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Lavanderie a gettone scoppia la protesta contro quelle “illegali”
LUCCA. Fuori norma le cosiddette lavanderie a gettone se il self service non viene rispettato e vengono erogati agli utenti, impropriamente, servizi di manutenzione dei capi. Gli associati di...
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LUCCA. Fuori norma le cosiddette lavanderie a gettone se il self service non viene rispettato e vengono erogati agli utenti, impropriamente, servizi di manutenzione dei capi. Gli associati di Confartigianato chiedono più controlli.
L’associazione, da Lucca, dichiara battaglia. «Gli ultimi anni - spiega - hanno visto il proliferarsi di molte lavanderie self service, locali aperti dove un cittadino ha a disposizione una o più macchine lavatrici e asciugatrici e dietro il corrispettivo di un prezzo, generalmente basso, può lavare, autonomamente abiti, biancheria e altri capi più voluminosi. La legge non consente che in detti locali vengano forniti servizi di norma eseguiti nelle tradizionali tintolavanderie (stireria, smacchiatura, ritiro e consegna capi a domicilio, ecc.)».
«Non abbiamo nulla contro le lavanderie a gettone, la cui clientela di norma non si serve nelle lavanderie tradizionali – riporta Confartigianato la voce della titolare di una lavanderia del centro storico – e che, anzi, riteniamo un servizio importante verso un certo tipo di utenza. Non possiamo però tollerare i sempre più frequenti episodi di invasione dei nostri ambiti di competenza. Ci sono casi, addirittura, dove in queste lavanderie self service, si pubblicizza il ritiro e la consegna a domicilio di piumoni, trapunte o tende e che si effettua stiratura. Chiediamo ai Comuni di effettuare controlli e, nel caso, sanzioni, perché queste cose non sono più tollerabili». In effetti, spiega l’associazione, «per effettuare il lavaggio e altri servizi connessi, si deve sottostare a disposizioni dettate dalla legge 84/2006 di Disciplina dell'attività professionale di tintolavanderia, l’attività deve essere iscritta al Registro delle Imprese, ottenere una specifica autorizzazione comunale e adempiere a prescrizioni e registri previsti dalla normativa a tutela dell'ambiente».
L’associazione, da Lucca, dichiara battaglia. «Gli ultimi anni - spiega - hanno visto il proliferarsi di molte lavanderie self service, locali aperti dove un cittadino ha a disposizione una o più macchine lavatrici e asciugatrici e dietro il corrispettivo di un prezzo, generalmente basso, può lavare, autonomamente abiti, biancheria e altri capi più voluminosi. La legge non consente che in detti locali vengano forniti servizi di norma eseguiti nelle tradizionali tintolavanderie (stireria, smacchiatura, ritiro e consegna capi a domicilio, ecc.)».
«Non abbiamo nulla contro le lavanderie a gettone, la cui clientela di norma non si serve nelle lavanderie tradizionali – riporta Confartigianato la voce della titolare di una lavanderia del centro storico – e che, anzi, riteniamo un servizio importante verso un certo tipo di utenza. Non possiamo però tollerare i sempre più frequenti episodi di invasione dei nostri ambiti di competenza. Ci sono casi, addirittura, dove in queste lavanderie self service, si pubblicizza il ritiro e la consegna a domicilio di piumoni, trapunte o tende e che si effettua stiratura. Chiediamo ai Comuni di effettuare controlli e, nel caso, sanzioni, perché queste cose non sono più tollerabili». In effetti, spiega l’associazione, «per effettuare il lavaggio e altri servizi connessi, si deve sottostare a disposizioni dettate dalla legge 84/2006 di Disciplina dell'attività professionale di tintolavanderia, l’attività deve essere iscritta al Registro delle Imprese, ottenere una specifica autorizzazione comunale e adempiere a prescrizioni e registri previsti dalla normativa a tutela dell'ambiente».
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