Il dolore
Lo scrigno dei segreti di Montecatino
di ENRICO ROMITI*
Gli scavi effettuati hanno lasciato interrogativi sui passaggi delle popolazioni sul pianoro
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Leggendo gli articoli comparsi su Il Tirreno nei giorni scorsi riguardanti il sito di Montecatino ho ritenuto utile inserire alcune considerazioni in merito, dato che in passato per motivi diversi ebbi modo di poter valutare la rilevanza del patrimonio archeologico esistente in quel luogo. Pertendo dal presupposto che il territorio è uno scrigno che conserva testimonianze antichissime del nostro comune passato e che come tale deve essere mantenuto oltre che utilizzato, Montecatino rientra sicuramente fra quei siti che maggiormente esprimono questa condizione.
L’area sommitale di Montecatino infatti cela in sé racconti che in molti ignorano e quindi conviene ripercorrere rapidamente le fasi salienti della storia conservata nelle carte d’archivio e nella terra. Grazie alle ricerche condotte nel 1986 da Giulio Ciampoltrini e da Paolo Notini, che portarono a indagare una piccola porzione del pianoro, abbiamo la preziosa testimonianza della presenza di un abitato etrusco attivo fino dal VI secolo a. C., nucleo abitato che perdurò senza soluzione di continuità anche nelle epoche che seguirono, mutando solo nell’etnia predominante di coloro che lo popolarono. I resti tangibili di questa fase di vita sono custoditi e resi fruibili al pubblico all'interno delle sale del Museo Nazionale di Villa Guinigi.
La presenza del “castello de Montecatino” è documentata a partire dal 1082 e questo manufatto militare era certamente un fortilizio molto importante perché era collocato a sbarramento della «via Turratica» e, essendo direttamente dipendete dal Comune di Lucca, svolgeva anche una funzione di controllo fiscale sul territorio circostante. Grazie alle citate indagini archeologiche è stato possibile ricostruire, seppur in maniera approssimativa, l’evoluzione di questa struttura militare assegnandone la fondazione ai primi decenni del XI, molto prima perciò di quanto documentato nelle carte dell’epoca. Il sistema di fortificazioni non doveva essere troppo complesso essendo costituito essenzialmente da un circuito di mura entro le quali si apriva una unica porta protetta da semplici strutture lignee e da una torre di guardia centrale, la «defensa» che compare negli estimi locali del 1338.
Fatta eccezione per le succitate fortificazioni l’interno del circuito difensivo doveva essere piuttosto sgombro se ancora nel 1335 lo spiazzo dove si trovava probabilmente l’antica cisterna del castello veniva indicato come «al posso in dell’arringo a castello».
Successivamente la cinta castellana venne modificata aumentandone leggermente lo spessore e tamponando la porta ma i risultati dovettero essere scarsi ed insoddisfacenti se poco tempo dopo si pensò di edificare una cerchia di mura maggiormente ampia, ricordata come «Castello Novo», con il conseguente smantellamento di quella più antica.
In un estimo della metà del XVI secolo si dà un’immagine di quello che doveva essere allora il perimetro del «Castello disfacto cum molti muraglioni». L’ignoto autore dell’estimo, infatti, disegnò con cura l’andamento delle mura castellane che nella figura risultano avere una forma rettangolare i lati della quale sono misurati in 180 braccia quello più lungo ed in 140 braccia quello più breve. Prendendo per campione la misura del braccio lucchese in uso a quel tempo se ne deduce che il poligono misurava circa 30 metri per 20, racchiudendo perciò un’area di approssimativamente 700 metri quadrati.
Nell’area del castello venne innalzata anche una chiesa dedicata alla Vergine Maria della quale apprendiamo l’esistenza da una pergamena del 1202, edificio di culto che continuò a sopravvivere per secoli anche dopo “abbandono de castello”, e in epoca rinascimentale la torre campanaria fu inserita anche nel circuito delle torri di segnalazione che consentivano di comunicare a Lucca eventuali occasioni di pericolo.
Il complesso architettonico costituito da canonica, chiesa e torre, poste all’interno del terrapieno dell’antico castello, rimasero in un accettabile stato fino a che con l’abbandono avvenuto negli anni ’60 del secolo scorso, le strutture sopravvissute non hanno cominciato a disgregarsi, triste sorte che purtroppo colpisce molti beni culturali italiani, situazione conseguente aell’impossibilità delle amministrazioni locali, frustrate da una sostanziale mancanza di risorse, di fare fronte a le molteplici necessità.
A ogni modo ritengo che Montecatino proprio per la continuità insediativa che lo contraddistingue sia uno di quei siti archeologici che potrebbero custodire preziose informazioni riguardanti la transizione fra le differenti epoche storiche. Gli scavi condotti in passato, infatti, sebbene abbiano permesso di acquisire dati di fondamentale importanza, hanno anche lasciato aperti alcuni quesiti che meriterebbero di avere risposta. Per tale motivo, già da anni, cerco di riportare all’attenzione dell’ambiente accademico questo sito, assieme ad altri collocati all’interno del Comune di Lucca, affinché possano emergere nuovamente all’interno del dibattito scientifico con problematiche a esse correlate. In quest’ottica il Ciscu prevede di organizzare in autunno alcuni incontri nei quali riproporre la storia di fortificazioni presenti sul territorio e oramai quasi del tutto scomparse o abbandonate all’incuria.
