Il Tirreno

Lucca

«Arrivederci Lucca, lascio un Pd in salute»

di Barbara Antoni
«Arrivederci Lucca, lascio un Pd in salute»

Il commissario Bruzzesi si congederà dall’incarico in autunno «Sono arrivato col mal di pancia, me ne vado entusiasta»

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LUCCA. Con agosto, fanno otto mesi a Lucca. Otto mesi “vissuti pericolosamente”, partiti con la sensazione di sentirsi destinatario di un “pacco dono” del quale avrebbe fatto volentieri a meno: l’investitura, da parte della direzione regionale del Pd, a commissario comunale a Lucca, dove il partito, alla vigilia quasi delle amministrative, era rimasto orfano di segretario e sguazzava in un mare di lotte intestine. Otto mesi dopo - e dopo avere incassato una vittoria non scontata alle amministrative di giugno, con Alessandro Tambellini riconfermato sindaco - il commissario Pd Stefano Bruzzesi, fiorentino, 54 anni, già assistente alla Presidenza del consiglio (era premier Lamberto Dini) dal 1996 al 2002, già assessore al Comune di Firenze (a turismo, musei, relazioni internazionali), attuale componente del gruppo dirigente del Pd toscano, di professione dirigente d’azienda, si appresta a lasciare l’incarico di commissario: succederà con i congressi d’autunno.

Otto mesi fa non si aspettava di arrivare a Lucca. Qual è stata la sua prima reazione quando gliel’hanno comunicato?

«Sapevo che qui la situazione era talmente ingarbugliata che ho vissuto la notizia con amarezza. Sapevo che a Lucca nel Pd c’era un clima di tensione e che non era gradita la nomina di un commissario da fuori. Assumerla significava che in caso di sconfitta elettorale sarebbe stata solo colpa mia. All’inizio non mi sono molto divertito. Il commissario non l’avevo mai fatto. E a me non piace apparire, quando invece con un ruolo così devi apparire per forza. È stata una partenza con il mal di pancia».

Il momento più duro di questi ultimi otto mesi?

«È stato all’inizio, quando si facevano le prime riunioni per trovare una sintesi sulla candidatura a sindaco. All’inizio avevo voglia di mollare tutto. La situazione era stagnante: si è sbloccata grazie al senso di responsabilità di Stefano Baccelli e di Alessandro Tambellini».

E quello di maggiore soddisfazione?

«La vittoria elettorale. Ho avuto paura fino all’ultimo seggio, ho seguito lo spoglio dalla sede territoriale Pd in via Barbantini: l’esperienza mi dice di cantare vittoria soltanto a spoglio concluso. L’emozione più grande è stato l’incontro con Tambellini a vittoria decretata: abbiamo pianto come due bambini. E Luca Galli (capo di gabinetto del sindaco, ndr) mi è saltato in braccio. Mi sono sorpreso io stesso della mia reazione emotiva: non mi era mai successo così. Stando in trincea insieme, con Tambellini è nata una grande amicizia. All’inizio sia lui che Galli erano diffidenti».

Il caso della telefonata fra l’assessore regionale Pd Marco Remaschi e l’allora candidato sindaco di centrodestra Remo Santini, la “promessa” elettorale rivelata da Santini a elezioni avvenute, è davvero chiuso?

«La campagna di ascolto di Remaschi nei circoli lucchesi, che avevamo annunciato, a questo punto è terminata. Alla fine di agosto ci sarà una direzione provinciale del Pd: sarà l’ultimo momento».

Fino a quando continuerà a essere commissario del Pd a Lucca?

«Il mio mandato si esaurirà in autunno, quando ci saranno congressi del Pd a livello comunale e provinciale in tutta Italia. A Lucca lascio un clima sicuramente migliore di quello che ho trovato, migliore delle divisioni che c’erano. La designazione di Francesco Battistini alla presidenza del consiglio comunale è un ottimo segnale in questo senso. Quanto all’attuale amministrazione, trovo che la giunta da poco insediata sia ottima, per l’equilibrio generazionale e lo spirito di squadra, che mi rallegra. Lo stesso penso del consiglio comunale. Abbiamo vinto una battaglia su cui pochi scommettevano: la chiave è stata far diventare tutti protagonisti di un progetto».

Ci sono già alcuni nomi papabili per la segreteria comunale Pd?

«Ritengo che tanti candidati in lista alle amministrative siano cresciuti per questo ruolo e che quindi siano in grado di continuare sulla strada avviata».

Alle amministrative di giugno il Pd ha vinto a Lucca, ma è crollato a Pistoia e Carrara. Quale, per lei, il messaggio politico più forte del risultato lucchese?

«Che il modello Lucca è esportabile a livello regionale: il segreto è che siamo riusciti a stemperare sia le tensioni interne che legate a forze politiche affini. La coalizione ha retto. Il modello Toscana può trarre insegnamento da Lucca».

Dopo le resistenze iniziali, però con Lucca è nata un’affinità. I consiglieri di maggioranza le hanno dimostrato molta fiducia, anche nei primi consigli; lei è stato presente a più iniziative: non è che in vista delle prossime politiche, Lucca potrebbe diventare un bacino elettorale dove candidarsi?

«Le espressioni di fiducia e di affetto che ricevo mi fanno molto piacere, ma quanto a candidarmi alle politiche, non mi è mai interessato e mai mi interesserà. Forse perché ho cominciato da troppo giovane a frequentare il Transatlantico. In politica io sono un operativo, e poi mi piace avere il mio lavoro. Non farei mai il parlamentare, il consigliere regionale o l’assessore regionale: questi ruoli non mi entusiasmano».

Da fiorentino che “sbarca” nella città murata, che idea si è fatto dei lucchesi?

«All’inizio sono i maestri più severi della Toscana. Col tempo, quando hai guadagnato il loro rispetto, sono molto piacevoli. In principio mi terrorizzavano. Oggi posso dire che quella di Lucca è stata la prima campagna elettorale in cui mi sono anche divertito, per l’entusiasmo di stare con i giovani, per come abbiamo rimodulato la strategia di campagna elettorale fra il primo e il secondo turno. Non lo avrei mai immaginato».

E di Lucca?

«Una città magica. Quando arrivo, lascio l’auto fuori dalle Mura per camminare e scoprire nuovi scorci. La trovo bellissima, anche se al primo posto per me c’è Firenze. E a dimensione d’uomo. Ho cominciato a girare anche per le frazioni, che sono sicuro avranno presto un impulso. Mi piace la vocazione internazionale che Lucca sta sempre più acquisendo, con G7, Lucca Summer Festival, Comics, settori che fanno parte della mia esperienza personale».

Un rammarico degli ultimi otto mesi.

«Non aver potuto viaggiare, che è la cosa che desidero di più».

Sarà al concerto dei Rolling Stones?

«Ovvio, non me lo perderò».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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