Il Tirreno

Lucca

Morì nell’auto a Pola, dopo 3 anni udienza dal giudice a Lucca

di Luca Tronchetti
Morì nell’auto a Pola, dopo 3 anni udienza dal giudice a Lucca

Giovane artigiano accusato di omicidio colposo, la vittima era una studentessa che viaggiava con lui

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LUCCA. Impiega tre anni l’autorità giudiziaria croata a inoltrare, dopo la richiesta del Ministero di Giustizia italiano, il fascicolo processuale sulla morte di una studentessa rimasta vittima di un incidente stradale avvenuto nell’estate del 2014 vicino Pola. Gli atti da Roma vengono inoltrati per competenza territoriale alla procura di Lucca. Il motivo? L’articolo 10 del codice di procedura penale parla chiaro: se il reato è stato commesso interamente all’estero, la competenza è determinata successivamente dal luogo della residenza, della dimora o del domicilio dell’imputato. E indagato omicidio colposo è un giovane artigiano lucchese che all’epoca aveva 25-26 anni ed era alla guida di una Punto che uscì di strada e finì in una scarpata dopo un volo di una quindicina di metri. Nell’incidente morì, sbalzata dall’utilitaria, una studentessa italo-americana mentre un altro ragazzo, amico dell’automobilista, si procurò alcune fratture. Gravissime le lesioni per il conducente che subì un trauma cranico e rimase in coma per diversi giorni.

Attività istruttoria carente. Al di là dei tempi lunghi, colpisce la carenza di attività istruttoria della polizia stradale croata: non risultano perizie sull’auto e nemmeno sul guard rail già danneggiato prima del sinistro. E anche sulla dinamica dell’incidente non c’è chiarezza: colpo di sonno del conducente o vettura costretta a frenare improvvisamente per il contatto con un’altra macchina o l’attraversamento improvviso di un animale? Così il sostituto procuratore Sara Polino è stata costretta a nominare un consulente tecnico. Che si basa esclusivamente sulle carte inviate, in particolare sulle fotografie. Perché, visti i costi, non è possibile effettuare per rogatoria una perizia sull’auto incidentata (ammesso che non sia stata demolita) e neanche sul guard rail. Che stando a Nicola Poli, legale dell’indagato, nel tratto in cui l’auto sbandò era seriamente lesionato se non del tutto assente. E la perizia sulla barriera protettiva non esiste agli atti. Quando accadde l’incidente la Punto viaggiava a una velocità inferiore ai 65 chilometri orari.

I fatti. Estate 2014. Tre ragazzi lucchesi partono per le vacanze diretti in Croazia. Alla guida dell’utilitaria c’è Daniele Saponati, artigiano. La partenza avviene di notte e all’alba in una cittadina vicina a Pola si verifica la tragedia. Il conducente perde il controllo della macchina che esce di strada, dopo aver sfondato il guard rail metallico già in rotto in alcune parti, e rotola giù lungo la scarpata per una quindicina di metri. Shanti Carlisi, 25 anni, che si trova seduta sul sedile posteriore e che forse in quel momento sta dormendo, viene sbalzata dall’abitacolo e muore all’istante. Saponati è vivo per miracolo e resta a lungo in coma. Al risveglio non ricorda più nulla del sinistro. Apprende della morte dell’amica e che un altro conoscente ha riportato fratture. La famiglia della ragazza i non si è costituirà parte civile nell’udienza preliminare davanti al gup che si terrà nel mese di settembre. L’assicurazione ha già risarcito interamente il danno e l’indagato ha manifestato tutta la sua vicinanza rimanendo sempre in contatto con i genitori della giovane amica.

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