In futuro quindi sarebbe auspicabile poter approfondire le indagini archeologiche anche nel sito di Montecatino coinvolgendo in questo lavoro le università italiane più vicine (Pisa e Firenze), ma anche istituzioni di ricerca estere, creando una scuola internazionale capace di ospitare studenti universitari, confidando per l’accoglienza nel prezioso aiuto degli attivi membri dell’Associazione Montecatino.
*archeologo,
presidente del Ciscu
L’area sommitale di Montecatino infatti cela in sé racconti che in molti ignorano e quindi conviene ripercorrere rapidamente le fasi salienti della storia conservata nelle carte d’archivio e nella terra. Grazie alle ricerche condotte nel 1986 da Giulio Ciampoltrini e da Paolo Notini, che portarono a indagare una piccola porzione del pianoro, abbiamo la preziosa testimonianza della presenza di un abitato etrusco attivo fino dal VI secolo a. C., nucleo abitato che perdurò senza soluzione di continuità anche nelle epoche che seguirono, mutando solo nell’etnia predominante di coloro che lo popolarono. I resti tangibili di questa fase di vita sono custoditi e resi fruibili al pubblico all'interno delle sale del Museo Nazionale di Villa Guinigi.
La presenza del “castello de Montecatino” è documentata a partire dal 1082 e questo manufatto militare era certamente un fortilizio molto importante perché era collocato a sbarramento della «via Turratica» e, essendo direttamente dipendete dal Comune di Lucca, svolgeva anche una funzione di controllo fiscale sul territorio circostante. Grazie alle citate indagini archeologiche è stato possibile ricostruire, seppur in maniera approssimativa, l’evoluzione di questa struttura militare assegnandone la fondazione ai primi decenni del XI, molto prima perciò di quanto documentato nelle carte dell’epoca. Il sistema di fortificazioni non doveva essere troppo complesso essendo costituito essenzialmente da un circuito di mura entro le quali si apriva una unica porta protetta da semplici strutture lignee e da una torre di guardia centrale, la «defensa» che compare negli estimi locali del 1338.
Fatta eccezione per le succitate fortificazioni l’interno del circuito difensivo doveva essere piuttosto sgombro se ancora nel 1335 lo spiazzo dove si trovava probabilmente l’antica cisterna del castello veniva indicato come «al posso in dell’arringo a castello».
Successivamente la cinta castellana venne modificata aumentandone leggermente lo spessore e tamponando la porta ma i risultati dovettero essere scarsi ed insoddisfacenti se poco tempo dopo si pensò di edificare una cerchia di mura maggiormente ampia, ricordata come «Castello Novo», con il conseguente smantellamento di quella più antica.
In un estimo della metà del XVI secolo si dà un’immagine di quello che doveva essere allora il perimetro del «Castello disfacto cum molti muraglioni». L’ignoto autore dell’estimo, infatti, disegnò con cura l’andamento delle mura castellane che nella figura risultano avere una forma rettangolare i lati della quale sono misurati in 180 braccia quello più lungo ed in 140 braccia quello più breve. Prendendo per campione la misura del braccio lucchese in uso a quel tempo se ne deduce che il poligono misurava circa 30 metri per 20, racchiudendo perciò un’area di approssimativamente 700 metri quadrati.
Nell’area del castello venne innalzata anche una chiesa dedicata alla Vergine Maria della quale apprendiamo l’esistenza da una pergamena del 1202, edificio di culto che continuò a sopravvivere per secoli anche dopo “abbandono de castello”, e in epoca rinascimentale la torre campanaria fu inserita anche nel circuito delle torri di segnalazione che consentivano di comunicare a Lucca eventuali occasioni di pericolo.
Il complesso architettonico costituito da canonica, chiesa e torre, poste all’interno del terrapieno dell’antico castello, rimasero in un accettabile stato fino a che con l’abbandono avvenuto negli anni ’60 del secolo scorso, le strutture sopravvissute non hanno cominciato a disgregarsi, triste sorte che purtroppo colpisce molti beni culturali italiani, situazione conseguente aell’impossibilità delle amministrazioni locali, frustrate da una sostanziale mancanza di risorse, di fare fronte a le molteplici necessità.
A ogni modo ritengo che Montecatino proprio per la continuità insediativa che lo contraddistingue sia uno di quei siti archeologici che potrebbero custodire preziose informazioni riguardanti la transizione fra le differenti epoche storiche. Gli scavi condotti in passato, infatti, sebbene abbiano permesso di acquisire dati di fondamentale importanza, hanno anche lasciato aperti alcuni quesiti che meriterebbero di avere risposta. Per tale motivo, già da anni, cerco di riportare all’attenzione dell’ambiente accademico questo sito, assieme ad altri collocati all’interno del Comune di Lucca, affinché possano emergere nuovamente all’interno del dibattito scientifico con problematiche a esse correlate. In quest’ottica il Ciscu prevede di organizzare in autunno alcuni incontri nei quali riproporre la storia di fortificazioni presenti sul territorio e oramai quasi del tutto scomparse o abbandonate all’incuria.
In futuro quindi sarebbe auspicabile poter approfondire le indagini archeologiche anche nel sito di Montecatino coinvolgendo in questo lavoro le università italiane più vicine (Pisa e Firenze), ma anche istituzioni di ricerca estere, creando una scuola internazionale capace di ospitare studenti universitari, confidando per l’accoglienza nel prezioso aiuto degli attivi membri dell’Associazione Montecatino.
*archeologo,
presidente del Ciscu
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