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Lucca

«L’edificio è a rischio»: chiusa la scuola di Scesta

«L’edificio è a rischio»: chiusa la scuola di Scesta

Il provvedimento sulla base di una relazione del tecnico comunale del 30 giugno ma emerge anche un rapporto precedente. L’ex sindaco: «C’era l’agibilità»

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BAGNI DI LUCCA. Deve chiudere temporaneamente la scuola elementare della Scesta. Un disagio per le famiglie dei 20 bambini dovranno usare il complesso Matteo Trenta a Bagni di Lucca. Ma le indagini sulle condizioni statiche dell’edificio non lasciano via d’uscita. Quella scuola non è sicura e non si possono far correre rischi agli alunni. La comunicazione è stata data ai genitori nell’incontro svolto nella stessa scuola con il dirigente scolastico Luca Vieri Iacopetti (che proprio domani passerà l’incarico a Carla Reggianini). L’obiettivo del Comune è riportare nel più breve tempo possibile i bambini nel loro paese, nella scuola attuale o in una nuova, se sarà più opportuno e meno dispendioso.

Ma intanto è necessario fare i conti con le carenze dell’edificio di Scesta, costruito nei primi anni Cinquanta lungo la strada che conduce a Palleggio. Nell’incontro amministratori e tecnici hanno spiegato che il Comune è venuto da pochissimo tempo a conoscenza dello stato in cui versa la struttura, che non possiede i requisiti minimi di resistenza e robustezza strutturale che un edificio scolastico deve avere. La scoperta del problema risale al 30 giugno 2017, appena insediata la nuova amministrazione Michelini, attraverso una lettera trasmessa dal responsabile tecnico comunale al momento del suo pensionamento. Intanto in Comune è emersa anche una relazione, di un anno più vecchia (è datata 24 giugno 2016) del tecnico incaricato a suo tempo, e dove tra altre cose si legge che, per la scuola della Scesta, «esistono problemi dal punto di vista statico limitatamente alla copertura e al controsoffitto». Sull’aspetto sismico invece si leggeva che «l’indice di rischio “Dal punto di vista delle azioni risulta basso (0,27) pertanto si suggerisce di intervenire con sollecitudine per approntare un progetto e successivi lavori di miglioramento e adeguamento sismico o, in alternativa, la realizzazione di un nuovo edificio». Questo perché non bisogna farsi ingannare dalle parole: l’indice di rischio è un coefficiente, e più è basso, maggiore è il pericolo. La relazione era stata a depositata il 21 ottobre 2016 anche all’ufficio del Genio Civile della Regione ma, apparentemente, nulla era stato fatto. Da qui la sensazione di aver fatto passare un anno – quello passato – con una spada di Damocle sulla testa degli alunni.

Da parte sua l’ex sindaco Massimo Betti replica, spiegando che, a parte gli edifici più recenti, il 90% delle scuole italiane non è in realtà a norma con i criteri restrittivi delle ultimissime leggi in materia e Bagni («Tranne che per il gioiellino di Fornoli») non fa eccezione. Inoltre, prosegue l’ex sindaco, non era la questione sismicità al centro della relazione arrivata il 30 giugno scorso, bensì quella della tenuta del tetto in caso di abbondanti nevicate: «E comunque nell’estate del 2016 sono stati fatti interventi sulla scuola di Scesta per 40mila euro, seguiti dall’ingegner Luigi Vitelli che ha rilasciato un certificato di agibilità. Lavori che hanno riguardato proprio il soffitto e il controsoffito. Pericolo in caso di nevicate abbondanti? Ma in quel caso le scuole vengono sempre chiuse. Quindi gli alunni avrebberopotuto restare a Scesta».

Emanuela Ambrogi

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