Trasporti
Il centro da cinque anni senza il Caffè Di Simo
Lo storico locale ha abbassato la saracinesca nell’agosto del 2012. Dalle sue stanze sono passati grandi compositori e sommi poeti
LUCCA. Cinque anni sono tanti. Sono più di quanto passa fra un’Olimpiade e quella successiva, più di quanto servì a Michelangelo per affrescare la volta della Cappella Sistina. Sono gli anni trascorsi da quando il Caffè Di Simo ha tirato giù la sua saracinesca senza più riuscire ad alzarla. Da allora nessuno ha più potuto prendere un caffè sul balcone in legno scuro con il piano di marmo, nessuno si è seduto ai tavolini a due passi dal pianoforte. Del Di Simo, oltre al ricordo, è rimasta la grande insegna firmata dalla bottega Bachi, con le scritte in oro e le decorazioni liberty della cornice. Abbassando lo sguardo, la desolazione della saracinesca abbassata e diventata a volte ideale rastrelliera per parcheggiare le biciclette. E un vetro rotto nelle grandi strutture “bombate”.
Tante (troppe) volte in questi cinque anni si è pensato di essere a un passo dalla soluzione dell’intricata battaglia a tre che ha visto (e in parte vede) coinvolti la proprietà dell’immobile, l’affittuario e la società che l’aveva in gestione. Addirittura, l’anno scorso, era sembrato che la riapertura fosse dietro l’angolo. Ma anche se i lavori richiesti per rendere di nuovo agibile l’immobile sono stati effettuati, la società affittuaria ha deciso di tirarsi indietro. E così ora le proprietarie (Erula Dell’Agnello e Giulia Barsanti) devono trovare un nuovo gestore che si carichi degli onori e oneri che derivano da un bar della storia del Di Simo.
Una storia che risale al 1846, quando aprì il caffè Caselli, che era anche drogheria, come d’uso all’epoca. Carlo , il capostipite, lo lasciò in eredità nel 1902 al figlio Alfredo che ne fece sempre più, da mecenate qual era, un luogo di ritrovo dei grandi nomi della cultura e della musica: Puccini, innanzitutto, ma anche (in anni precedenti) Catalani. E poi Carducci e Pascoli, con il quale ebbe un lungo epistolario che è anche stato pubblicato. Nel 1921, alla morte di Alfredo, il caffè venne acquisito dai fratelli Di Simo, che già avevano il locale in via Beccheria e che diedero il loro nome al bar di via Fillungo. Per decenni è stato luogo di attrazione anche da fuori Lucca, per la sua storia, per i suoi prodotti e per i tanti appuntamenti culturali che vi sono stati organizzati. C’è solo da sperare di non dover aspettare ancora cinque anni perché Lucca riabbia il “suo” Caffè..
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