La manifestazione
In quattrocento alla merenda di Montecatino
di Flavia Barsotti
Lucca: giochi, storie e ricordi fanno rivivere il pianoro. Presenti alla festa anche Tambellini e Baccelli
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LUCCA. Se Montecatino non rappresentasse già da solo un sito di inestimabile valore storico, basterebbe partecipare ad una delle feste organizzate dall’Associazione per percepirne l’importanza dal punto di vista umano.
L’amore di chi ha vissuto questo luogo nei tempi passati e di coloro che oggi sperano di restituire al complesso l’immagine di una volta, è qualcosa che difficilmente si può spiegare a parole. Ma domenica pomeriggio, durante la merenda realizzata con il patrocinio de Il Tirreno per raccogliere i fondi per il restauro della torre e della chiesa, era sufficiente osservare la cura e l’attenzione con cui una comunità intera scendeva in campo per riappropriarsi di qualcosa di tanto prezioso, per comprendere il senso di questa battaglia. La bellezza del sito di Montecatino, infatti, non è solo quella che si staglia nel cielo terso del 20 agosto, con i merli della torre che dominano l’intero pianoro, restaurati lo scorso anno grazie ai proventi delle feste. Il pregio del colle che guarda la valle del Serchio e la Val Freddana, non è nemmeno solo quello che ritroviamo nei piccoli dettagli storici sconosciuti ai più, come quel sedile nascosto e scavato nella pietra che nel medioevo veniva usato come bagno o con il cimitero dei frati che sorge sotto i nostri piedi.
Il fascino di questo luogo è soprattutto nella memoria della gente del posto. Nel patrimonio dei ricordi di Ilio, di Mauro, di Mario, di Aulo, di Federico e di tutti coloro che durante le merende organizzate dall’Associazione, come un tuffo nel passato, si rivedono bambini correre davanti alla chiesa e giocare a palla, tornando indietro a quando il pianoro era un brulicare di attività. «Intorno agli anni ’50, con altre sei famiglie, d’estate imbrancavamo le nostre pecore – racconta Ilio Simonetti, classe 1937 - D’inverno le mungevamo e una sera per ciascuno prendevamo il latte per fare il formaggio. Era bello, le portavamo a pascolare qui intorno al complesso e gli animali tenevano pulita la zona». A quel tempo, una parte del colle veniva coltivato con il granturco finché Antonio Paolinelli, contadino del podere della chiesa di Montecatino, non venne ucciso nel ’44 dai soldati tedeschi. Quel campo così sapientemente tenuto e curato però, c’è chi lo ricorda ancora bene. «Venivamo a giocare a pallone – dice Mario Consani, 80 anni – ma dovevamo stare attenti a non sciupare il granturco. Per proteggerlo, intorno al viale, era stato posizionato il mortellino, l’unica pianta che tiene lontani gli animali. Me lo ricordo bene perché fino ai 15 anni, ho fatto il sacrestano della chiesa».
Quasi tutti i presenti alla merenda (circa quattrocento), in un modo o in un altro sono legati a questo luogo incantato. Come Lamberto Marsili, classe 1940, che, di nascosto dalla mamma, correva alla torre per suonare le campane con il fratello e mettere insieme qualche spicciolo. Piccoli flash, momenti di vita che, durante la festa, i più anziani hanno raccontato ai giovani, con l’intensità che si riserva a un ricordo speciale, mentre i piccoli si divertivano con la corsa coi sacchi e il tiro alla fune.
Un luogo sospeso, lontano dal rumore e dalla frenesia della città, ma una posizione privilegiata per entrare in contatto col mondo. Poter ammirare Lucca all’ombra della torre di Montecatino è una di quelle esperienze da togliere il fiato. Per questo e per l’importanza di un sito che a partire dal VI secolo si è fatto custode della storia della nostra città, anche le istituzioni stanno manifestando la loro attenzione. «L’Associazione sta facendo un lavoro notevole – afferma il sindaco Alessandro Tambellini, presente alla merenda – mi auguro di poter contrattare con la Fondazione Cassa di Risparmio le risorse per rimettere in sesto l’area. Da parte nostra faremo tutto il possibile». Ma i progetti intorno a Montecatino sono diversi. Anche il consigliere regionale Stefano Baccelli, legato alla zona da un affetto personale e dal ricordo di quando, da ragazzino, saliva fino alla chiesa con gli scout o con gli amici in bicicletta, non è voluto mancare alla festa. «Si tratta di uno dei luoghi simbolo di Lucca e questo pretende di accompagnare l’impegno dell’Associazione con quello degli enti pubblici – dichiara, ricordando anche la mobilitazione de Il Tirreno in questi mesi – Intorno a Montecatino dobbiamo allargare il gioco di squadra. Capofila il Comune, potremmo dare vita ad una rete che colleghi questa zona al castello di Nozzano e ad Aquilea e immaginare di ricostruire il sistema dell’Occhio di Lucca per farne un progetto culturale e turistico. Un obiettivo da perseguire dopo averlo condiviso anche con la Regione Toscana e con il Governo nazionale».
