Il Tirreno

Lucca

Lavoro sempre più precario scatta l’allarme della Cgil

di Barbara Antoni
Lavoro sempre più precario scatta l’allarme della Cgil

Il segretario provinciale Rossi: «Invito le categorie imprenditoriali al dialogo» L’esponente sindacale contesta l’aumento in parallelo di occupazione e povertà

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LUCCA. Un allarme sulla crescita del lavoro precario. E un appello alle categorie a fare il punto, insieme al sindacato, sulla vera natura dei nuovi avviamenti al lavoro. Arrivano da Rossano Rossi, segretario generale Cgil per la provincia di Lucca.

Rossi parla basandosi sui numeri più recenti sull’andamento del lavoro nel territorio provinciale di Lucca, contenuti nel rapporto Ires Toscana recentemente diffuso dalla Cgil e relativo al 2016 e al primo trimestre 2017. Numeri che disegnano un quadro in lento miglioramento, ma, sostiene l’esponente Cgil, ci sono aspetti sostanziali da analizzare.

«La crescita del valore aggiunto della provincia lucchese (+0,5%) è leggermente più bassa di quella dei due anni precedenti (+0,6%), trainata dall’industria (+1,6%) e, dopo sette anni di regressione, dalle costruzioni (+0,9%); purtroppo - riporta la relazione Ires - cede leggermente il settore dei servizi». E poi, sul mercato del lavoro, si sottolinea che «prosegue il trend di lenta stabilizzazione della disoccupazione (che però era ancora prossima al 10% nel 2016), in costanza della domanda di lavoro da parte del sistema produttivo. La dinamica degli avviamenti 2016 a Lucca è apparentemente la migliore della Toscana (+8,4% rispetto alla media regionale di -7,8%) ma diminuisce in modo più accentuato il ricorso a contratti a tutele crescenti e quindi si può sospettare un più accelerato processo di sostituzione di lavoro stabile con lavoro precario».

Proprio su quest’ultimo aspetto Rossi pone l’accento nel suo invito al dialogo con le categorie. «In provincia di Lucca come in generale in più parti d’Italia - spiega il segretario Cgil - si nota una certa schizofrenia nei dati incrociati su economia e occupazione. Se da una parte giungono segnali di crescita del Pil e di ripresa del lavoro, +1% per il cartario e +3% del calzaturiero in Lucchesia ne sono un esempio, come del resto la ripresa nel settore metalmeccanico, dall’altro assistiamo a una crescita del numero di famiglie che vivono in povertà. Come può accadere che mentre aumentano gli avviamenti al lavoro in parallelo aumenti anche la povertà?». La risposta, per il sindacalista, sta in un poche parole: sfruttamento, precarizzazione del lavoro, sempre minori certezze delle persone e delle famiglie nel futuro.

«Che ci sia uno sfruttamento diffuso del lavoro - aggiunge - è provato anche dai casi e dalle storie raccontate nell’approfondita inchiesta condotta dal Tirreno. Ritengo che i casi di sfruttamento, che esistono anche in provincia di Lucca, concentrati nei settori di commercio e turismo, non siano frutto di un destino civico e barbaro: se ci sono sfruttati, evidentemente esistono anche sfruttatori. Per questo - continua il segretario provinciale Cgil - faccio appello alle associazioni di categoria con cui spesso ci confrontiamo, per aprire un dialogo con noi come sindacato, per parlare a viso aperto. A tutte quante le associazioni di imprenditori vorrei chiedere se questo andamento delle cose è da loro condiviso oppure se ravvisano aspetti da migliorare, su cui intervenire. È un problema reale, e l’alibi della crisi per giustificare il lavoro precario non è più tollerabile».

 

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