici sistemate sopra a ai lati. Accertamenti saranno effettuati sulle imbracature, regolarmente indossate, ma che potrebbero anche non essere stati allacciate.
Esame esterno e nullaosta. Sabato all’obitorio dell’ex Campo di Marte l’anatomopatologo di medicina legale dell’Asl, Marco Conti, ha effettuato per conto della procura l’esame esterno sui cadaveri di Viviani e Pellegrini. Inutile infatti procedere con l’autopsia e ritardare i tempi per la sepoltura in considerazione delle cause del decesso provocato dal volo senza difesa da una decina di metri di altezza con conseguente esplosione degli organi interni e lesioni incompatibili con la vita. A mezzogiorno di ieri il sostituto procuratore Aldo Ingangi ha inviato il fax per la restituzione dei corpi alle famiglie in modo da poter svolgere i funerali. Notizie ufficiali non ve ne sono, ma è presumibile che si tengano lunedì nelle rispettive parrocchie di appartenenza anche se il vescovo Italo Castellani avrebbe fatto capire di voler celebrare il rito funebre in una chiesa del centro storico (nel Duomo di S. Martino o nella chiesa di S. Michele in foro a pochi passi dal punto esatto della tragedia).
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