Nodo al fazzoletto quindi per settembre, quando, anticipa Baccelli, le istituzioni potrebbero incontrare i rappresentanti delle associazioni di questi tre luoghi per immaginarne il recupero e la valorizzazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’amore di chi ha vissuto questo luogo nei tempi passati e di coloro che oggi sperano di restituire al complesso l’immagine di una volta, è qualcosa che difficilmente si può spiegare a parole. Ma domenica pomeriggio, durante la merenda realizzata con il patrocinio de Il Tirreno per raccogliere i fondi per il restauro della torre e della chiesa, era sufficiente osservare la cura e l’attenzione con cui una comunità intera scendeva in campo per riappropriarsi di qualcosa di tanto prezioso, per comprendere il senso di questa battaglia. La bellezza del sito di Montecatino, infatti, non è solo quella che si staglia nel cielo terso del 20 agosto, con i merli della torre che dominano l’intero pianoro, restaurati lo scorso anno grazie ai proventi delle feste. Il pregio del colle che guarda la valle del Serchio e la Val Freddana, non è nemmeno solo quello che ritroviamo nei piccoli dettagli storici sconosciuti ai più, come quel sedile nascosto e scavato nella pietra che nel medioevo veniva usato come bagno o con il cimitero dei frati che sorge sotto i nostri piedi.
Il fascino di questo luogo è soprattutto nella memoria della gente del posto. Nel patrimonio dei ricordi di Ilio, di Mauro, di Mario, di Aulo, di Federico e di tutti coloro che durante le merende organizzate dall’Associazione, come un tuffo nel passato, si rivedono bambini correre davanti alla chiesa e giocare a palla, tornando indietro a quando il pianoro era un brulicare di attività. «Intorno agli anni ’50, con altre sei famiglie, d’estate imbrancavamo le nostre pecore – racconta Ilio Simonetti, classe 1937 - D’inverno le mungevamo e una sera per ciascuno prendevamo il latte per fare il formaggio. Era bello, le portavamo a pascolare qui intorno al complesso e gli animali tenevano pulita la zona». A quel tempo, una parte del colle veniva coltivato con il granturco finché Antonio Paolinelli, contadino del podere della chiesa di Montecatino, non venne ucciso nel ’44 dai soldati tedeschi. Quel campo così sapientemente tenuto e curato però, c’è chi lo ricorda ancora bene. «Venivamo a giocare a pallone – dice Mario Consani, 80 anni – ma dovevamo stare attenti a non sciupare il granturco. Per proteggerlo, intorno al viale, era stato posizionato il mortellino, l’unica pianta che tiene lontani gli animali. Me lo ricordo bene perché fino ai 15 anni, ho fatto il sacrestano della chiesa».
Quasi tutti i presenti alla merenda (circa quattrocento), in un modo o in un altro sono legati a questo luogo incantato. Come Lamberto Marsili, classe 1940, che, di nascosto dalla mamma, correva alla torre per suonare le campane con il fratello e mettere insieme qualche spicciolo. Piccoli flash, momenti di vita che, durante la festa, i più anziani hanno raccontato ai giovani, con l’intensità che si riserva a un ricordo speciale, mentre i piccoli si divertivano con la corsa coi sacchi e il tiro alla fune.
Un luogo sospeso, lontano dal rumore e dalla frenesia della città, ma una posizione privilegiata per entrare in contatto col mondo. Poter ammirare Lucca all’ombra della torre di Montecatino è una di quelle esperienze da togliere il fiato. Per questo e per l’importanza di un sito che a partire dal VI secolo si è fatto custode della storia della nostra città, anche le istituzioni stanno manifestando la loro attenzione. «L’Associazione sta facendo un lavoro notevole – afferma il sindaco Alessandro Tambellini, presente alla merenda – mi auguro di poter contrattare con la Fondazione Cassa di Risparmio le risorse per rimettere in sesto l’area. Da parte nostra faremo tutto il possibile». Ma i progetti intorno a Montecatino sono diversi. Anche il consigliere regionale Stefano Baccelli, legato alla zona da un affetto personale e dal ricordo di quando, da ragazzino, saliva fino alla chiesa con gli scout o con gli amici in bicicletta, non è voluto mancare alla festa. «Si tratta di uno dei luoghi simbolo di Lucca e questo pretende di accompagnare l’impegno dell’Associazione con quello degli enti pubblici – dichiara, ricordando anche la mobilitazione de Il Tirreno in questi mesi – Intorno a Montecatino dobbiamo allargare il gioco di squadra. Capofila il Comune, potremmo dare vita ad una rete che colleghi questa zona al castello di Nozzano e ad Aquilea e immaginare di ricostruire il sistema dell’Occhio di Lucca per farne un progetto culturale e turistico. Un obiettivo da perseguire dopo averlo condiviso anche con la Regione Toscana e con il Governo nazionale».
Nodo al fazzoletto quindi per settembre, quando, anticipa Baccelli, le istituzioni potrebbero incontrare i rappresentanti delle associazioni di questi tre luoghi per immaginarne il recupero e la valorizzazione.
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