Attenzione
Usa le forbici per minacciare la madre
di Luca Tronchetti
Giovane disoccupato arrestato dai carabinieri per maltrattamenti in famiglia. Le vessazioni andavano avanti dal 2009
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LUCCA. La goccia che fa traboccare il vaso e spalanca le porte del carcere di San Giorgio a un giovane di 25 anni residente a Santa Maria del Giudice è legata all’ultima minaccia nei confronti della madre: un paio di forbici usate come fossero un pugnale e rivolte contro di lei. Il rischio che la situazione degeneri è alto. Troppo alto. E quelle forbici alzate contro la mamma sono la spia di una situazione non più tollerabile. La telefonata ai carabinieri della stazione di San Lorenzo a Vaccoli è provvidenziale. I militari prelevano il giovane disoccupato dall’abitazione dove vive con la mamma ultraquarantenne e la sorella e lo conducono in caserma. E da lì in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia reiterati e continuati. Perché, stando all’accusa, quel clima di tensione si trascina, tra alti e bassi, dal 2009. Nove anni di tensioni condite da episodi di minaccia con uso di armi da taglio (coltelli), percosse, insulti e continui e reiterati epiteti irripetibili nei confronti della ristretta cerchia parentale anche alla presenza di nipoti minorenni. Elementi sufficienti a chiedere e ottenere l’arresto che ieri mattina nel penitenziario lucchese è stato convalidato dal giudice delle indagini preliminari Antonia Aracri alla presenza del legale d’ufficio Francesco Lastrucci (ma da oggi è stato nominato di fiducia l’avvocato Massimo Landi di Viareggio che probabilmente mercoledì visiterà in carcere il suo assistito per concordare una strategia difensiva). Il venticinquenne non ha replicato alle accuse mosse dalla procura della Repubblica avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Il vecchio provvedimento. Che la posizione del giovane fosse monitorata dagli inquirenti traspare evidente dagli atti visto che il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pisa circa due mesi fa aveva emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento al padre con cui lavorava sino al 2015 e che aveva minacciato pesantemente per problemi di vario genere tra cui la richiesta di denaro. Negli ultimi tempi la frattura tra il ragazzo e il genitore - separato dalla moglie e che lavora a San Giuliano Terme - era diventata insanabile. E il carattere violento ed irascibile del giovane era emerso nel tempo con maggiore veemenza da quando lo stesso faceva uso di sostanze stupefacenti. Proprio in base a queste risultanze e dopo aver consultato le informative della questura in materia di consumo di droga i carabinieri hanno chiesto e ottenuto dal magistrato di turno l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Le prossime mosse. Una misura, quella detentiva, che non può reggere a lungo visto che il giovane è incensurato. Necessario quindi trovare strutture sanitarie in grado di ospitarlo evitando nuove situazioni di pericolo all’interno del nucleo familiare. Il problema - che è diventato sempre più difficile da gestire - è proprio la carenza di cliniche o luoghi di cura in grado di ospitare detenuti affetti da patologie legate all’abuso di stupefacenti o colpiti da malattie del sistema nervoso che non possono trovare risposta nella custodia in carcere.
Il vecchio provvedimento. Che la posizione del giovane fosse monitorata dagli inquirenti traspare evidente dagli atti visto che il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pisa circa due mesi fa aveva emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento al padre con cui lavorava sino al 2015 e che aveva minacciato pesantemente per problemi di vario genere tra cui la richiesta di denaro. Negli ultimi tempi la frattura tra il ragazzo e il genitore - separato dalla moglie e che lavora a San Giuliano Terme - era diventata insanabile. E il carattere violento ed irascibile del giovane era emerso nel tempo con maggiore veemenza da quando lo stesso faceva uso di sostanze stupefacenti. Proprio in base a queste risultanze e dopo aver consultato le informative della questura in materia di consumo di droga i carabinieri hanno chiesto e ottenuto dal magistrato di turno l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Le prossime mosse. Una misura, quella detentiva, che non può reggere a lungo visto che il giovane è incensurato. Necessario quindi trovare strutture sanitarie in grado di ospitarlo evitando nuove situazioni di pericolo all’interno del nucleo familiare. Il problema - che è diventato sempre più difficile da gestire - è proprio la carenza di cliniche o luoghi di cura in grado di ospitare detenuti affetti da patologie legate all’abuso di stupefacenti o colpiti da malattie del sistema nervoso che non possono trovare risposta nella custodia in carcere.
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