Il Tirreno

Lucca

Tassa non pagata parte la caccia ai 2.700 morosi

di Gianni Parrini
Tassa non pagata parte la caccia ai 2.700 morosi

Via alla riscossione coattiva: chi non ha pagato la Tari 2015 si vedrà arrivare a casa i messi notificatori di Lucca Holding  

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LUCCA. Tassa sui rifiuti non pagata, i messi di Lucca Holding servizi a caccia di 2.700 morosi: ci sono da recuperare 1 milione e 800mila euro. Nelle settimane scorse Sistema ambiente ha provveduto a effettuare i controlli sui mancati pagamenti della Tari 2015, la tassa destinata a finanziare i costi del servizio di smaltimento e raccolta dei rifiuti a Lucca. In un primo momento i cittadini morosi sono stati fatti oggetto di un avviso di accertamento, ma in molti casi la nota è stata ignorata. Così ora si passa alle maniere forti, ovvero alla cosiddetta “riscossione coattiva”.

Arrivano i messi. A partire dal 1° luglio 2015 la mansione è affidata a Lucca Holding Servizi, società partecipata indirettamente dal Comune, che ha preso il posto di Equitalia. Sistema ambiente ha girato all’azienda l’elenco di chi non ha pagato e già da qualche settimana i messi notificatori si sono messi al lavoro per individuare i “furbetti della tassa”: «Si tratta di oltre 2.700 posizioni – spiegano da Lucca Holding servizi – Per un importo complessivo di 1 milione e 787mila euro. Stiamo eseguendo le notifiche già dalla fine di maggio e il lavoro si sta avviando alla conclusioni. Nella notifica che il messo consegna al titolare dell’utenza c’è un bollettino precompilato con gli importi da pagare e le specifiche per effettuare il versamento. Se l’utente è disposto a saldare in una unica soluzione può procedere al versamento, mentre se desidera dilazionare l’importo può presentarsi agli sportelli di Lucca Holding Servizi per chiedere un piano di rateizzazione». La società lucchese forse non ha la stessa fama di Equitalia, ma di fatto gli strumenti di cui gode per recuperare il denaro sono gli stessi. Pertanto, meglio mettersi in regola.

Aumenti in bolletta. In ogni caso, le somme non recuperate verranno ricaricate da Sistema ambiente sui bollettini dei prossimi anni. Così la furbizia di pochi si trasforma in un aggravio per tutti i contribuenti. Secondo quanto emerse a fine 2016, nel corso di una commissione sulle società partecipate dal Comune, il credito che l’azienda dei rifiuti vanta nei confronti dei cittadini lucchesi morosi ammonta a più di 11 milioni di euro e si è accumulato durante l’epoca della Tia, la tariffa per la gestione dei rifiuti urbani che il Comune di Lucca ha applicato dal 2003 al 2012. Soldi che in parte andranno a gravare sulla collettività. Lo consente, o per meglio dire lo impone, il decreto “enti locali” del 2015. Il gettito della tariffa deve coprire tutte le “componenti di costo fisse”, tra cui anche le imposte non riscosse negli anni precedenti per i mancati pagamenti di contribuenti inadempienti. Il ricarico, però, riguarderà solo i crediti ormai divenuti inesigibili, quelli per cui non c’è più alcuna speranza di riscossione. Quanti degli 11 milioni lo sono? Questo dovranno dirlo Equitalia, affidataria della riscossione coattiva fino al 2015 e da lì in avanti Lucca Holding servizi.

Le scadenze. Sono circa 45.500, tra utenze domestiche e non, i cittadini “clienti” di Sistema ambiente. Dal 2016 pagano quella che ora si chiama Taric, ovvero tariffa corrispettiva per il servizio di raccolta e smaltimento dell’immondizia. SI paga in quattro rate: 16 aprile, 16 maggio, 16 settembre e 16 novembre. In vista di queste scadenze, Sistema ambiente invia nelle case dei suoi clienti delle lettere con i Mav precompilati: la prima arriva attorno a marzo e contiene i bollettini per i versamenti di aprile e maggio. La seconda viene inviata a fine agosto e contiene i moduli per i versamenti di settembre e novembre. I bollettini delle rate di maggio e novembre, dunque, arrivano con grande anticipo e vanno conservati. La data di scadenza deve essere tenuta a mente perché l’azienda dei rifiuti non invia altre missive per ricordare il termine. La dimenticanza è forse uno dei motivi per cui diversi cittadini non pagano. Al momento gli utenti che hanno optato per l’addebito diretto su conto corrente attraverso il sistema Sepa, sono poco più di 3mila.

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