Il dolore
Nei vigneti l’autunno è già arrivato
di Marco Tirinnanzi
La vendemmia è partita in forte anticipo per effetto della siccità, si prevede meno vino, ma di grande qualità
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MONTECARLO. La pioggia scarseggia mentre il sole, da giorni, fustiga i vigneti, e lancia più di un’incognita sul vino che sarà. Montecarlo, complice il meteo, ha già iniziato la raccolta di uve Pinot e Chardonnay, (dopo il 20 di agosto sarà la volta di Syrah e Merlot), e tra i produttori ci s’interroga sulla qualità della vendemmia 2017. Tra i meno scettici c’è Gino “Fuso” Carmignani, presidente del Consorzio Vini Montecarlo Doc: «È un’annata in cui si anticipa la raccolta di un mese, per il clima rovente che ci ha tagliato le gambe. La produzione sarà inferiore rispetto ad un anno fa, ma il vino che berremo sarà migliore». Carmignani poi, dopo un breve paragone con il colosso Chianti, ricorda la suggestione, tutta montecarlese, nel fare vino: «La nostra Doc sfiora il milione di bottiglie, contro i 440 milioni della Docg Chianti. Siamo 20 produttori, ma ci facciamo rispettare».
Scendendo a valle, sulla via di Cercatoja, anche Elena Carmignani della Fattoria Enzo Carmignani, assieme al marito Mauro, conferma la favorevole previsione di “Fuso : «Il 2015 è stata una delle annate più straordinarie, con un vino rispondente alle aspettative, l’anno scorso invece la vendemmia ha dato una produzione di 500 ettolitri, mentre quest’anno, purtroppo, una cifra del genere è difficile da raggiungere. Abbiamo impiantato anche nuove vigne, per un investimento intorno ai 30mila euro. È chiaro che con l’acqua le cose sarebbero più semplici, ma siamo fiduciosi». Ore intere a picco sotto il sole, senza giorni di ferie. Ma si nasce o si diventa viticoltori? «La passione deve stare al primo posto, assieme all’amore per le vigne – dice Mauro – noi raccogliamo ancora tutto a mano, senza aiuti tecnologici. Abbiamo stipulato anche una convenzione con l’Alberghiero di Montecatini e l’Agrario di Pescia che d’estate ci inviano ragazzi per alcuni stage formativi. Gli studenti sono entusiasti quando vengono, ma serve anche tanto sacrificio, perché alle 5. 30 del mattino siamo già nei campi».
Una voce fuori dal coro è quella di Ivaldo Fantozzi, dell’Azienda Agricola Wandanna, che dubita, senza l’aiuto della pioggia, della buona qualità del vino 2017. «Se non piove come si fa a dire che verrà un vino migliore rispetto al passato? Io mi sono tutelato dotando il 40% delle mie vigne di impianto di irrigazione. Dove il terreno è argilloso, come qui a Montecarlo, fare del buon vino è complicato se non c’è acqua. Nelle vigne che ho irrigato sono sicuro che otterremo un discreto prodotto, mentre per le zone esposte al sole non posso fare previsioni. C’è solo da aver sperare che un po’ di pioggia arrivi».
Montecarlo non è solo vino, in senso stretto, ma è anche spumante. Alla fattoria Montechiari si adotta ancora il metodo classico per la spumantizzazione, e Catherine e Gino Panattoni, nonostante la siccità, si augurano che la qualità, anche a discapito della quantità, non vada perduta: «La vendemmia del pinot nero è già terminata, ed è stato un raccolto non eccelso dal punto di vista numerico, ma quello che conta è riuscire ad avere del vino unico, inconfondibile. Il brut poi per noi è stato un azzardo, così come l’idea di impiantare su questi terreni vitigni provenienti dalla Francia, come il Cabernet Sauvignon. L’idea che ci ha mossi era quella di creare delle bottiglie che potessero raccontare al meglio la nostra storia, la passione che ogni giorno mettiamo nel fare vino».
Scendendo a valle, sulla via di Cercatoja, anche Elena Carmignani della Fattoria Enzo Carmignani, assieme al marito Mauro, conferma la favorevole previsione di “Fuso : «Il 2015 è stata una delle annate più straordinarie, con un vino rispondente alle aspettative, l’anno scorso invece la vendemmia ha dato una produzione di 500 ettolitri, mentre quest’anno, purtroppo, una cifra del genere è difficile da raggiungere. Abbiamo impiantato anche nuove vigne, per un investimento intorno ai 30mila euro. È chiaro che con l’acqua le cose sarebbero più semplici, ma siamo fiduciosi». Ore intere a picco sotto il sole, senza giorni di ferie. Ma si nasce o si diventa viticoltori? «La passione deve stare al primo posto, assieme all’amore per le vigne – dice Mauro – noi raccogliamo ancora tutto a mano, senza aiuti tecnologici. Abbiamo stipulato anche una convenzione con l’Alberghiero di Montecatini e l’Agrario di Pescia che d’estate ci inviano ragazzi per alcuni stage formativi. Gli studenti sono entusiasti quando vengono, ma serve anche tanto sacrificio, perché alle 5. 30 del mattino siamo già nei campi».
Una voce fuori dal coro è quella di Ivaldo Fantozzi, dell’Azienda Agricola Wandanna, che dubita, senza l’aiuto della pioggia, della buona qualità del vino 2017. «Se non piove come si fa a dire che verrà un vino migliore rispetto al passato? Io mi sono tutelato dotando il 40% delle mie vigne di impianto di irrigazione. Dove il terreno è argilloso, come qui a Montecarlo, fare del buon vino è complicato se non c’è acqua. Nelle vigne che ho irrigato sono sicuro che otterremo un discreto prodotto, mentre per le zone esposte al sole non posso fare previsioni. C’è solo da aver sperare che un po’ di pioggia arrivi».
Montecarlo non è solo vino, in senso stretto, ma è anche spumante. Alla fattoria Montechiari si adotta ancora il metodo classico per la spumantizzazione, e Catherine e Gino Panattoni, nonostante la siccità, si augurano che la qualità, anche a discapito della quantità, non vada perduta: «La vendemmia del pinot nero è già terminata, ed è stato un raccolto non eccelso dal punto di vista numerico, ma quello che conta è riuscire ad avere del vino unico, inconfondibile. Il brut poi per noi è stato un azzardo, così come l’idea di impiantare su questi terreni vitigni provenienti dalla Francia, come il Cabernet Sauvignon. L’idea che ci ha mossi era quella di creare delle bottiglie che potessero raccontare al meglio la nostra storia, la passione che ogni giorno mettiamo nel fare vino».
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